Macrolane, acido ialuronico per aumentare il seno

macrolanesenoIn Italia, ma anche nel mondo, l’operazione di mastoplastica additiva sta diventando sempre più popolare. Il seno per le donne, insieme ai glutei, è un simbolo di femminilità predominante e non averlo sviluppato è un grosso cruccio.

Lo scoglio da superare per chi vuole arrivare alla mastoplastica è quello di affrontare un’ operazione chirurgica , per questo molte donne prendono in considerazione l’acido ialuronico per aumentare il seno, ovvero il Macrolane.

Facciamo però un passo indietro: in cosa consiste una mastoplastica additiva? Semplice, due protesi ( in silicone o in soluzione salina) da inserire all’interno della mammella tramite un innesto chirurgico. Il medico pratica un incisione intorno all’areola del capezzolo, oppure sotto il seno ed inserisce la protesi.

Costi della mastoplastica: si parte da 5mila euro per arrivare fino a 10mila, dipende dal chirurgo, dalle protesi e dalla città. Grandi controindicazioni non ce ne sono e si può sperare che le protesi durino anche più di 10 anni. Il risultato lo conosciamo tutti, si può arrivare ad avere la taglia del seno desiderata.

L’alternativa alla mastoplastica e a tutto quello, lo abbiamo descritto, che comporta è l’acido ialuronico, un componente naturale presente già nel nostro corpo e responsabile dell’ elasticità della pelle. Viene utilizzato insieme all’ acido polilattico per distendere le rughe.

Il nome commerciale utilizzato è Macrolane, lo produce un’azienda svedese. L’acido ialuronico è una sostanza già presente nel nostro organismo, mantiene l’elasticità del tessuto connettivo, anche se nel corso degli anni diminuisce. Nel campo estetico viene utilizzato come filler dermale, riempitivo, per interventi estetici a glutei, labbra, polpacci, viso e per aumentare il volume del seno. Il problema principale è che il Macrolane seno viene assorbito dallo stesso organismo nel corso del tempo, per cui nel giro di 8/9 mesi l’effetto finisce.

Altro limite è la taglia di seno che potremo aumentare: non più di una misura. Il chirurgo semplicemente inietta l’acido ialuronico nella mammella che prende forma. I prezzi del Macrolane non sono abbordabilissimi: una fiala da 10 cc costa circa 100 euro, calcolando che per una mammella c’è bisogno di 100cc arriviamo a spendere 2mila euro solo per il prodotto da aggiungere poi alla parcella del chirurgo.

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Che cos’è la malattia celiaca, intolleranza al glutine

celiacoSono poche, oggigiorno, le persone che non conoscono la malattia celiaca o che non hanno qualche amico, parente o conoscente affetto da questa non rarissima intolleranza alimentare. La malattia celiaca, o intolleranza al glutine, è una malattia di vecchia conoscenza ma con una metodologia diagnostica giovane, nel senso che prima si pensava colpisse soprattutto i giovani mentre oggi sappiamo che si manifesta spesso nei soggetti adulti e viene anche riscontrata nei settantenni.

È una malattia a forte componente genetica, nel senso che si trasmette ereditariamente, ed è legata all’effetto tossico di alcune componenti del glutine (gliadina, glutamina e prolina) sulla mucosa dell’intestino. Il glutine è la sostanza che rende l’impasto appiccicoso e permette la panificazione; esso si trova nel grano, nella segale e nell’orzo e in concentrazioni minori nell’avena, mentre le sopracitate frazioni tossiche non si ritrovano nel granturco, miglio o riso.

Queste proteine tossiche si legano a recettori presenti sulle cellule intestinali e provocano una reazione autoimmune da parte dell’organismo che porta all’atrofia dei villi intestinali ed al conseguente malassorbimento di molte sostanze nutritizie. Da un punto di vista sintomatologico la celiachia generalmente si presenta con lievi dolori addomimali post-prandiali, diarrea e perdita di peso. Spesso è presente un’anemia sideropenia (cioè da carenza di assorbimento di ferro), astenia, e talvolta, nelle giovani donne, anche assenza delle mestruazioni; sono frequenti anche afte ed ulcerazioni della lingua e della mucosa della cavità orale.

