Quanto Posso Bere per Guidare in Sicurezza

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Gli incidenti stradali rappresentano la prima causa di morte per i giovani di età fino ai 24 anni e quando si ha 18 anni la metà dei decessi è dovuta proprio ad un incidente con un mezzo di locomozione. Sono i dati dell’ OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, in inglese WHO. In Italia ci sono 6,1 morti per 100.000 abitanti, vedi fonte.

Le cause degli incidenti sono legati ad imprudenza ma soprattutto allo stato di salute di chi guida, o meglio all’ ebrezza provata dall’ assunzione di alcool o alla stanchezza. Come possiamo considerarci sicuri quando guidiamo? Quanto alcool si può bere prima di mettersi alla guida per essere sicuri di non essere considerato ubriaco dai controlli delle forze dell’ ordine?

L’articolo 186 del Codice della Strada prevede che una persona alla guida non deve superare un tasso alcolemico superiore a 0,5 g/l. In caso positivo al famoso “test del palloncino” è previsto l’arresto di 1 mese oppure una multa che va da 258 euro a 1032 e sospensione della patente.

Il problema è capire come si raggiunge questo limite che varia a seconda del tipo di vino, birra o superalcolico ingerito, della sua gradazione, del tempo passato dall’assunzione e ovviamente del peso della persona. Sulla rete si può acquistare un ETILOMETRO TASCABILE, molto utile e facile all’ uso. Si soffia all’ interno di un beccuccio ed in 5 secondi appare sul display LCD l’informazione corretta se si è superato il limite oppure no.

bere prima della guida

Quanto posso Bere

Una concentrazione di 0,2 gr/L si raggiunge, in un maschio o in una femmina di circa 60
chili di peso, con l’ingestione, a stomaco pieno, di circa 12 grammi di alcool puro, pari al
consumo di una lattina di birra da 330 ml, un bicchiere di vino da 125 ml, un aperitivo da 80
ml ed un cocktail alcolico da 40 ml. Quindi, se avete bevuto una pinta di birra e siete un ragazzo di 75 chili non avete problemi.

Non c’è un calcolo preciso per determinare il tasso alcolemico presente nel sangue, troppi fattori lo determinano. Possiamo comunque avvicinarci usando una formula matematica, quella di Widmark si può calcolare il TASSO ALCOLICO , TA:

peso alcool ingerito X 1,055 (peso specifico sangue)

TA (espresso g/l) =

peso persona X FW


FW = fattore Widmark (indice che rappresenta il rapporto tra peso corporeo e sangue)
(corrisponde : per uomini = 0,73 per donne = 0,66)

Si avverte che 1 litro di alcool puro pesa 800 g = 0,8 kg.  Tutte le bevande alcoliche sono formate principalmente da acqua ed etanolo, ma l’elemento che più ci interessa è la quantità di etanolo contenuta in una determinata bevanda, dove in Italia è espressa in percentuale (%) e si indica col termine di grado alcolico.

Quindi ad esempio, 1 litro di vino con gradazione alcolica 13° corrisponde ad una concentrazione etilica pari al 13%, ovvero il litro dei vino in questione è composto da una parte acquosa e da 130 millilitri di alcool.

Questi 130 millilitri di alcool hanno un determinato peso; infatti applicando il sistema proporzionale 1000ml : 800g = 130ml : X otteniamo un peso corrispondente a 104 grammi.
Così i nostri 130 millilitri di alcool pesano 104 grammi ed il nostro riferimento è che 1 (un) litro di vino a 13° contiene alcool per 104 grammi.

ESEMPIO
Un uomo dal peso di 80 Kg durante un pasto assume 0,5 litri di vino con concentrazione 12°.
Cominciando ad effettuare il calcolo dei grammi di alcool ingerito per poi applicare la formula di Widmark, avremo:


1 litro = 1000 ml in cui a 12° corrisponde il 12% ovvero 120ml ; sapendo che 1 litro di alcool pesa 800 g facciamo la proporzione ed otteniamo
1000ml : 800g = 120ml : XÆ risultato 96 grammi (peso di 120 ml di alcool)

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NOTA: il nostro uomo ha bevuto mezzo litro di vino, quindi i grammi di alcool ingeriti sono 48.

0,86 g/l 0,50 g/l

 


=


=

(il limite della legge è stato superato)

80 X 0,73

58,4


PRECISAZIONE:
la formula di Widmark presenta una percentuale di errore abbastanza elevata,infatti un elemento che incide sul fattore “Tasso Alcolico” è il quantitativo di acqua totale nel corpo (TBW – Total Body Water)
Per questo motivo un gruppo di studiosi ha sintetizzato una apposita formula matematica per ottimizzare la predetta formula di Widmark, ma la stessa non viene rappresentata perché troppo complicata da sviluppare.

