Urinare in continuazione, c’è bisogno dell’esame di Urodinamica

urodinamicaLa vescica urinaria, meglio definibile come sistema vescico-sfinteriale, è preposta alla raccolta delle urine e alla loro espulsione in luoghi e tempi appropriati. Questa duplice funzione è controllata dal sistema ortosimpatico, che durante l’accumulo di urine garantisce la distensibilità della parete vescicale e la chiusura dell’apparato sfinterico, e dal sistema parasimpatico che svolge la funzione opposta, attivando la contrazione del detrusore (la porzione muscolare della vescica) e aprendo lo sfintere così da
espellere all’esterno le urine.

Alla gestione di questi meccanismi sono deputati diversi centri nervosi, presenti nel cervello e nel midollo spinale, che agiscono in maniera strettamente coordinata e che reagiscono agli stimoli provenienti dalla vescica modulando diversi tipi di risposte.

Le patologie che comportano la rottura di questi equilibri e la comparsa di alterazioni minzionali come l’incontinenza urinaria appresentano un vasto e importante capitolo del panorama urologico, andando dalla comune ipertrofia prostatica benigna (IPB) nell’uomo alla dislocazione degli organi pelvici nella donna, dalle malattie neurologiche alle alterazioni cosiddette idiopatiche, presentando corredi sintomatologici che possono risultare difficilmente interpretabili mediante il solo approccio clinico.

Per questo motivo e con lo scopo di fornire diagnosi sempre più accurate nell’inquadramento delle disfunzioni delle basse vie urinarie, a partire dagli anni ’80 si è assistito allo sviluppo e alla diffusione dell’urodinamica. Dal punto di vista metodologico, l’esame urodinamico viene effettuato mediante il posizionamento di un cateterino vescicale, dotato di due canali, e di una sonda rettale; un canale del cateterino vescicale viene collegato ad un infusore di soluzione fisiologica, mentre il secondo canale del cateterino e la sonda rettale vengono connessi a due trasduttori di pressione. Tutto il sistema, gestito da un PC dedicato, permette di riempire la vescica, controllando le modalità di infusione dei liquidi, di misurare le pressioni che si sviluppano sia in vescica che a livello endoaddominale e di registrare il flusso urinario durante la fase minzionale.

Inoltre, qualora il quadro clinico lo richieda, è possibile applicare a livello del perineo degli elettrodi a placca o ad ago grazie ai quali è possibile registrare l’attività muscolare del pavimento pelvico durante le varie fasi dell’esame, rilevando così eventuali alterazioni a carico delle strutture sfinteriche, molto comuni nei pazienti che soffrono di determinate patologie neurologiche.

Generalmente la fase preliminare dell’esame urodinamico è costituita dall’uroflussi-metria libera, effettuata prima del posizionamento del cateterino vescicale e della sonda rettale, che consiste nell’urinare in un dispositivo in grado di calcolare la portata del flusso urinario nell’unità di tempo, restituendo, oltre ai parametri del flusso massimo e medio, del tempo di svuotamento e del volume espulso, anche un tracciato, denominato profilo flussimetrico, che consente allo Specialista di avere un quadro iniziale delle alterazioni che si accinge ad indagare.

La fase successiva è rappresentata dalla cistomanometria, procedura che viene eseguita, previo posizionamento dei cateterini, infondendo soluzione fisiologica direttamente in vescica, simulando così il riempimento vescicale. Durante il riempimento vengono misurati i valori pressori a livello vescicale ed endoaddominale in modo da individuare eventuali “comportamenti anomali” come le alterazioni della compliance detrusoriale (ossia della capacità della vescica di lasciarsi distendere con l’aumentare del volume infuso) e la presenza di contrazioni involontarie, disfunzione che nei casi più gravi può portare alla perdita involontaria di urine (incontinenza urinaria da urgenza).

