Il trapianto di Melanociti per la Vitigiline e la Fototerapia

Sono molti gli italiani che devono combattere con la vitiligine, malattia della pelle non contagiosa, di cui non se ne conosce la natura, che si manifesta tra i 20 ed i 40 anni e colpisce sia uomini che donne. Tra i vip più famosi che ne soffrono citiamo Michael Jackson, Mara Maionchi, la bellissima modella Chantelle Brown-Young e il nuotatore Marin.

La vitiligine però non è solo una patologia estetica ma una vera e propria malattia degenerativa della pelle, in grado di alterare fortemente la percezione di sè ed il rapporto con gli altri che colpisce quindi soprattutto a livello psicologico.

Perchè arriva:
alla base di tutto ci sarebbero dei difetti genetici che fanno scattare un’eccessiva risposta autoimmune. E’ dovuta alla morte di specifiche cellule dell’ epidermide, chiamate melanociti che normalmente producono la melanina, il pigmento naturale della pelle.

Molto difficilmente scompare da sola, anzi, con il tempo le macchie aumentano e si diltano. Le zone più colpite sono sul viso, occhi mani e bocca, ma anche braccia, piedi e genitali.

Bisogna intervenire subito per rallentare la progressione.

I metodi per sconfiggere la vitiligine:
non esiste nessun farmaco registrato per debellare questa malattia per cui, per i casi più difficili, gli ultimi ritrovati sono rappresentati dall’ auto-trapianto di melanociti. Si scavano delle piccole isole sulla chiazza di vitiligine, dove si vanno ad innestare le “zollette” di pelle sana, prelevate dalla nuca o dai glutei.
L’intervento si esegue in ambulatorio, in anestesia locale. Si procede poi con il laser per ricolorare uniformemente la zona trattata.

Un’altra tecnica ancora più sofisticata consiste nel prelievo di foglietti di pelle sana, da cui si estraggono in laboratorio i melanociti che poi vengono iniettati sulla parte depigmentata. L’ospedale di Roma San Gallicano è il primo centro in Italia che adotta questa tecnica. I prezzi di questo trapianto partono da 3 mila euro e non tutti possono farlo visto che la malattia deve essere stabile da almeno 1 anno, ovvero le chiazze non si sono allargate e, allo stesso tempo, non devono essere molto ampie.

La fototerapia:
il rimedio più efficace rimane la micro fototerapia, un trattamento abbronzante mirato che viene eseguito con strumenti laser di ultima generazione. Si utilizzano raggi ultravioletti di tipo UVB meno dannosi per la pelle. Queste radiazioni stimolamo la formazione di nuovi melanociti, accellerando la matorazione dei precursori pre esistenti nel bulbi piliferi. Anzichè però utilizzare lampade solari oggi si utilizzano puntatori laser di precisione che agiscono sulle singole lesioni, evitando di scurire il resto del corpo creando un contrasto di carnagione persino più marcato.

I risultati migliori con la fototerapia si hanno finchè i peli non si sono ancora schiariti, quando anche i peli diventano bianchi significa che la possibilità di rigenerare l’epidermide è ridotta al minimo.

Altri metodi sono rappresentati da:

  • cortisonici: presi per via orale bloccano l’infiammazione, ma non possono essere usati a lungo perchè la pelle tende ad assottigliarsi;
  • immunomodulatori topici: creme con una moderata azione nella ripegmentazione cutanea.
  • piperina: si tratta di una molecola estratta dal pepe nero che sarebbe in grado di scurire la cute, almeno quella dei topo. Non ci sono ancora studi che dimostrino l’efficacia sull’ uomo;
  • Ormone MSH: gioca un ruolo importante nell’abbronzatura stimolando i melanociti. E’ in corso una serie di sperimenti clinici che al momento sono incoraggianti, vedi questo studio realizzato in Florida.
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