Osteoporosi e depressione sono connesse

osteoporosiC’è una connessione tra depressione e perdita di massa ossea che porta all’ osteoporosi e alle fratture. E’ il risultato di uno studio condotto dai dottori Raz Yirmiya e Itai Bab dell’ Università di Gerusalemme che hanno sottolineato ancora una volta come il collegamento tra depressione e osteoporosi esista e sia particolarmente forte tra le donne piu’ giovani. Nonostante le prove accumulate nel tempo su questa tesi l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha ancora riconosciuto la depressione come un fattore di rischio per l’osteoporosi a causa della mancanza di studi su grossi campioni statistici. Per porre rimedio a questa situazione, i ricercatori dell’Università Ebraica hanno assemblato i dati di tutti gli studi condotti sul tema fino ad oggi per studiarli nuovamente. I risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Biological Psychiatry. Nell’articolo gli scienziati hanno valutato i dati di 23 progetti di ricerca condotti in otto paesi e hanno poi messo a confronto la densità ossea di 2.327 persone che soffrono di depressione contro 21.141 individui non depressi.

I risultati, dicono i ricercatori, mostrano chiaramente che gli individui depressi hanno una densità ossea sensibilmente inferiore rispetto agli altri e che la stessa è anche associata ad una marcata attività di osteoclasti che rompono le ossa. I ricercatori hanno riscontrato che l’associazione tra depressione e perdita di massa ossea è più forte nelle donne rispetto agli uomini, soprattutto giovani donne. Ancora: la connessione è particolarmente forte nelle donne con una depressione diagnosticata da uno psichiatra,piuttosto che quella riferita alle donne che  si autodefiniscono depresse.

Perchè compaiono i capelli grigi nelle donne

capelligrigichefarePerchè compaiono i capelli grigi nelle donne e negli uomini? La colpa è genetica, risiede nel Dna e stress e malattie non contano nulla, o quasi. E’ la sintesi di un gruppo di ricercatori di Unilever che ha effettuato degli studi su 200 gemelle danesi tra i 59 e gli 81 anni. Gli esperti hanno scoperto minime differenze nella profondità dei capelli grigi nelle gemelle che hanno lo stesso patrimonio genetico. Mentre ce n’erano di più fra le altre gemelle, quelle eterozigoti. Il passo per giungere alla conclusione, pubblicata su Plos One, è breve: lo sviluppo di capelli grigi nella donna è di tipo genetico, la colpa risiede nei geni. Lo studio ha rilevato anche che la stempiatura dei capelli è legata soprattutto a fattori genetici, mentre il diradamento sulla parte superiore della testa sarebbe maggiormente collegato a fattori ambientali e allo stile di vita. Secondo David Gunn, primo ricercatore, benchè molte teorie cerchino di spiegare le differenti percentuali del grigio dei capelli nelle donne e uomini, dietro ci sono poche prove scientifiche. “Questo studio ci offre un’affascinante visione della ragione per cui i capelli delle donne diventano grigi, e certamente suggerisce che i fattori ambientali, lo stress o altre patologie non sono poi così importanti come una volta si credeva“, dice il dottor Gunn. Di solito i capelli diventano bianchi negli uomini intorno ai 30 anni e nelle donne  pressapoco nei 35. Lo studio indica che, indipendentemente da quanto stressante sia la vita di una donna, ci sono forze maggiori in gioco legate al sua dna. Questa ipotesi non trova del tutto d’accordo David Fisher, del Dana Faber Cancer Institute (Usa), altro studioso specializzato in questo settore. Probabilmente i geni giocano un ruolo chiave nel controllare la perdita di colore dei capelli, ma secondo lo specialista americano alcuni elementi suggeriscono che anche l’esposizione a determinate sostanze chimiche possa promuovere la comparsa delle tempie grigie.

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Le proprietà del Tè, fonte di salute e benessere