Ad ogni modo un ulteriore riferimento di calcolo del quantitativo di alcool che il singolo soggetto può ingerire, senza oltrepassare il limite consentito dalla norma di cui all’art. 186 del Codice della Strada, è dato dal fatto che un soggetto di sesso maschile può bere tanti grammi di alcool quanto è il peso del suo corpo moltiplicato per un indice corrispondente a 0,53.
Per la donna si fa lo stesso calcolo, ma si devono togliere 3 grammi dal risultato ottenuto.
Esempio: soggetto maschio peso 80 kg moltiplicato per 0,53 avremo 42,4 grammi di alcool massimi da ingerire per non superare (approssimativamente) il limite di 0,5 g/l.

NOTA: sicuramente altri fattori incidono sulla determinazione del Tasso Alcolemico, come: l’assunzione di cibo, il bere nell’arco di un determinato tempo, ecc..

Le cause degli incidenti stradali

Non si fanno incidenti stradali o si va fuori strada solo perchè si è bevuto, ma anche per le distrazioni, soprattutto se si guarda il display del cellulare. 

Il tempo di reazione è in ritardato per un autista intento a parlare al cellulare. L’invio poi di più sms porta a più incidenti. Gli studi mostrano che i conducenti che inviano o ricevono messaggi di testo spostano la
loro attenzione dalla strada per una media di 4,6 secondi. A 88 Km/h, questo equivale a
guidare la lunghezza di un campo di calcio bendato.

Bisogna, inoltre, adattare la guida alle condizioni della strada e del tempo, durante i viaggi lunghi, fare delle pause, indossare le cinture di sicurezza in tutti i viaggi, un casco omologato se in moto o in bicicletta, i bambini necessitano di un seggiolino adatto alla loro età e dimensione, camminare sul marciapiede e attraversare alle strisce/passaggi pedonali

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Forno a Microonde tutto quello che non Potete Mettere no alla Plastica

Il forno a microonde è entrato già da parecchi anni nelle cucine italiane. All’ inizio ha faticato ad imporsi, è stato sempre guardato con sospetto. Veniva considerato nocivo, ma poi, un volta scoperto il suo funzionamento, è stato sempre più apprezzato per le sue caratteristiche, in primis per la sua velocità nella cottura. Non tutto però può essere infilato nel microonde. Ci riferiamo in particolare ad alcuni contenitori in plastica, considerati nocivi.

Funzionamento della cottura a microonde

il forno genera delle onde elettromagnetiche ad una frequenza compresa tra 10 MHz e 10 GHz con potenza da 1 a 100 W, L’energia prodotta viene assorbita prevalentemente per il rapido movimento oscillatorio di ioni e molecole. Il movimento rapido, a causa dell’attrito, viene convertito in calore che riscalda quindi i cibi in cui si trovano. Se vi interessa capirne bene il funzionamento leggetevi il relativo articolo su Wikipedia

Le plastiche che fanno male nel forno, anche in quelli elettrici e a gas

solitamente nel packaging dei contenitori da inserire nel forno a microonde, quando sono compatibili, c’è un’etichetta con 3 onde stilizzate una sopra l’altra e la potenza massima da usare, ad esempio 400 W. Se c’è scritto “NO LID” significa che dobbiamo togliere il coperchio che non è compatibile.

Cosa succede se nel microonde ci va qualcosa che non deve essere inserito, che non ha l’etichetta? 

plastiche tossiche simboli

plastiche tossiche simboli che non devono andare nel microonde

L’industria della plastica ha sette principali tipi di materie plastiche, tutte individuate da un simbolo. Quando si tratta di contenitori per alimenti, la FDA americana ne definisce alcune come “sospete” e sono:

  • polietilene tereftalato (PET, codice numero 1),
  • polipropilene (PP, codice numero 5),
  • polistirolo (PS, codice numero 6)
  • policarbonato (PC, codice numero 7, spesso viene indicato questo numero quando è un mix di resine plastiche).