Al termine della cistomanometria, che si conclude di solito quando il paziente riferisce uno stimolo impellente e non più procrastinabile, si passa alla fase conclusiva, cioè all’analisi del rapporto pressione/flusso che si ottiene invitando il paziente ad urinare e registrando i valori del flusso urinario e le variazioni delle pressioni endovescicali.
Le misurazioni ottenute vengono processate da un software e riportate su un grafico mediante il quale lo Specialista è in grado di stabilire la presenza di una patologia ostruttiva, quantificarne l’entità e valutare la potenza contrattile del detrusore.

Ma quali sono i pazienti che dovrebbero sottoporsi all’esame urodinamico? Prima di rispondere, è doveroso premettere che tale metodica viene definita “invasiva”, e quindi rappresenta un esame diagnostico di livello avanzato. Data la complessità si evince come non sia necessario sottoporre a tale procedura chiunque presenti un minimo disturbo a livello minzionale, ma deve essere operata una selezione in base a determinati criteri clinico-anamnestici, motivo per il quale è opportuno che sia lo Specialista a porre l’indicazione per effettuare l’esame urodinamico. Una delle più comuni applicazioni dell’urodinamica è senz’altro rappresentata dall’ipertrofia prostatica benigna.

Tale patologia, dovuta all’aumento volumetrico della ghiandola prostatica secondario alla presenza di noduli di adenomiomatosi, colpisce un vasto numero di soggetti, soprattutto dopo il cinquantesimo anno di età, manifestandosi spesso con la riduzione della portata del flusso urinario, con l’aumento della frequenza minzionale, sia diurna che notturna (spesso il primo sintomo è costituito proprio dalla necessità di doversi alzare nel cuore della notte per andare a urinare), con la sensazione di non aver svuotato completamente la vescica al termine della minzione e, nei casi più gravi, con la perdita di urine conseguente allo stimolo impellente. E’ solamente grazie all’esame urodinamico che lo Specialista è in grado di stabilire se il paziente deve essere sottoposto ad intervento chirurgico, a terapia farmacologica o solamente a monitoraggio periodico.

Un altro importantissimo campo di applicazione dell’urodinamica è rappresentato dalle patologie funzionali determinate dal prolasso degli organi pelvici nella donna. Tali modificazioni, dovute al rilasciamento delle strutture di supporto dell’utero, della vescica e del retto, sono molto comuni soprattutto dopo la quarta-quinta decade di vita e tra i più importanti fattori di rischio si riconoscono il numero delle gravidanze, soprattutto se i parti sono avvenuti per via vaginale, l’aumento ponderale, l’attività fisica, le modificazioni dell’alvo (soprattutto in senso stitico), gli interventi di chirurgia pelvica. La sintomatologia è variabile e molto spesso possono coesistere con diversi livelli di gravità disturbi quali l’incontinenza da sforzo, l’incontinenza da urgenza, la difficoltà nella minzione e l’incapacità di svuotare completamente la vescica.

Oltre alle comuni alterazioni appena descritte, i disordini della funzionalità delle basse vie urinarie possono essere causati una quantità di patologie, a volte manifeste, altre volte occulte, che coinvolgono il sistema nervoso: i traumi spinali, le encefalopatie multiinfartuali, i parkinsonismi, la sclerosi multipla, le malattie demielinizzanti, le patologie cerebrovascolari, solo per citarne alcune, sono tutte condizioni che possono avere ripercussioni sulla funzionalità detruso-sfinterica, dando luogo a una molteplicità di disordini spesso invalidanti e pericolosi.
Esistono poi altre situazioni che necessitano di un’attenta valutazione tramite le prove urodinamiche: è il caso della cistite interstiziale, del dolore pelvico cronico e dell’enuresi, patologie che spesso riconoscono tra le varie cause anche delle alterazioni di carattere funzionale.

Per concludere: la preparazione all’urodinamica prevede l’assunzione di una terapia antibiotica a scopo profilattico della durata di pochi giorni a partire dal giorno dell’esame, ed è necessario effettuare l’analisi delle urine con relativa urinocoltura alcuni giorni prima, in quanto la presenza di infezioni delle vie urinarie può compromettere i risultati. La procedura, in base alle patologie che si vanno a studiare, ha una durata che varia tra i 30 e i 60 minuti, non comporta sostanzialmente alcun rischio per il paziente e viene eseguita in regime ambulatoriale.

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