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Incontinenza urinaria, le cause ed i rimedi

incontinenzaurinariaAlmeno due milioni di donne in Italia soffrono di incontinenza urinaria, un dato sicuramente sottostimato poiché non prende in considerazione coloro le quali per vergogna o timore non si dichiarano sofferenti. Può essere classificata in incontinenza da sforzo (stress incontinence), incontinenza da urgenza (urge incontinence) oppure incontinenza mista. L’inquadramento diagnostico dell’incontinenza urinaria, spesso affrontato da un punto di vista multidisciplinare, deve prendere in considerazione tutte le possibili cause. In molti casi può essere utile far compilare alla paziente un diario minzionale, sul quale viene riportato nell’arco di 72 ore l’introito idrico approssimativo, gli orari delle minzioni con la quantità di urina espulsa, gli orari e le modalità di eventuali episodi di fuga urinaria. L’integrazione diagnostica con alcuni fondamentali esami strumentali risulta indispensabile per definire in maniera inequivocabile il quadro clinico, condizione imprescindibile per il corretto trattamento terapeutico.

In particolare è necessario studiare in maniera approfondita la funzionalità vescicale mediante l’esame urodinamico che permette di quantificare l’entità della fuga urinaria, lo stato delle strutture sfinteriche, la presenza o meno di iperattività vescicale e l’eventuale esistenza di sindromi associate come l’ostruzione cervico-uretrale e la presenza di residuo postminzionale. L’inquadramento delle modificazioni morfologiche si avvale invece della diagnostica per immagini, sottoponendo le pazienti ad una valutazione ecografica preliminare per procedere ad un esame cistouretrografico che consente di evidenziare le alterazioni anatomiche della vescica e dell’uretra e i rapporti con gli organi contigui. La risonanza magnetica può avere un ruolo importante nello studio non solo dei visceri pelvici ma anche dei piani muscolari che compongono il pavimento pelvico, esame utile nel caso di un eventuale trattamento chirurgico.

I rimedi per l’incontinenza urinaria prevedono numerosi ed efficaci strumenti. Il primo passo è generalmente costituito dalla riabilitazione della muscolatura del pavimento pelvico, sia mediante il biofeedback, sia mediante l’elettrostimolazione. Tale procedura è molto valida nel trattamento dell’incontinenza da sforzo e fornisce buoni risultati anche in caso di incontinenza da urgenza. L’intento è quello di ristabilire un corretto supporto muscolare a livello perineale, condizione che permette, nei casi di prolasso poco pronunciato, di risolvere spesso in maniera completa la patologia mentre, nei casi di prolasso più gravi, garantisce una migliore riuscita della chirurgia correttiva. Sul versante farmacologico esistono diverse molecole di recente concepimento che agiscono sia a livello del sistema nervoso centrale, aumentando il tono dello sfintere uretrale e quindi limitando la perdita diurne sotto sforzo, sia a livello recettoriale locale, aumentando la soglia dello stimolo e riducendo la sintomatologia legata all’incontinenza da urgenza. È superfluo aggiungere che questi farmaci comportano anche degli effetti collaterali (disturbi dell’umore, secchezza della bocca, stipsi, reazioni da intolleranza) ed è dunque necessario che vengano somministrati sotto il controllo dello specialista. Il trattamento chirurgico viene riservato ai casi in cui le terapie riabilitative o farmacologiche non abbiano avuto successo.

Quasi quotidianamente vengono messe a punto nuove tecniche e nuovi sistemi per la risoluzione chirurgica dell’incontinenza, ma lo scopo è sempre e comunque quello di ripristinare nella maniera meno invasiva possibile i corretti rapporti anatomici tra i vari organi pelvici. In questo senso sono state create tecniche di sostegno per l’uretra, per la vescica, per la vagina, che si avvalgono spesso di presidi protesici applicabili per via transvaginale con il minimo trauma chirurgico per la paziente, limitata durata degli interventi e tempi di degenza molto brevi (2-3 giorni). È dunque evidente come l’interesse del mondo scientifico abbia reso l’incontinenza urinaria un problema che può essere serenamente affrontato e risolto, liberando la paziente da un disagio psicologico spesso frustrante dall’importante impatto sulla qualità della vita.