Uno studio effettuato nel 2011 ha evidenziato come tutte le plastiche assorbono una quantità rilevabile di sostanze chimiche. Ciò può causare un’attività estrogenica, o EA. Cioè, le sostanze chimiche che imitano gli estrogeni, che se ingeriti possono provocare effetti negativi sulla salute  , come la pubertà precoce nelle donne, riduzione della conta spermatica negli uomini e aumento del rischio di un tumore ovarico, alla mammella, ai testicoli e alla prostata. La parola chiave qui, però, è “rilevabile” e non “pericoloso” – dal momento che è ancora da determinare ciò che è considerato un livello “pericoloso” di EA provocato dalle sostanze chimiche.

Ma veniamo alle preoccupazioni pratiche: il contenitore che mettiamo nel microonde è realizzato in polipropilene? Stiamo parlando di contenitori che spesso sono usa e getta. Se stai riscaldando del cibo in un contenitore di plastica, c’è una buona probabilità che sia fatto in PP.

Secondo il Chemistry Council statunitensela scelta di usare nel forno contenitori con un elemento in plastica non etichettato per microonde non è necessariamente ‘non sicuro’. La cosa peggiore che potrebbe accadere è che un contenitore particolarmente sottile in PP potrebbe iniziare ad ammorbidirsi o a fondersi se lasciato nel forno a microonde abbastanza a lungo.

Un altro elemento in plastica che possiamo incontrare è il polistirolo, che probabilmente si trova in contenitori di asporto, tazze e piatti. Questi non si sciolgono, ma i contenitori in polistirolo sono noti per assorbire piccole quantità di stirene , una sostanza cancerogena.

whirlpool microonde migliore

whirlpool microonde migliore

Contenitori sicuri da usare nel microonde

  • Vetro
  • Porcellana
  • Terracotta
  • Ceramica e creta
  • Contenitori di alluminio non a contatto con le pareti

Quale forno a microonde acquistare

Daewoo KOR6L37: un modello economico da 20 litri con un controllo di 7 livelli di potenza. Scalda e scongela in maniera velocissima.
Samsung MG23F301ECW: da 23 litri e un forno combinato grill + microonde. Vano smaltato in ceramica, piatto interno da 28,8 cm.
Whirlpool JT 479 IX:uno dei migliori forni a microonde in circolazione, combinato con cottura grill, completamente in acciaio inox

La cottura con il Forno a Microonde fa male?

La possibilità che con il riscaldamento a micrronde, microwave, si modifichino le caratteristiche delle sostanze e che si formino nuovi composti è dimostrata in alcuni laboratori in ogni parte del
mondo. Infatti, per progettare e sviluppare nuovi composti chimici nonché farmaci si utilizzano
proprio le trasformazioni chimiche subite dalle molecole biologiche sottoposte all’azione di
solventi, reagenti ecc. in presenza di fonti energetiche elettrostatiche e di calore estreme.

a pagina 4 di una pubblicazione di tesi di dottorato della scienza del farmaco (Università Federico II di Napoli) dal titolo “OTTIMIZZAZIONE DELLE PROCEDURE DI SINTESI PEPTIDICA E PEPTIDOMIMETICA MEDIANTE MICROONDE” a cura del Dr. Aquino è riportato:” Inoltre le microonde spesso facilitano la scoperta di nuove tipologie di reazioni, in quanto le drastiche condizioni di reazioni raggiungibili dal riscaldamento mediante microonde, a volte, portano a reattività inusuale che non può essere duplicata con il riscaldamento convenzionale“.

Le nuove sostanze sintetizzate con i processi a microonde possono essere dunque utilizzate
nell’industria, ma anche in medicina. In questo caso i nuovi composti potrebbero avere la
capacità di legarsi a geni e ad altre molecole biologiche regolatrici, e possono determinare:

  • l’attivazione o l’inibizione dei processi naturali di crescita, duplicazione, e probabili
    iterazioni con il DNA,;
  • la modifica degli accoppiamenti di sostanze cheto-enoliche (iterazioni di stacking);
  • la modifica alle geometrie CIS e trans.
  • Esiste poi la possibilità ampiamente dimostrata di formazione di sostanze radicali, sostanze citotossiche e altre sostanze che sono il prodotto di cristallizzazioni, mineralizzazioni,
    polimerizzazioni, cicloaddizioni, decomposizioni ecc.

fonte ENEA

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Scarpe Fitness Dimagranti con Bascula i modelli ed i prezzi

Forse vi è già capitato di vederle indossare ai piedi, specialmante alle ragazze. Parliamo delle scarpe fitness dimagranti, quelle che hanno la suola a forma di mezza luna con bascula. Di certo non sono bellissime da vedere e nemmeno proprio trendy, ma hanno una peculiarità quella di fare dimagrire o almeno migliorare la rigidità della schiena.

