Esami per chi è incinta, per qualcuno troppe ecografie

ecografiaPer qualcuno gli esami gravidanza che si effettuano quando si è incinta sono troppi, oppure rovesciando l’affermazione troppo pochi per gravidanze a rischio.  La domanda viene sollevata dal Cedap (Certificato di assistenza al parto del Servizio Sanitario Nazionale) che ha fornito i dati (riferiti all’anno 2007) sulla quantità di esami effettuati dalle donne incinta nel corso dei 9 mesi. Su piu’ dell’ 84% delle gestanti infatti sono state effettuate 4 visite (con una media nazionale di 5,1 ecografie per parto), un po’ troppe se si pensa che non c’è molta differenza nei casi con parto a rischio e parto normale.

La prima visita la fanno dopo la dodicesima settimana di gestazione il 3,6% delle donne italiane e il 16,2% di quelle straniere. Le donne con scolarità medio-bassa effettuano la prima visita più tardi (8%), così come quelle più giovani (15,7% nelle madri con meno di 20 anni).

Come detto sono 5,1 le Ecografie effettuate mediamente per ogni parto in Italia con differenze regionali. Vanno dalle 3,9  nella provincia autonoma di Trento alle 6,6 dell’Abruzzo. Per il 72,4% delle gravidanze si registra un numero di ecografie superiore a 3.

Nell’ambito delle tecniche diagnostiche prenatali invasive, l’amniocentesi è la più usata, seguita dall’esame dei villi coriali (3,39%) e dalla funicolocentesi (0,6%). In media ogni 100 parti sono state effettuate 15,4 amniocentesi. Anche in questo caso l’utilizzo è diversificato a livello regionale: nelle regioni meridionali si registra una percentuale al di sotto del 12% (ad eccezione della Sardegna) mentre i valori più alti si hanno in Valle d’Aosta (37,1%) e Liguria (27,6%). A livello nazionale alle madri con più di 40 anni il prelievo del liquido amniotico è stato effettuato nel 43,43% dei parti.

Per ridurre il numero degli esami da effettuare nelle donne in gravidanza il ministero della Salute ha incaricato un gruppo multidisciplinare di professionisti coordinati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dal Centro per la valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria di redarre nuove linee guida. Non verranno piu’ “passate” gratuitamente dal SSn amniocentesi a donne con piu’ di 35 anni ma verranno effettuate solo a coloro che  siano risultate positive al test combinato eseguito tra la 11/a e 13/a settimana.  Il test combinato si basa sull’età materna, la ricerca della translucenza nucale e la determinazione di alcuni valori nel sangue come la frazione beta libera di hCg e della proteina plasmatica.

Viagra per le donne per il calo del desiderio, la Flibanserina

viagradonneLe donne che accusano un calo del desiderio sessuale disporranno tra brevei del corrispondente del Viagra maschile. Si chiama Flibanserina, ed è il nome della molecola che aiuta questa volta il mondo femminile ad avere una spinta sessuale maggiore. Anche in questo caso, come è avvenuto con il Viagra, la scoperta è avvenuta per caso: nel tentativo di formulare un antidepressivo a rapida azione, è stato osservato che la Flibanserina determinava un aumento del desiderio sessuale nella donna.

Il disturbo da calo del desiderio sessuale è una disfunzione caratterizzata da calo di desiderio sessuale associato a forte disagio e/o difficoltà di relazione interpersonale, per cui le donne affette spesso accusano una perdita dell’intimità e della vicinanza al partner con ripercussioni negative sulla vita e sulla relazione di coppia.

La Flibanserina è una molecola innovativa, non a base di ormoni, che sembrerebbe in grado di risvegliare il desiderio femminile. Non si tratta di un vasodilatatore ma di un antidepressivo, il cui meccanismo d’azione si svolge pertanto a livello cerebrale: agisce sui neurotrasmettitori cerebrali coinvolti nella risposta sessuale e, modulandoli, sembrerebbe in grado di ripristinare quel giusto equilibrio fra fattori inibitori ed eccitatori che determina una sana risposta sessuale.

Ad oggi sono stati effettuati quattro test clinici su 5000 donne in 220 centri: dati raccolti dimostrerebbero che flibanserina alla dose di 100 ng, assunta una volta al giorno la sera prima di andare a letto, aumenti in maniera significativa il numero di rapporti sessuali soddisfacenti e il desiderio sessuale, oltre a ridurre in maniera significativa il disagio associato al disturbo da calo del desiderio sessuale in donne in età fertile. La maggior parte delle reazioni avverse sono state di grado lieve e moderato, si sono manifestate nei primi 14 giorni di terapia e si sono risolte con la prosecuzione della terapia. Gli eventi avversi più comuni hanno compreso vertigini, nausea, spossatezza, sonnolenza e insonnia.