Come si diagnostica la Celiachia

Alla diagnosi si arriva facilmente, basta infatti eseguire la ricerca nel sangue degli anticorpi specifici (Anti-Gliadina, Anti-Endomisio e Anti-Transglutaminasi).

Peraltro esistono in commercio e quindi si trovano in farmacia degli autotest per la celiachia (cioè test eseguibili da soli, a casa) per la ricerca di anticorpi anti-transglutaminasi (che sono i più specifici). In caso di positività, bisogna eseguire una gastroscopia con prelievi bioptici nel duodeno per documentare il grado di atrofia dei villi intestinali.

Stando all’ultima Relazione del Ministero della salute sulla celiachia sono circa 400 mila i malati che
ancora non sanno di esserlo. I sintomi che devono spingere a fare ulteriori accertamenti sono anemia,
ricorrenti dolori addominali alternati a stipsi, presenza di afte, perdita dei capelli e lesioni allo smalto dei denti. Nelle donne, colpite il doppio degli uomini dalla celiachia, possono riscontrarsi problemi
di fertilità, alterazioni del ciclo, amenorrea (cioè assenza delle mestruazioni). Anche il menarca
ritardato (dopo i 15 anni ) può essere una spia di questa intolleranza permanente al glutine. Infine, tra
i possibili campanelli d’allarme, vanno inclusi stanchezza e difficoltà di concentrazione

Terapia

Se la diagnosi della celiachia è relativamente semplice lo stesso non si può dire della terapia che rappresenta il vero punto dolente della malattia. Infatti la terapia della celiachia, al momento, è solo dietetica ed in teoria relativamente facile: il paziente deve semplicemente evitare tutti i prodotti con il glutine e cioè grano, segale, orzo, ed in parte l’avena (pur essendo meno tossica). La realtà invece è che la dieta senza glutine è difficile perché i moderni processi di preparazione industriale prevedono l’aggiunta di glutine come additivo in molti alimenti in commercio.

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Osteoporosi e depressione sono connesse

osteoporosiC’è una connessione tra depressione e perdita di massa ossea che porta all’ osteoporosi e alle fratture. E’ il risultato di uno studio condotto dai dottori Raz Yirmiya e Itai Bab dell’ Università di Gerusalemme che hanno sottolineato ancora una volta come il collegamento tra depressione e osteoporosi esista e sia particolarmente forte tra le donne piu’ giovani. Nonostante le prove accumulate nel tempo su questa tesi l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha ancora riconosciuto la depressione come un fattore di rischio per l’osteoporosi a causa della mancanza di studi su grossi campioni statistici. Per porre rimedio a questa situazione, i ricercatori dell’Università Ebraica hanno assemblato i dati di tutti gli studi condotti sul tema fino ad oggi per studiarli nuovamente. I risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Biological Psychiatry. Nell’articolo gli scienziati hanno valutato i dati di 23 progetti di ricerca condotti in otto paesi e hanno poi messo a confronto la densità ossea di 2.327 persone che soffrono di depressione contro 21.141 individui non depressi.

I risultati, dicono i ricercatori, mostrano chiaramente che gli individui depressi hanno una densità ossea sensibilmente inferiore rispetto agli altri e che la stessa è anche associata ad una marcata attività di osteoclasti che rompono le ossa. I ricercatori hanno riscontrato che l’associazione tra depressione e perdita di massa ossea è più forte nelle donne rispetto agli uomini, soprattutto giovani donne. Ancora: la connessione è particolarmente forte nelle donne con una depressione diagnosticata da uno psichiatra,piuttosto che quella riferita alle donne che  si autodefiniscono depresse.