Qualcuno le chiama scarpe tonificanti, basculanti o “quelle con la suola a dondolo”, oppure scarpe anticellulite e ci si chiede se possano funzionare per risolvere problemi di peso eccessivo, postura o pelle a buccia di arancia. Innanzitutto cerchiamo di capire come sono realizzate e perchè hanno questa forma così strana, almeno la suola.

Come Funzionano

Le prime ad arrivare sul mercato furono alla fine degli anni 90 le MBT, acronimo di Masai Barefoot Technology. L’idea di realizzare scarpe con una suola basculante era venuta ad un ingegnere svizzero che si era ispirato proprio alla camminata a piedi scalzi dei Masai Africani.

Avete mai visto una donna africana con la cellulite? No. Può essere legato ad un fattore genetico, ma secondo l’inventore svizzero il fatto è dovuto alle lunghe camminate a cui si sottopongono le donne per recarsi a prendere l’acqua o a lavorare nei campi.

mbt scarpe con bascula

mbt scarpe con bascula

La camminata a piedi scalzi aiuta la circolazione sanguigna ed evita i ristagni linfatici che danno vita alla cellulite. Oltremodo camminare con buona costanza aiuta a dimagrire ed evita gli accumuli di adipe e fa bene alla postura e alla schiena che non riceve colpi.

Sono utili ed efficaci?

La bascula delle scarpe fitness serve proprio a questo a far lavorare in maniera piú intensa i muscoli femorali ed i glutei. Lo sforzo è maggiore ed ovviamente le calorie consumate superiori. Sono poi gli adduttori a “stirarsi” di piú ecco che l’utilizzo intensivo di queste scarpe tonificanti rende anche piú belle le gambe.

Il fondo delle scarpe, quelle che hanno la bascula, è ovviamente piú instabile rispetto ad una suola piatta tipica di una scarpa normale. Ciò fa mettere in moto anche muscoli che normalmente nella camminata non usiamo. Ecco svelato il funzionamento di una scarpa fitness o basculante che dir si voglia.

Uno studio molto buono è stato effettuato in america da parte dell’ American Council of Exercise.

Chi ha provato le scarpe fitness

Che le ha usate descrive la prima volta che si indossano. Quando le indossiamo all’inizio dobbiamo farci l’abitudine. Ci sentiamo instabili, un po’ come chi utilizza i tacchi e non lo ha mai fatto. Dopo un po’ ci si prende l’abitudine e le scarpe risultano essere comode.

I Migliori Modelli e Dove Acquistare

Mbt da donna e uomo: tantissimi i modelli sia per maschio che femmina. Ci sono quelle basse, oppure a stivaletto, colorate oppure dai toni neutri. I prezzi partono da 70 euro a salire. Date un’occhiata al link perchè su Amazon spesso ci sono occasioni. Possono anche essere usate nei casi in cui si soffre di fascite plantare, consigliatevi però con il vostro ortopedico.

Skechers Shape-ups Strength: hanno la classica forma a bascula molto pronunciata. Si presentano come sneaker da ginnastica e costano un po’ meno delle MBT, molto comode potete trovarle anche a 80 euro.

Eglemtek: si tratta del modello più economico in assoluto, intorno ai 30 euro, disponibili in tantissimi colori differenti.

Dr. Scholl, starlit, fitness: altra marca molto nota per scarpe curative. In questo caso il modello Starlit è il classico bianco da donna.

Reebok Tone 6 Fly: queste scarpe all’ apparenza assomigliano a quelle normali da running o jogging visto che non hanno la suala basculante. All’ interno però ci sono tre capsule ammortizzanti in rilievo sul tallone e sulla punta del piede. Danno una certa “instabilità” che favorisce lo stimolo ad utilizzare altri muscoli della gamba poco “attivi” normalmente.

skechers Shape-ups Strength 2.0

skechers Shape-ups Strength 2.0 scarpe basculanti

A poco prezzo

Mapleaf è una marca che realizza modelli economici. Questo è un modello classico di colore nero, grigio o bianco in eco pelle da uomo mentre questo qui è da donna disponibile in varie misure e modelli. Nella dicitura è scritto “ideali per chi ha problemi posturali“, vi consigliamo prima di indossarle di consultare il vostro ortopedico, fisiatra o posturologo.

Altro modello da donna a circa 30 euro è questo qui.

