Prevenzione è il primo passo per la lotta al morbo di Parkinson

esamiparkinsonNell’ultimo decennio la lotta al morbo di Parkinson ha fatto grandissimi passi in avanti e oggi si può tranquillamente affermare che la malattia è tenuta sotto controllo molto meglio rispetto al passato. Essendo disponibili terapie varie ed efficaci, la diagnosi precoce del morbo di Parkinson riveste un importanza fondamentale per preservare la qualità della vita di chi ne è affetto. E’ ben noto che la malattia di Parkinson è una patologia del sistema nervoso centrale conseguente alla morte di alcune cellule nervose, situate in una zona profonda del cervello denominata sostanza nera, per cause non ancora note. Queste cellule producono un neurotrasmettitore, chiamato dopamina, responsabile dell’attivazione di un circuito che controlla il movimento. Con la riduzione di almeno il 50 per cento di tali cellule, viene a mancare un’adeguata stimolazione dei recettori, cioè delle stazioni di arrivo del circuito.
La patologia si manifesta più frequentemente tra i 40 ed i 60 anni ma interessa anche i giovani: in Italia infatti sono circa 20 mila le persone al di sotto dei 40 anni colpite da questo disturbo neurologico. Con il termine Parkinsonismo si indica invece sia la malattia di Parkinson sia tutte le sindromi che per molti aspetti le assomigliano, ma in realtà non lo sono.
La malattia di Parkinson è caratterizzata da tre sintomi classici: rigidità, tremore e bradicinesia (lentezza nei movimenti), ai quali si associano altri sintomi primari tra i quali disturbi dell’equilibrio, impaccio nell’andatura, modificazioni posturali.
Per la diagnosi di malattia di Parkinson la visita neurologica rappresenta il primo “passo” ed anche il più importante. Essa si svolge in due fasi: nella prima, anamnesi, vengono raccolte le notizie riguardanti la storia del paziente, le eventuali patologie presenti nei familiari, le abitudini di vita, il tipo di lavoro svolto ed i sintomi avvertiti dal paziente; nella seconda fase il Neurologo visita il paziente ricercando alcuni segni caratteristici della malattia. Nel corso della visita è possibile porre il sospetto diagnostico di Malattia di Parkinson.
Importante per la diagnosi è la valutazione della risposta alla terapia. A tal proposito, nella pratica clinica, vengono effettuati test farmacologici utilizzando farmaci specifici come l’apomorfina oppure la levodopa; nel corso di tali test si esegue una valutazione della agilità nell’esecuzione di alcuni compiti motori prima e dopo la somministrazione del farmaco. Se il miglioramento osservato è significativo, il test viene considerato positivo. Nel percorso diagnostico della patologia sono importanti alcuni esami radiologici, quali TAC o RM encefalo, che consentono di escludere altre patologie del cervello responsabili degli stessi disturbi. In alcuni casi selezionati, nei quali sussistono dubbi sulla diagnosi, sono disponibili gli esami funzionali (danno informazioni sul funzionamento dell’encefalo): gli studi PET e SPECT consentono di valutare il grado e la distribuzione della morte cellulare. La SPECT con DAT Scan, viene eseguita in alcuni casi selezionati, per agevolare la diagnosi di malattia di Parkinson e differenziarla dai parkinsonismi cosiddetti “secondari” cioè con una causa identificabile (es. farmaci).
In futuro, probabilmente, un semplice prelievo di sangue potrà agevolare la diagnosi; sono in corso di studio infatti alcuni markers biologici il cui dosaggio permetterà di accertare la diagnosi e di monitorare nel tempo la malattia di Parkinson.

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