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Perchè compaiono i capelli grigi nelle donne

capelligrigichefarePerchè compaiono i capelli grigi nelle donne e negli uomini? La colpa è genetica, risiede nel Dna e stress e malattie non contano nulla, o quasi. E’ la sintesi di un gruppo di ricercatori di Unilever che ha effettuato degli studi su 200 gemelle danesi tra i 59 e gli 81 anni. Gli esperti hanno scoperto minime differenze nella profondità dei capelli grigi nelle gemelle che hanno lo stesso patrimonio genetico. Mentre ce n’erano di più fra le altre gemelle, quelle eterozigoti. Il passo per giungere alla conclusione, pubblicata su Plos One, è breve: lo sviluppo di capelli grigi nella donna è di tipo genetico, la colpa risiede nei geni. Lo studio ha rilevato anche che la stempiatura dei capelli è legata soprattutto a fattori genetici, mentre il diradamento sulla parte superiore della testa sarebbe maggiormente collegato a fattori ambientali e allo stile di vita. Secondo David Gunn, primo ricercatore, benchè molte teorie cerchino di spiegare le differenti percentuali del grigio dei capelli nelle donne e uomini, dietro ci sono poche prove scientifiche. “Questo studio ci offre un’affascinante visione della ragione per cui i capelli delle donne diventano grigi, e certamente suggerisce che i fattori ambientali, lo stress o altre patologie non sono poi così importanti come una volta si credeva“, dice il dottor Gunn. Di solito i capelli diventano bianchi negli uomini intorno ai 30 anni e nelle donne  pressapoco nei 35. Lo studio indica che, indipendentemente da quanto stressante sia la vita di una donna, ci sono forze maggiori in gioco legate al sua dna. Questa ipotesi non trova del tutto d’accordo David Fisher, del Dana Faber Cancer Institute (Usa), altro studioso specializzato in questo settore. Probabilmente i geni giocano un ruolo chiave nel controllare la perdita di colore dei capelli, ma secondo lo specialista americano alcuni elementi suggeriscono che anche l’esposizione a determinate sostanze chimiche possa promuovere la comparsa delle tempie grigie.

FONTE DELL’ ARTICOLO

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La Gravidanza e gli esami da effettuare

esamigravidanzaLa gravidanza e la nascita di un figlio rappresentano dei momenti molto importanti per la coppia. Rappresentano anche attimi di grande tensione affettiva oltre che di massima considerazione per la salute della mamma e del futuro neonato. Per questo motivo può essere utile seguire suggerimenti su come comportarsi e quali norme seguire. Oltre ad esserci il piacere dell’ organizzazione che va dalla realizzazione della culla alla scelti di vestiti premaman ci sono delle visite e controlli da eseguire.

Innanzitutto è importante come prepararsi alla gravidanza.
Idealmente, la prima visita prenatale deve essere fatta prima del concepimento, per permettere al medico di identificare eventuali malattie; di mettere in guardia la paziente contro l’uso di tabacco, droghe, alcolici e altre sostanze; di verificare le sue buone condizioni fisiche. Devono essere chiarite le misure igieniche di vita come la dieta corretta, l’esercizio fisico e l’intervallo adeguato tra una gravidanza e l’altra e, se necessario, la paziente deve essere indirizzata in strutture specialistiche adeguate.

La prima visita deve includere un esame obiettivo completo, incluse le determinazioni del peso, dell’altezza e della pressione arteriosa; la palpazione del collo e della tiroide; l’auscultazione del cuore e dei polmoni; l’esame delle mammelle, dell’addome e degli arti; e un esame del fondo dell’occhio. Deve essere, poi, eseguita una visita pelvica completa.

La visita intima accerta la grandezza e la conformazione dell’utero e la normale condizione degli annessi. Gli esami di laboratorio devono includere un emocromo, un test su siero per il virus dell’epatite B, un esame colturale per la gonorrea e la chlamydia, la tipizzazione del gruppo sanguigno e del fattore Rh e lo screening per gli anticorpi, il livello degli anticorpi contro la rosoliaun esame completo delle urine, un esame colturale di screening delle urine e un test di Papanicolaou della cervice (a meno che un precedente esame fosse positivo) .

Le donne di colore devono essere esaminate per la costituzione genetica eterozigote o per la malattia falciforme. Si devono raccomandare gli studi genetici alle donne che sono comprese nelle categorie a più alto rischio. Le donne che provengono dall’Asia o dall’America Latina, le donne senza fissa dimora e le altre donne suscettibili, devono eseguire l’intradermoreazione per la TBC.