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Gengive sanguinano spesso Gengivectomia e Gengivoplastica per Risolvere

La salute dei denti è molto importante, occorre fare attenzione e mantenerli sani. Per fare ciò occorre prima di tutto una corretta igiene orale, quotidiana , con giusti movimenti e tempi adeguati. Ancora per la salute dentale occorre recarsi dal dentista per visite di controllo ed eventuali ” trattamenti ai denti ”  .

Le principali malattie dei denti

  • La carie, che è una malattia che distrugge il dente, che deve essere assolutamente curata quanto prima. Il dentista provvederà a eliminare tutta la parte infetta del dente e quindi a coprire i buchi provocati dalla carie con le otturazioni .
  • Ancora un altra malattia dentale molto comune è quella parodontale, che è una malattia che colpisce i tessuti che sostengono il dente. Generalmente la causa di questa malattia è la placca batterica.
  • Un altro problema molto comune , che riguarda la bocca in generale è sicuramente l’alitosi. Le cause di questo disturbo sono molteplici, come il tipo di alimentazione, fumo, problemi intestinali, carie, ecc. Se questo disturbo è molto frequente e duraturo si consiglia di rivolgersi ad uno specialista.
  • Ancora altri problemi dentali sono l’eccessiva sensibilità . La sensibilità dentale può essere molto fastidiosa è può essere causata da poca igiene orale, o da igiene orale fatta in modo scorretto, da spazzolini troppo aggressivi con setole troppo dure, dall’assottigliamento dello smalto, ecc. Anche in questo caso se il problema persiste a lungo è consigliabile rivolgersi dal dentista.
  • Molto comune è anche la pulpite, che è un’infiammazione della polpa di origine batterica che fa parte delle malattie paradontologiche. La maggior parte delle malattie dentali comunque è causata da poca igiene orale, o da igiene orale fatta in modo sbagliato, per questo è importantissimo non trascurare questo fattore. Il nostro consiglio quindi è che oltre a non trascurare il fattore igiene orale, recatevi dal dentista almeno una volta all’anno per una visita di controllo.

gengive sanguinanti

Inoltre recatevi dal dentista anche quando avvertite dolore per periodi abbastanza lunghi, quando le gengive sanguinano spesso, quando soffrite di alito cattivo o sapore sgradevole, quando i denti si muovono, gengive gonfie o arrossate.  Ricordiamo poi che i problemi alle gengive spesso derivano da problemi ai denti, in questo caso occorre recarsi dal dentista specializzato nel settore.

Il dentista specializzato nelle cure delle gengive

Per quanto riguarda le cure delle gengive ad occuparsene è un dentista specializzato nel settore. Questo si occupa delle malattie delle gengive e dei tessuti di supporto, effettua interventi terapeutici e chirurgici sul periodonto. Gli interventi chirurgici hanno lo scopo di rimuovere il tartaro, dalle tasche gengivali che si sono formate, hanno lo scopo di diminuire ed assottigliare le tasche gengivali.

Se si sono formate delle tasche, ma l’osso di  supporto è ancora sano, il dentista specializzato eseguirà una gengivectomia, che consiste nell’asportazione del tessuto gengivale, dopo aver eliminato le tasche.

La gengivectomia è solo una tra le diverse possibilità terapeutiche, un’alternativa è la gengivoplastica, attraverso la quale si da una nuova forma alle gengive. Un altro intervento che serve per curare la periodontite avanzata è la chirurgia a lembo. Con questa tecnica le incisioni nella gengiva creano un lembo che può essere allontanato dalle radici dei denti in modo che il dentista potrà rimuovere il tessuto infettato e ridare forma alla gengiva.

Diciamo in generale che la prevenzione  è sempre la migliore cura per le malattie ( gengivali e non ), per questo è importante recarsi dal dentista per visite di controllo , infatti cosi potrà curare i vostri problemi di routine dei primi stadi della periodontite con  estrema facilità, con interventi e cure molto molto semplici.

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Cosa fare per le Braccia Cadenti e Flaccide I Rimedi

In estate è impossibile nascondere le braccia flaccide, segno del tempo che passa, ma anche di una perdita repentina di peso. In inverno possiamo salvarci, perchè coperte dagli abiti, ma durante la bella stagione proprio no. Se indossiamo abitini, top, canotte si vedono in maniera palese. Urge, dunque,
trovare un rimedio rapido almeno per il problema estetico numero uno, la perdita di tonicità.

I rimedi sono diversi e passano dalla chirurgia estetica ad esercizi fisici per rassodare le braccia. La soluzione più duratura? Gli esercizi specifici, da iniziare ora per vedere i risultati nel tempo. La più veloce? Quella offerta dalla medicina estetica che restituisce grandi risultati specie se i cedimenti  della pelle sono in fase iniziale.