Nonostante questo incoraggiante quadro di efficacia e sicurezza, il farmaco non deve essere considerato un afrodisiaco, né tantomeno deve essere usato al bisogno. Al contrario, deve essere assunto quotidianamente per un certo periodo di tempo (3-6 mesi) sotto stretta sorveglianza medico specialistica, fino a che la potenzialità di risveglio del desiderio non sia stata consolidata.

Sicuramente saranno necessari ulteriori studi sulla molecola, sul suo uso dopo l’arrivo della menopausa, e andrà chiarito anche il ruolo del testosterone, ormone più propriamente maschile, che tuttora viene utilizzato nella diminuzione del desiderio sessuale della donna. Non s’esclude infatti che lo stesso testosterone possa avere una azione permissiva per la funzionalità della flibanserina. In Italia il farmaco con il principio attivo dovrebbe arrivare in Italia nel 2011, previa approvazione dell’ agenzia del farmaco.

Incontinenza urinaria, le cause ed i rimedi

incontinenzaurinariaAlmeno due milioni di donne in Italia soffrono di incontinenza urinaria, un dato sicuramente sottostimato poiché non prende in considerazione coloro le quali per vergogna o timore non si dichiarano sofferenti. Può essere classificata in incontinenza da sforzo (stress incontinence), incontinenza da urgenza (urge incontinence) oppure incontinenza mista. L’inquadramento diagnostico dell’incontinenza urinaria, spesso affrontato da un punto di vista multidisciplinare, deve prendere in considerazione tutte le possibili cause. In molti casi può essere utile far compilare alla paziente un diario minzionale, sul quale viene riportato nell’arco di 72 ore l’introito idrico approssimativo, gli orari delle minzioni con la quantità di urina espulsa, gli orari e le modalità di eventuali episodi di fuga urinaria. L’integrazione diagnostica con alcuni fondamentali esami strumentali risulta indispensabile per definire in maniera inequivocabile il quadro clinico, condizione imprescindibile per il corretto trattamento terapeutico.

In particolare è necessario studiare in maniera approfondita la funzionalità vescicale mediante l’esame urodinamico che permette di quantificare l’entità della fuga urinaria, lo stato delle strutture sfinteriche, la presenza o meno di iperattività vescicale e l’eventuale esistenza di sindromi associate come l’ostruzione cervico-uretrale e la presenza di residuo postminzionale. L’inquadramento delle modificazioni morfologiche si avvale invece della diagnostica per immagini, sottoponendo le pazienti ad una valutazione ecografica preliminare per procedere ad un esame cistouretrografico che consente di evidenziare le alterazioni anatomiche della vescica e dell’uretra e i rapporti con gli organi contigui. La risonanza magnetica può avere un ruolo importante nello studio non solo dei visceri pelvici ma anche dei piani muscolari che compongono il pavimento pelvico, esame utile nel caso di un eventuale trattamento chirurgico.

I rimedi per l’incontinenza urinaria prevedono numerosi ed efficaci strumenti. Il primo passo è generalmente costituito dalla riabilitazione della muscolatura del pavimento pelvico, sia mediante il biofeedback, sia mediante l’elettrostimolazione. Tale procedura è molto valida nel trattamento dell’incontinenza da sforzo e fornisce buoni risultati anche in caso di incontinenza da urgenza. L’intento è quello di ristabilire un corretto supporto muscolare a livello perineale, condizione che permette, nei casi di prolasso poco pronunciato, di risolvere spesso in maniera completa la patologia mentre, nei casi di prolasso più gravi, garantisce una migliore riuscita della chirurgia correttiva. Sul versante farmacologico esistono diverse molecole di recente concepimento che agiscono sia a livello del sistema nervoso centrale, aumentando il tono dello sfintere uretrale e quindi limitando la perdita diurne sotto sforzo, sia a livello recettoriale locale, aumentando la soglia dello stimolo e riducendo la sintomatologia legata all’incontinenza da urgenza. È superfluo aggiungere che questi farmaci comportano anche degli effetti collaterali (disturbi dell’umore, secchezza della bocca, stipsi, reazioni da intolleranza) ed è dunque necessario che vengano somministrati sotto il controllo dello specialista. Il trattamento chirurgico viene riservato ai casi in cui le terapie riabilitative o farmacologiche non abbiano avuto successo.