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Allergia da polline, un problema in aumento, cosa fare?

allergiapollineSono cresciute quasi del 100% le allergie da polline negli ultimi 20 anni nel mondo; esse, oltre a rappresentare un concreto problema sanitario e socio-economico, a causa dei costi diretti (legati alla prevenzione e alla terapia), ed indiretti (giornate di assenza da scuola o dal lavoro), hanno un forte impatto sulla qualità della vita. Con l’arrivo della primavera, molte persone accusano rinite, caratterizzata da starnuti, ostruzione nasale, prurito, produzione di muco acquoso; congiuntivite, che si manifesta con prurito oculare, lacrimazione, sensazione di “sabbia” negli occhi; asma, che può presentarsi con tosse stizzosa, affanno, respiro col “fischietto”. Tali patologie, che insorgono in particolari periodi dell’anno, vengono anche dette “pollinosi”, e si distinguono per il loro carattere stagionale, dalle allergie agli allergeni perenni,tra i quali i più frequenti sono acari della polvere, muffe o epiteli di animali, pur essendo possibile la contemporanea presenza dei due tipi di sensibilizzazione nella stessa persona.

Non tutte le famiglie e le specie di piante hanno la stessa importanza dal punto di vista allergologico; le piante anemofile, ossia quelle che affidano al vento il trasferimento dei granuli pollinici, sono le principali responsabili di manifestazioni allergiche, in quanto liberano grandi quantità di polline: ad esempio è stato calcolato che un platano produce mediamente 15- 20 miliardi di granuli pollinici in un anno.

I pollini che in Italia hanno maggiore importanza allergologica provengono da piante erbacee come le Graminacee, le Urticacee (Parietaria, Ortica), le Composite (Ambrosia, Artemisia) e da alcuni tipi di alberi come le Betulacee (Betulla, Ontano), le Corilacee (Nocciolo, Carpino), le Oleacee (Olivo, Frassino, Ligustro), le Cupressacee (Cipresso comune, Cipresso dell’Arizona), le Fagacee (Faggio, Quercia, Castagno). La fioritura delle varie piante ha una successione stagionale, per cui la composizione dei pollini nell’aria varia nei diversi mesi dell’anno. Genericamente si può dire che gli alberi sono i primi a fiorire: nel periodo invernale, compreso tra gennaio e marzo, si possono rilevare elevate quantità di polline di Cipresso, (il cui ruolo come allergene in Italia è progressivamente in aumento), di Nocciolo, Betulla ed Ontano; il periodo primaverile, compreso tra aprile e giugno, è invece tipicamente dominato dal polline delle Graminacee e dell’Olivo, che sono tra gli allergeni pollinici più frequentemente responsabili di allergia; infine il picco pollinico delle Composite è compreso tra agosto e settembre. Un caso particolare è rappresentato dalla pollinazione della Parietaria che, pur avendo un doppio picco in primavera ed in  autunno, si protrae in realtà nell’Italia centromeridionale per tutto il corso dell’anno, a causa del clima particolarmente mite.

Un ruolo importante è rivestito anche dalle condizioni metereologiche: il caldo e l’aria secca favoriscono l’emissione del polline, la cui concentrazione è maggiore nelle giornate ventose; viceversa il freddo e l’umidità ne ritardano l’emissione e la pioggia ne riduce la concentrazione favorendone la deposizione al suolo; questo implica che la stagione pollinica delle diverse specie vegetali può subire delle modificazioni da un anno all’altro. In Italia esiste una rete di monitoraggio dei pollini allergenici, creata dall’Associazione Italiana di Aerobiologia (AIA), che produce settimanalmente dei bollettini e delle proiezioni per la settimana successiva, relativi alle diverse aree climatiche.

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Rimedi per l’iperidrosi, eccessiva sudorazione

manosudataQuando inizia la bella stagione comincia il calvario di coloro che soffrono di iperidrosi, ovvero dell’ eccessiva sudorazione di mani,piedi, ascelle e schiena. Si tratta di un vero e proprio calvario che imbarazza tantissimo le persone colpite. Immaginate di non poter piu’ stringere mani, tenere un foglio, una penna. L’eccessiva sudorazione palmare per alcuni è così tale che goccie di sudore scendono in maniera vistosa dalle mani. Oppure aloni e chiazze si formano costantemente su camicie e magliette distruggendo la vita sociale. Un problema che sembra di poco conto ma che invece è importantissimo per chi ne soffre.