Un rimedio soft, che non prevede l’intervento del bisturi chirurgico, è rappresentato dai fili biostimolanti in PDO (polidiossanone). Si tratta di un materiale che si riassorbe in maniera naturale ed è impiegato per i fili di sutura, usato spesso in ortopedia. I più efficaci sono quelli “bi” o “tridimensionali”, ossia corredati di piccoli “dentini”, che una volta posizionati con aghi sottilissimi (indolori), si “ancorano” sottopelle.

Si ottiene un effetto tensore che, al tempo stesso, stimola la produzione di collagene ed elastina. I
risultati si vedono dopo circa una settimana e durano fino a 8-10 mesi. Quando non è una situazione che risolve in maniera definitiva il problema, ma può tamponare il problema. Si può uscire ed esporsi al sole già dopo il primo giorno dall’ intervento.

ESERCIZI braccia flaccide

Dobbiamo protgeggere gli eventuali piccoli ematomi che si sono formati con una crema solare con Spf 50+. Il costo è di circa 700-800 euro per entrrambe le braccia.

Quando il cedimento è molto deciso, ai fili biostimolanti si possono  associare altri trattamenti. Per esempio la radiofrequenza monopolare, che rassoda la pelle per 4-5 mesi grazie a un flusso di calore che stimola i fibroblasti a produrre il collagene e ad “accorciare” le fibre della pelle. Così la parte appare subito più tonica. Anche in questo caso puoi andare al sole dopo pochi giorni dall’ultima seduta;
costa circa 150 € a trattamento.

Un’altra tecnica efficace è la biorigenerazione con plasma ricco in piastrine (PRP) e fattori di crescita isolati dal tuo sangue (basta un prelievo), trattati e re-iniettati per ringiovanire i tessuti. Con un’unica seduta ottieni un’evidente tonificazione che dura 6-7 mesi circa. Un trattamento che però richiede un po’ di pazienza: prima di esporti al sole devi aspettare almeno due settimane.
Costo: intorno ai 500 €.

Esercizi per tonificare le braccia

possiamo anche organizzarci da sole con un po’ di costanza e pazienza eseguendo degli esercizi mirati quotidianamente.

Pancia a terra, parti con le mani più larghe delle spalle, la sinistra sulla mini fitball. Contrai addominali e
glutei per allineare la schiena e, piedi puntati, sollevati da terra spingendo con le braccia. Guarda in basso, per non comprimere il collo. Quindi piega e distendi le braccia: 4 volte per braccio,
invertendo la palla, per 2 serie. Poi aumenta a 5 + 5 per 3.

braccia flaccide

A 40 anni massima attenzione ai tricipiti. Sono i muscoli del braccio che tendono a rilasciarsi con
più facilità creando l’effetto tendina. Perciò dovete contrastare la diminuzione della massa magra,
cioè delle fibre muscolari, fenomeno fisiologico verso i 45-50 anni. L’esercizio migliore?
Le distensioni per i tricipiti con la palla oppure le flessioni.

Sdraiata sulla schiena, impugna la palla con entrambe le mani, braccia distese verso l’alto,
perpendicolari alle spalle, ginocchia piegate e sollevate (a). Piega i gomiti portando la palla alla fronte per poi distendere di nuovo le braccia (b). Attenzione: si muove solo l’avambraccio. Ripeti 15 volte per 4 serie.

Oppure sedetevi, schiena appoggiata allo schienale, utilizzando un piccolo peso da 2 kG distendete il braccio dietro di voi per far lavorare i tricipiti.

Attrezzi e Libri consigliati

 

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Terapia incentrata sulla compassione Cos’è e come Può Aiutare

Si chiama TFC, acronimo di Terapia Focalizzata sulla Compassione, in inglese Compassion Focused
Therapy (CFT), ed è una forma di supporto psicologico sviluppata da uno psicologo inglese che nasce dalla CBT (terapia cognitivo-comportamentale). Non si tratta di qualcosa legato alla “new age”, ma di una vera e propria terapia supportata da tantissimi studi. Per approfondimenti c’è il libro del professor Paul Gilbert che ha sviluppato la disciplina: La terapia focalizzata sulla compassione. Caratteristiche distintive.

E’ infatti stato scoperto che coltivare compassione è associato a cambiamenti nel funzionamento del cervello, miglioramenti nel sistema immunitario, riduzioni delle emozioni negative e incremento di quelle positive, oltre a una maggiore motivazione nell’impegnarsi in ciò che la maggior parte della gente trova difficile.