COSA SI INTENDE PER GRAVIDANZA
Per gravidanza fisiologica si intende una gravidanza che decorre senza particolari problemi o complicanze. Il 90% circa delle gravidanze rientrano in questa categoria. Al fine di tutelare la madre ed il nascituro nel corso della gravidanza si effettuano una serie di esami ed accertamenti, volti ad individuare precocemente alterazioni o patologie che potrebbero, se non trattate, essere fonte di problemi; tutto ciò al fine di poter effettuare tempestivi trattamenti e limitare le eventuali conseguenze materno-fetali.

VISITA OSTETRICA
La prima visita ostetrica per le donne in gravidanza (con il proprio ginecologo o con ginecologi di strutture pubbliche quali ospedali, consultori, ambulatori) deve essere effettuata entro il primo trimestre. Le visite successive devono essere effettuate a cadenza mensile. Tutti i risultati delle analisi e degli esami effettuati devono essere mostrati al ginecologo curante per identificare tempestivamente eventuali alterazioni. Ad ogni visita verrà eseguita la misurazione della pressione arteriosa che è un parametro di grande importanza in gravidanza.

La paziente dovrà misurare il proprio peso corporeo a cadenza settimanale e comunicare le variazioni nel corso delle visite. Bruschi aumenti di peso, la comparsa rapida di edemi (gonfiori) alle gambe, eventuali sanguinamenti e/o dolori e qualsiasi altro sintomo, dovranno essere subito segnalati al proprio ginecologo.

L’ECOGRAFIA IN GRAVIDANZA
L’ecografia è un esame non invasivo e sicuro sia per la madre che per il feto. Dalla sua introduzione è diventata sempre più importante in ambito ostetrico fino a divenire al giorno d’oggi momento indispensabile di ogni gravidanza e branca quasi indipendente dell’ostetricia. Nelle prime fasi è fondamentale per la diagnosi e/o conferma della gravidanza.

Il sacco gestazionale può essere visualizzato a circa 4ª settimane e mezzo di gestazione, l’embrione dopo la 5ª settimana. La visualizzazione dell’embrione in cavità uterina è molto importante per escludere un’eventuale gravidanza extrauterina nonché per escludere la presenza di un uovo chiaro (o gravidanza anembrionica), in questo caso molti centri prudentemente preferiscono aspettare qualche settimana ancora per avere la conferma diagnostica.

Attraverso l’ecografia, poi, si può stabilire la datazione della gravidanza. Fra la 7ª e la 13ª settimana, infatti, il feto ha una crescita costante, cioè ad una data settimana corrisponde quasi invariabilmente una data lunghezza del feto e questa non è influenzata da nessun fattore costituzionale, razziale o nutrizionale. La misura di questa lunghezza consente di datare correttamente l’epoca di gravidanza con una approssimazione di piò o meno 4 giorni. La misura in questione si chiama CRL e corrisponde alla lunghezza del feto dal vertice (testa) al sacro.

Test non invasivi per scoprire se il feto è affetto da sindromi

in Italia il ministero della salute ne ha approvati 5 e possono essere eseguite, privatamente, con il prelievo sanguigno della futura mamma. A differenza dell’ amniocentesi e della villocentesi che sono invasivi e che presentano un minimo rischio di aborto, questi test sono sicuri per il futuro neonato.  I test possono rilevare la trisomia 21, per la sindrome di Down, la 18 (legata alla sindrome di Edwards) la 13 (sindrome di Patau), che sono le più diffuse, ma anche alla 22, alla 16 e alla 9. Si effettuano alla X-XII settimana di gravidanza.

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Le proprietà del Tè, fonte di salute e benessere