Da cosa dipende l’iperidrosi? Non ci sono solo cause emozionali. Una forte emotività e sicuramente tra i fattori scatenanti ma entrano in gioco anche Ipertireoidismo, disfunzioni del sistema endocrino, obesità, disturbi psicologici/psichiatrici, ansia, tumori e carcinomi.

Rimedi per l’iperidrosi, quali sono?
Facciamo una classificazione partendo dall’ intervento piu’ drastico, di chirurgia, rappresentato dalla Simpatectomia, fino ad arrivare all’ applicazione di antitraspiranti.

-SET Simpatectomia endoscopica toracica: attraverso un’operazione chirurgica si interrompono i nodi nervosi del sistema simpatico responsabili dei segnali che attivano le ghiandole sudoripare. Si tratta di un rimedio estremo, adatto per tutte quelle forme gravi di iperidrosi, specialmente quella ascellare e della schiena per cui gli antitraspiranti non riescono ad arginare il fenomeno.
-Agopuntura: viene utilizzata anche nel trattamento di altre patologia come eczema e acne.
-Ionoforesi: ha un tasso di successo molto alto anche se il suo effetto è temporaneo e non risolve definitivamente il problema dell’ eccessiva sudorazione. Si possono trattare solo mani e piedi che immersi in una vaschetta contente un antitraspirante e acqua assorbono, tramite il passaggio di una leggera corrente continua trasportata dai liquidi, il principio attivo dell’antitraspirante.
-Antitraspiranti per l’iperidrosi:il principio attivo degli antitraspiranti è il cloruro di alluminio che varia con una concentrazione dal 5 al 20%. Sono in gel o creme e si applicano sulla zona da trattare, quindi mani,piedi, ascelle. Commercialmente parlando i prodotti piu’ diffusi per l’iperidrosi sono: Obadan, Apaxil, Perspirex e Antydhral.

Per chi soffre di una eccessiva sudorazione in forma leggera benefici si hanno durante la stagione fredda, d’estate è sempre meglio indossare vestiti con fibre naturali come il cotone ed evitare un abbigliamento attillato. Preferiri pantaloni e camicie larghe che lascino passare l’aria.

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Le donne hanno più memoria degli uomini, uno studio conferma

memoriadonneUn nuovo studio conferma quello che già si sapeva da tempo: le donne hanno più memoria degli uomini. Una ricerca dell’ Università di Londra condotta su 9600 persone con età intorno ai 50 anni ha rivelato che la memoria delle donne è migliore di quella del sesso forte. In un primo esperimento i volontari hanno ascoltato 10 parole, successivamente in due minuti di tempo dovevano ricordarle e scriverle su un foglio di carta quante più possibili ne ricordavano. Nel secondo test, a distanza di 5 minuti dall’ altro, è stato richiesto loro di scriverle nuovamente quante più ne ricordavano.

Le donne avevano memorizzato mediamente un 5% in più di parole
rispetto agli uomini nel primo test e l’8% in più nel secondo ripetuto dopo 5 minuti.
Una curiosità: i non fumatori e gli ex fumatori hanno battuto i fumatori in entrambi i test, segno che il fumo fa male anche alla memoria, per cui smettere di fumare non è mai tardi.

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Viagra, Cialis e Levitra come si usano, attenzione alle controindicazioni

pasticchecialisI tempi cambiano e così anche le tendenze giovanili: le pasticche più in voga tra le nuove generazioni sembrerebbero essere quella blu e le sue sorelle: Viagra (sildenafil), Cialis (tadalafil) e Levitra (vardenafil), alleate in grado di migliorare le performance sessuali, combattere l’ansia da prestazione ed evitare gli effetti negativi dell’alcol durante i rapporti di coppia.  Ma come si usano e funzionano Viagra, Cialis e Levitra? Questi farmaci agiscono sul tessuto erettile causando rilasciamento della muscolatura liscia dei vasi penieni con conseguente vasodilatazione ed erezione; sono prescritti dallo specialista anche nel giovane con impotenza da cause psicologiche,ma in questi casi, per evitare dipendenza dal farmaco, è opportuno consigliare anche un supporto psicosessuologico.