Lo ricorda anche il Dalai Lama: “se vuoi che gli altri siano felici, fai pratica di compassione, se vuoi essere felice tu stesso, fai pratica di compassione”. Vedi libro

dalai lama terapia della compassione

Che cos’è la Scienza della Compassione

è costruita sull’ampia scienza mentale, ed è quindi influenzata dalla comprensione dei nostri modi di soffrire e guidata dalla psicologia dell’età evolutiva, dalla neuroscienza e neuropsicologia e dalla psicologia sociale, dello sviluppo e dell’evoluzione.

Fondamentale è il modo in cui alcune emozioni sono legate a sensazioni di calore, cura e contentezza, spesso cruciali nel processo di regolazione dello stress e della sofferenza.

Grazie a ricerca e terapia si è scoperto che questi tipi di emozioni associate, stimolate dalla compassione per gli altri e per noi stessi, possono svilupparsi in contesti sicuri, di crescita e di relazioni affettuose. Ciò va bene per coloro che vivono questo tipo di relazioni, ma coloro che non ne hanno possono riscontrare problemi a godersi le cure e il supporto degli altri, oppure a essere gentili e premurosi verso loro stessi nei momenti di bisogno. Queste persone hanno dunque difficoltà a gestire lo stress e i dolori della vita.

La Terapia incentrata sulla compassione aiuta le persone a diventare i migliori amici di sé stessi; seguire la CFT equivale ad avere una terapia di coppia con l’Io più profondo. Incoraggia ad avere relazioni diverse con i propri pensieri e permette di comprendere meglio come funziona il cervello.

A chi può essere utile

può aiutare persone che soffrono di bassa autostima, che sono altamente critiche con se stesse e che non hanno trovato giovamento con la psicoterapia.Ha successo anche con persone che soffrono di patologie varie quali depressione, disordini alimentari, stress post traumatico e ansia.

La CFT va oltre il pensiero e arriva alle emozioni.  Invece di gestire i sentimenti più complessi con la logica, la CFT incoraggia a confrontarsi con le proprie difficoltà con empatia e comprensione, insegnando a tollerare lo stress. Allo stesso tempo, mostra come la gentilezza e la cura sono segni di coraggio e non di debolezza, invogliando ad aiutare sé stesse ma anche gli altri.

Come funziona la terapia

Alcuni psicologi insegnano tecniche di respiro per aiutare i pazienti a rilassarsi a livello mentale e fisico, per essere poi in grado di osservare e riconoscere le proprie emozioni. Un esercizio che viene usato è quello di incoraggiarli a immaginare un maestro compassionevole che può aiutarli a essere più comprensivi verso sé stessi e a navigare tra le sfide delle loro vite.

Ad esempio si può pensare di pensare a tutti quegli insegnanti o istruttori che sono stati gentili e motivanti e quelli che non sono stati né premurosi né di aiuto, affinché decidano a quale vogliono assomigliare per sé stessi. È importante immaginare qualcuno che sia di supporto, positivo e da sprone,
perché quella sarà l’immagine che richiameranno quando avranno bisogno di cura e stimoli.

Durante le sessioni i pazienti sono aiutati a comprendere perché sono arrivati a quel punto guardando al loro passato senza però giudicare. Tra una sessione e l’altra, i pazienti sono incoraggiati a riflettere su ciò di cui hanno parlato, per poi trovare le strategie che permetteranno loro di gestire qualsiasi
difficoltà in futuro

Per approfondimenti:

Sito dell’ Università americana di Stanford che ha un intero dipartimento dedicato allo studio di questa materia: http://ccare.stanford.edu/#2

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Ginocchio Gonfio cosa Fare Rimedi e Cure

Quando il ginocchio si presenta gonfio significa che, dentro o fuori l’articolazione si è verificato un versamento, ossia un accumulo di liquido in eccesso. Questa condizione si può presentare in diverse modalità: può insorgere rapidamente o progressivamente, può creare problemi di movimento e dolore oppure essere del tutto innocua.

ginocchio gonfio cause

L’eziologia di questa condizione è multifattoriale, di seguito vi elencherò le cause più frequenti con le rispettive caratteristiche.