proprietateCon l’arrivo dell’inverno e del freddo, consumare una tazza di tè caldo dà piacere e sollievo. Pochi sanno che il suo consumo è anche fonte di salute e di longevità. Il tè verde deriva dai germogli delle foglie della pianta “Camelia sinensis”, la stessa del tè nero che tutti conosciamo. Anzi, per la precisione, esistono tre tipi di tè: nero, oolong e verde, classificati solo ed esclusivamente in base al tipo di lavorazione (in particolare differisce la durata della fermentazione delle foglie). Nel tipo “verde” le foglie, appena raccolte, vengono “lavate” a vapore e subito seccate per impedirne la fermentazione. Grazie a questo processo i principi attivi rimangono inalterati e si perde un po’ di teina.
Che questa bevanda fosse un toccasana, una specie di elisir di lunga vita, gli Orientali lo dicevano da secoli, tanto che in Oriente il tè (rigorosamente verde: quello nero, considerato di bassa qualità, lo riservano a noi Occidentali) è bevanda nazionale. Già nel 2700 a.C. si narra di un imperatore, bevitore di tè, che era solito mettere le foglie della pianta dentro una brocca di acqua calda dando così inizio a questa affascinante usanza.
Tante sono state le ricerche su questa bevanda ed i primi studi risalgono a più di dieci anni fa. Decine sono le ricerche pubblicate su riviste scientifiche di rilievo, da Jama (Journal of American Medical Association) a Lancet.
Uno degli ultimi interessanti sviluppi è stato lo scoprirne le stupefacenti proprietà anti-invecchiamento ed anti-cancro. Una piccola curiostà: la “pulce” nacque osservando la straordinaria longevità, in Oriente, delle donne che insegnano la cerimonia del tè e che quindi assumono molto più tè rispetto alla media. Inoltre, tra i ricercatori di tutto il mondo nacque quello che poi fu definito il “paradosso nipponico”: perché i Giapponesi, tra i più forti fumatori al mondo, si ammalano meno che altrove di tumore al polmone? Ciò è dovuto al potere dei componenti del tè verde, in particolare un tipo di costituenti fornisce i maggiori benefici per la salute: i polifenoli, in particolare delle catechine con potenti proprietà antiossidanti. Sembra, addirittura che un tipo di queste, le EGCG (epigallocate- chine-galato), abbia un potere antiossidante 20 volte più forte della vitamina E. Il segreto (fornitomi direttamente da un amico orientale) per prepararlo correttamente: mettere un paio di grammi di tè in fondo ad una tazza o teiera e riempirla con una parte di acqua fredda e una di acqua calda (l’acqua bollente deteriora le foglioline); lasciare in infusione per 2-4 minuti, filtrare ed aggiungere eventualmente miele o zucchero di canna, mai il latte perché la caseina in esso contenuta potrebbe neutralizzare i polifenoli. Quindi…. buona tazza a tutti!

La politica influenza il livello di testosterone negli uomini

politicaI risultati delle elezioni politiche influenzano i livelli di testosterone negli uomini. Lo rivela un nuovo studio che sottolinea come i livelli salgano se l’uomo è un elettore della parte politica vincente, mentre diminuiscono se è schierato per i perdenti.
La ricerca è stata condotta dai neuroscienziati della Duke University Usa che hanno monitorato la quantità di testosterone negli uomini durante le elezioni presidenziali statunitensi del 2008. Il team ha raccolto campioni di saliva da 163 volontari (57 uomini) prima e dopo che i risultati delle elezioni fossero annunciati.
Dopo l’arrivo della notizia del vincitore i ricercatori hanno rilevato  che i livelli di testosterone degli elettori di sesso maschile che avevano votato per Barack Obama (vincitore) erano rimasti stabili, mentre quelli degli elettori di John McCain e Robert Barr (perdenti) erano diminuiti. Nessun cambiamento significativo è stato osservato  invece nei livelli di testosterone di 106 partecipanti di sesso femminile. I risultati, che sono stati pubblicati nel Medical Journal online PLoS ONE, indicano che l’arena politica può biologicamente influire sulla natura dei maschi.

Utilità dei braccialetti magnetici e di rame per i dolori da artrite

braccialettiartriteSono utili i braccialetti di rame e magnetici che si indossano per alleviare i dolori da artrite? Per alcuni studiosi inglesi no. Il primo studio ufficiale su questo tipo di cura ha dato esito negativo, il trattamento con i bracciali non funziona. La terapia magnetica e con il rame è utilizzata per combattere una serie di dolori articolari dovuti all’artrosi e per disturbi muscolo scheletrici; molti pazienti preferiscono di solito usare i braccialetti piuttosto che gli antidolorifici perchè non ci sono effetti collaterali e la terapia garantisce di alleviare i dolori riequilibrando il campo magnetico del corpo o rabboccando i livelli di rame.
I ricercatori delle università di York, Hull, Durham, insieme con il Servizio sanitario inglese hanno riscontrato che non c’era alcuna differenza nei sintomi se i pazienti indossavano cinghie magnetiche o de-magnetizzate. E’ stato chiesto a 45 malati di artrite ultra 50enni di indossare quattro bracciali da polso per un periodo di 16 settimane, di quelli che si trovavano in commercio. Sono stati usati vari modelli, i braccialetti di rame, le cinghiette magnetizzate normalmente e debolmente e quelle demagnetizzate. Il loro livello di dolore percepito è stato valutato tramite un indice riconosciuto a livello internazionale ed il risultato pubblicato sul giornale inglese “Complementary Therapies in Medicine“. Nessuna differenza in termini di effetto sul dolore è stata notata nei pazienti che indossavano i 4 dispositivi. Secondo Stewart Richmond della York University i benefici possono essere attribuiti ad un effetto psicologico placebo provato dai pazienti. Il dottor Richmond ha aggiunto che sebbene alcuni malati di artrite presentano bassi livelli di rame, questo è un effetto della patologia, piuttosto che una causa.
Anche se il solo effetto psicologico riuscisse ad alleviare i fortissimi dolori dovuti all’ artrosi sarebbe un buon risultato e preferire i braccialetti anti artrite che si trovano in commercio con prezzi che vanno dai 30 ed i 50 euro non sarebbe comunque da disprezzare.

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