Per il loro acquisto è necessaria la prescrizione medica perché è importante una corretta valutazione clinica per l’utilizzo sicuro. Purtroppo i farmaci per aiutare l’erezione dilagano anche su internet, dove è possibile procurarsi il principio attivo a costi inferiori, con tutti i rischi che l’assunzione incontrollata comporta! Spesso infatti i giovani utilizzano l’aiutino dopo una serata in discoteca, associato ad alcol o droga, con rischio di un pericoloso incremento del suo effetto vasodilatatore e ipotensivo.
La differenza tra i tre farmaci, appartenenti al gruppo degli inibitori selettivi delle fosfodiesterasi di tipo 5, sta nella selettività e nell’emivita; infatti la pillola blu (Viagra) e il vardenafil (Levitra), andrebbero assunte da 30 minuti ad un’ora prima del rapporto mentre il tadalafil (Cialis) ha una composizione molecolare che ne prolunga l’effetto. Come si usa? Va assunto da 60 minuti a 12 ore prima del rapporto e la sua efficacia può protrarsi fino a 17-24 ore dopo l’assunzione (perciò è anche detta “la pillola del week-end”). Tutti e tre i farmaci, ma soprtattutto Viagra e Levitra, andrebbero assunti a stomaco vuoto, astenendosi dal fumare e dal bere alcolici, non più di una volta al giorno e non in associazione tra loro. Ad oggi la controindicazione assoluta all’utilizzo degli inibitori selettivi delle fosfodiesterasi di tipo 5 riguarda la contemporanea terapia con nitrati, in quanto possono causare crisi ipotensive anche fatali.

Controindicazione quasi assoluta, ma solo per il Sildenafil ed il Vardenafil, riguarda i pazienti affetti da retinite pigmentosa, una rara malattia ereditaria dell’occhio. Speciali precauzioni vanno inoltre prese per soggetti con insufficienza renale, anemia severa, leucemia e sindromi da malassorbimento. Quando presenti, gli effetti collaterali sono solo fastidiosi e temporanei: cefalea, rossore al volto, bruciori allo stomaco, congestione nasale e alterazione della visione dei colori. Ciononostante è bene che tali farmaci vengano assunti secondo prescrizione medica per evitarne un uso sconsiderato ed un abuso pericoloso, soprattutto tra i giovani, in cui spesso la disfunzione erettile è causata più da un blocco psichico che da un vero e proprio problema vascolare.

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Aumentare il seno con le cellule staminali

aumentosenostaminaliFino a poco tempo fa per aumentare il seno non c’era scampo, bisognava ricorrere alla mastoplastica. Operazione chirurgica, incisioni con bisturi ed impianto delle protesi, saline o di silicone. Dagli Stati Uniti, patria della chirurgia estetica, arriva la notizia sulla possibilità di aumentare il volume del seno tramite il proprio grasso che, prelevato da alcune parti del proprio corpo e opportunamente trattato con cellule staminali,  viene “traslocato” sul petto dove manca. Per la verità questa tecnica non è nuova, sono tanti anni che la scienza ci prova, sarebbe un sogno per moltissime donne, risolvere due problemi in un sol colpo, asciugare le gambe e aumentare il decoltè. Il problema è sempre stato solo uno: l’adipe prelevato e poi reimpiantato veniva riassorbito in poco tempo dal corpo. Quindi addio all’ aumento del volume del seno.

L’azienda che sembra aver risolto il problema del riassorbimento del grasso è la Cytori Therapeutics che ha brevettato il suo metodo chiamandolo Celution. I ricercatori della Cytori nei loro test hanno prelevato cellule staminali adulte dagli stessi pazienti, centrifugate e mischiate insieme al grasso prelevato con liposuzione. Questo adipe trattato è stato successivamente iniettato nel seno delle pazienti che avevano subito una mastectomia. Il risultato dopo alcuni mesi è sembrato incoraggiante con lo spessore del seno incrementato in maniera significativa.
Il metodo della Cytori è già disponibile in molti paesi del mondo, incluso il nostro. Test con successo si sono avuti in Inghilterra e Giappone. La cattiva notizia però è che il sistema Celution non è stato approvato dall’autorità sanitaria statunitense FDA, quindi in Usa non può essere commercializzato. Quella buona è che ci sono studi che mettono in mostra i buoni risultati della CAL (cell assisted lipotranfer). Altra cattiva notizia è che l’aumento del seno con le cellule staminali non può essere utilizzato da tutte le donne. C’è bisogno infatti di un buon donatore, ovvero il paziente deve avere una buona quantità di grasso prelevabile dal proprio corpo. Donne magre non possono utilizzare il metodo proposto dalla Cytori. In ogni caso i prezzi della mastoplastica con le cellule staminali dovrebbero aggirarsi sui 5mila euro o poco più.