  • Traumatica. Dopo qualsiasi trauma l’articolazione sviluppa un’eccessiva quantità di liquido, che rientra nei meccanismi di riparazione del tessuto leso. A questo evento corrisponde sempre la presenza di dolore e una riduzione della mobilità del ginocchio. A seconda dell’entità del trauma e del tipo di struttura danneggiata, il gonfiore può essere di colore rossastro o trasparente, e può iniziare a formarsi già dalle prime ore dall’accaduto o dopo qualche giorno.

ginocchio gonfio

1) Nel primo caso la tumefazione è generata da un’emartrosi, ovvero da sangue accumulato all’interno dell’articolazione, che provoca un ginocchio dal gonfiore intenso, di colore rossastro e caldo al tatto. È il caso delle fratture (frattura delle spine tibia, frattura della rotula, frattura del piatto tibiale, ecc..), delle lesioni dei legamenti (come la lesione del legamento crociato anteriore ), lesione completa del menisco, o di forti contusioni.

2) Nel secondo caso il versamento si sviluppa dopo qualche giorno, solitamente la funzione dell’articolazione non è eccessivamente limitata e anche il dolore è di intensità lieve. Si tratta di un aumento del liquido sinoviale (lo si capisce anche dal fatto che la parte gonfia non è di colore rossastro), che generalmente è causata da un trauma leggero, come una contusione, una distorsione oppure una microlesione della parte interna del menisco che avendo uno scarso apporto di sangue quando si danneggia non sanguina molto.

  • Patologie reumatiche : come l’artrosi l’artrite reumatoide o la gotta (ne soffrono 300.000 persone in Italia, fonte ministero della  Salute). Sono patologie caratterizzate dalla presenza di una condizione infiammatoria e vi ricordo che il gonfiore è uno dei cinque segni caratteristici dell’infiammazione. Nel caso dell’artrosi, il gonfiore può essere maggiore nel lato più danneggiato (ad esempio nel caso di un ginocchio valgo artrosico avremo una maggiore tumulazione laterale).
  • Interventi chirurgici: come l’impianto di una protesi, la ricostruzione dei legamenti crociati, o l’asportazione di un menisco lesionato.
  • Cisti di Baker: in questo caso il gonfiore riguarda la parte posteriore del ginocchio, e può raggiungere le dimensioni di una palla da tennis!
  • Stile di vita sedentario. Succede soprattutto in tarda età, e in concomitanza con altre patologie. In questi casi il gonfiore ha un’insorgenza lentissima, riguarda entrambi le ginocchia e molto spesso risultano gonfie anche le gambe e le caviglie.
  • Infiammazione del corpo di Hoffa o Hoffite: è un’infiammazione di un cuscinetto adiposo che si trova nella parte anteriore del ginocchio sotto la rotula. In questo caso si ha un gonfiore proprio in prossimità della rotula.
  • Infezioni: sono molte le patologie che possono produrre tumefazione al ginocchio come la sifilide, la tubercolosi, la brucellosi ecc.. tutte condizioni che ormai non sono molto diffuse in Italia.
  • La malattia di Lyme.
  • Artrite settica.artrite ginocchio

Come si cura?

Come diciamo sempre ai nostri pazienti, esistono delle linee guida ma la cura è specifica per ogni paziente, e viene elaborata tenendo conto di numerosi fattori come: il tipo di trauma o di patologia, l’età del paziente, la sua storia clinica ecc…

Nel caso di gonfiore al ginocchio a seguito di un infortunio, il protocollo d’intervento consigliato dalla Medicina dello Sport segue l’acronimo inglese RICE, che significa:

  • REST (Riposo);
  • ICE ( ghiaccio) applicazione di ghiaccio nella sede del dolore, nelle prime ore è consigliabile applicarlo per un tempo massimo di 30 minuti per ogni ora. Ricordatevi di interpretare un panno tra la cute e il ghiaccio, onde evitare ustioni.
  • COMPRESSION (Compressione) bendaggio compressivo dell’articolazione;
  • ELEVATION (elevazione) tenere l’atto elevato per favorire il drenaggio.

ginocchio gonfio rimedi

Esistono degli strumenti di terapia fisica che sono molto efficaci per ridurre edemi ed ematomi, ad esempio in questo Centro di Fisioterapia a Roma ci sono i migliori, ognuno specifico per ogni tipo di problematica. Ve li elenco di seguito:

  • Hilterapia o Laser ad alta potenza
  • Tecarterapia
  • Pompa Diamagnetica CTU.

Questi mezzi fisici sono sempre integrati da trattamenti manuali, esistono infatti delle tecniche drenanti di massaggio ( come il linfodrennaggio ) che stimolano il sistema linfatico nel drenaggio dell’edema.

Se avete un ginocchio gonfio, contattateci al più presto, sarete in ottime mani!

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