proprietateCon l’arrivo dell’inverno e del freddo, consumare una tazza di tè caldo dà piacere e sollievo. Pochi sanno che il suo consumo è anche fonte di salute e di longevità. Il tè verde deriva dai germogli delle foglie della pianta “Camelia sinensis”, la stessa del tè nero che tutti conosciamo. Anzi, per la precisione, esistono tre tipi di tè: nero, oolong e verde, classificati solo ed esclusivamente in base al tipo di lavorazione (in particolare differisce la durata della fermentazione delle foglie). Nel tipo “verde” le foglie, appena raccolte, vengono “lavate” a vapore e subito seccate per impedirne la fermentazione. Grazie a questo processo i principi attivi rimangono inalterati e si perde un po’ di teina.
Che questa bevanda fosse un toccasana, una specie di elisir di lunga vita, gli Orientali lo dicevano da secoli, tanto che in Oriente il tè (rigorosamente verde: quello nero, considerato di bassa qualità, lo riservano a noi Occidentali) è bevanda nazionale. Già nel 2700 a.C. si narra di un imperatore, bevitore di tè, che era solito mettere le foglie della pianta dentro una brocca di acqua calda dando così inizio a questa affascinante usanza.
Tante sono state le ricerche su questa bevanda ed i primi studi risalgono a più di dieci anni fa. Decine sono le ricerche pubblicate su riviste scientifiche di rilievo, da Jama (Journal of American Medical Association) a Lancet.
Uno degli ultimi interessanti sviluppi è stato lo scoprirne le stupefacenti proprietà anti-invecchiamento ed anti-cancro. Una piccola curiostà: la “pulce” nacque osservando la straordinaria longevità, in Oriente, delle donne che insegnano la cerimonia del tè e che quindi assumono molto più tè rispetto alla media. Inoltre, tra i ricercatori di tutto il mondo nacque quello che poi fu definito il “paradosso nipponico”: perché i Giapponesi, tra i più forti fumatori al mondo, si ammalano meno che altrove di tumore al polmone? Ciò è dovuto al potere dei componenti del tè verde, in particolare un tipo di costituenti fornisce i maggiori benefici per la salute: i polifenoli, in particolare delle catechine con potenti proprietà antiossidanti. Sembra, addirittura che un tipo di queste, le EGCG (epigallocate- chine-galato), abbia un potere antiossidante 20 volte più forte della vitamina E. Il segreto (fornitomi direttamente da un amico orientale) per prepararlo correttamente: mettere un paio di grammi di tè in fondo ad una tazza o teiera e riempirla con una parte di acqua fredda e una di acqua calda (l’acqua bollente deteriora le foglioline); lasciare in infusione per 2-4 minuti, filtrare ed aggiungere eventualmente miele o zucchero di canna, mai il latte perché la caseina in esso contenuta potrebbe neutralizzare i polifenoli. Quindi…. buona tazza a tutti!

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Pap test per il tumore al collo dell’ utero, l’eta per farlo mai prima di 21 anni

Nuove linee guida per lo screening del tumore al collo dell’utero, le donne dovrebbero ritardare il loro primo Pap-test all’età di 21 anni, non prima, ed i controlli dovrebbero essere effettuati con meno frequenza di quello che si dichiarava fino a qualche tempo fa.

Il consiglio arriva dall’ American College of Obstetricians and Gynecologists, che vuole ridurre test non necessari e nocivi in particolare nelle adolescenti e giovani donne. Le linee guida affermano che le ragazze con età inferiore ai 30 anni devono essere sottoposte al test una volta ogni due anni, invece di eseguire un esame annuale, mentre per le donne sopra i 30 anni si possono eseguire ogni tre anni.

Le ultime linee guida sullo screening del cancro cervicale sono le seguenti:

  • il primo controllo dovrebbe iniziare all’età di 21 anni.
  • Le donne con età compresa tra 21-29 anni dovrebbero fare un Pap test ogni 3 anni.
  • Le donne di età compresa tra 30-65 anni dovrebbero eseguire un Pap test ed un test HPV (co-test) ogni 5 anni. E ‘accettabile fare un Pap test da solo ogni 3 anni.
  • Le donne possono fare a meno di effettuare uno screening per il cancro del collo dell’utero  dopo i 65 anni, a meno che non abbiano una storia grave o moderata di displasia o tumore moderata e che allo stesso tempo abbiamo avuto tre risultati negativi sul pap test negli ultimi 10 anni, con la prova più recente negli ultimi 5 anni.

linee guida pap-test ginecologici american college

Ci si potrebbe chiedere perché il test HPV non sia raccomandato per le donne di età inferiore a 30 anni. L’infezione da HPV è molto comune nelle donne più giovani,  di solito va via da solo. Un risultato positivo del test HPV molto probabilmente diventerà negativo senza alcun trattamento.
Se avete avuto un intervento di isterectomia, potrebbe essere necessario fare uno screening del cancro cervicale.

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