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Che cos’è e a cosa serve il Pap Test Thin Prep

paptestLa diffusione del PAP TEST ha ridotto significativamente la mortalità per cancro cervicale; oggi esistono nuove tecnologie per renderlo più efficace e sicuro come il Thin Prep (Pap Test su strato sottile). II Thin Prep – Pap Test è l’unico metodo di citologia approvato dall’FDA statunitense come “significativamente più efficace rispetto al tradizionale pap striscio cervicale”. II test così concepito aumenta la sensibilità della diagnosi precoce; inoltre, dallo stesso campione, possono essere eseguiti ulteriori approfondimenti diagnostici, quali quelli per l’HPV, responsabile del 97% dei tumori del collo dell’utero. Che cos’è l’HPV? E’ un infezione virale molto comune con la quale la maggior parte delle donne viene a contatto in un certo momento della vita. Se le anomalie cellulari vengono rilevate precocemente il trattamento ha successo nel 100% dei casi. II test dell’HPV, proprio perchè è in grado di evidenziare il virus prima che si sia sviluppato un tumore, consente di identificare con grande anticipo i casi a rischio e garantisce una prevenzione ottimale.
II test è raccomandato in particolare alle donne tra i 25 e i 64 anni di età. A tutte le età invece, come ricordano le maggiori società scientifiche del settore, compresa la Società Italiana di Colposcopia (SICPCV), il test HPV è indicato per chiarire in particolare l’esito di un Pap-test DUBBIO. Alcuni sottotipi di HPV hanno maggiori probabilità di causare il cancro cervicale; questi sottotipi possono essere determinati dal Thin Prep campione. La combinazione di Thin Prep e Dna Pap garantisce il 99,9% di correre un rischio quasi nullo di avere o di sviluppare un tumore del collo dell’utero. A differenza del Pap Test tradizionale, dove solo una parte delle cellule prelevate viene strisciata su vetrino, con il Thin Prep Pap Test tutti i tipi di cellule della cervice sono presenti in quantità adeguate, aumentando la qualità del vetrino. Nel Thin Prep, una volta effettuato il prelievo, il medico competente sospende le cellule in un flacone contenente un liquido conservante anzichè strisciarle su vetrino. II flacone viene poi inviato in laboratorio, dove un apposito strumento allestisce il campione eliminando i materiali interferenti (cellule infiammatorie, batteri, sangue). Le cellule sono trasferite su un vetrino in monostrato (strato sottile). Idealmente il momento migliore per eseguire un Thin Prep è due settimane dopo la fine del flusso mestruale. Donne in post-menopausa possono eseguire il loro esame in qualsiasi momento nel corso del mese. Ricerche cliniche su migliaia di donne hanno dimostrato che il Thin Prep aumenta l’identificazione delle cellule precancerose.

I POSSIBILI RISULTATI DEL PAP-TEST Thin Prep SONO:
• nessuna lesione intraepiteliale neoplasica;
• lesione benigna o reattivo ripartiva delle
cellule;
• cellule squamose atipiche di significato
incerto (ASCUS). Cellule anomale che non
sono chiaramente pre-cancerose. Campioni
di Thin Prep – PapTest con ASCUS
sono poi analizzati per individuare la presenza
di sottotipi di HPV;
• alto rischio sottotipi HPV. Le donne con
ASCUS e alto rischio HPV richiedono una
più stretta valutazione.
• basso rischio sottotipi di HPV. Non si ha
in questo caso una progressione verso i
tumori del collo dell’utero;
• cellule ghiandolari atipiche di incerto
significato (AGCUS);
• basso grado lesione intraepiteliale
squamosa (LGSIL);
• HGSIL: lesioni intraepiteliali squamosa
di alto grado (lesioni precancerose);
• carcinoma.

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