Quasi quotidianamente vengono messe a punto nuove tecniche e nuovi sistemi per la risoluzione chirurgica dell’incontinenza, ma lo scopo è sempre e comunque quello di ripristinare nella maniera meno invasiva possibile i corretti rapporti anatomici tra i vari organi pelvici. In questo senso sono state create tecniche di sostegno per l’uretra, per la vescica, per la vagina, che si avvalgono spesso di presidi protesici applicabili per via transvaginale con il minimo trauma chirurgico per la paziente, limitata durata degli interventi e tempi di degenza molto brevi (2-3 giorni). È dunque evidente come l’interesse del mondo scientifico abbia reso l’incontinenza urinaria un problema che può essere serenamente affrontato e risolto, liberando la paziente da un disagio psicologico spesso frustrante dall’importante impatto sulla qualità della vita.

Le donne hanno più memoria degli uomini, uno studio conferma

memoriadonneUn nuovo studio conferma quello che già si sapeva da tempo: le donne hanno più memoria degli uomini. Una ricerca dell’ Università di Londra condotta su 9600 persone con età intorno ai 50 anni ha rivelato che la memoria delle donne è migliore di quella del sesso forte. In un primo esperimento i volontari hanno ascoltato 10 parole, successivamente in due minuti di tempo dovevano ricordarle e scriverle su un foglio di carta quante più possibili ne ricordavano. Nel secondo test, a distanza di 5 minuti dall’ altro, è stato richiesto loro di scriverle nuovamente quante più ne ricordavano.

Le donne avevano memorizzato mediamente un 5% in più di parole
rispetto agli uomini nel primo test e l’8% in più nel secondo ripetuto dopo 5 minuti.
Una curiosità: i non fumatori e gli ex fumatori hanno battuto i fumatori in entrambi i test, segno che il fumo fa male anche alla memoria, per cui smettere di fumare non è mai tardi.

Aumentare il seno con le cellule staminali

Fino a poco tempo fa per aumentare il seno non c’era scampo, bisognava ricorrere alla mastoplastica additiva. Si tratta di un’ operazione chirurgica che prevede delle incisioni con bisturi per l’impianto di protesi, saline o di silicone. Dagli Stati Uniti, patria della chirurgia estetica, arriva la notizia sulla possibilità di aumentare il volume del seno tramite il proprio grasso che, prelevato da alcune parti del proprio corpo e opportunamente trattato con cellule staminali,  viene “traslocato” sul petto dove manca. La tecnica si chiama “lipofilling”, lipo da liposuzione e “filling” dal verbo “to fill” ovvero riempire.

Per la verità questa tecnica non è nuova, sono tanti anni che la scienza ci prova, sarebbe un sogno per moltissime donne, risolvere due problemi in un sol colpo, asciugare le gambe e aumentare il decoltè. Il problema è sempre stato solo uno: l’adipe prelevato e poi reimpiantato veniva riassorbito in poco tempo dal corpo. Quindi addio all’ aumento del volume del seno.

L’azienda che sembra aver risolto il problema del riassorbimento del grasso è la Cytori Therapeutics che ha brevettato il suo metodo chiamandolo Celution. I ricercatori della Cytori nei loro test hanno prelevato cellule staminali adulte dagli stessi pazienti, centrifugate e mischiate insieme al grasso prelevato con liposuzione. Questo adipe trattato è stato successivamente iniettato nel seno delle pazienti che avevano subito una mastectomia. Il risultato dopo alcuni mesi è sembrato incoraggiante con lo spessore del seno incrementato in maniera significativa.

Il metodo della Cytori è già disponibile in molti paesi del mondo, incluso il nostro. Test con successo si sono avuti in Inghilterra e Giappone. La cattiva notizia però è che il sistema Celution non è stato approvato dall’autorità sanitaria statunitense FDA, quindi in Usa non può essere commercializzato. Quella buona è che ci sono studi che mettono in mostra i buoni risultati della CAL (cell assisted lipotranfer).

Altra cattiva notizia è che l’aumento del seno con le cellule staminali non può essere utilizzato da tutte le donne. C’è bisogno infatti di un buon donatore, ovvero il paziente deve avere una buona quantità di grasso prelevabile dal proprio corpo. Donne magre non possono utilizzare il metodo proposto dalla Cytori. In ogni caso i prezzi della mastoplastica con le cellule staminali dovrebbero aggirarsi sui 5mila euro o poco più.

Che cos’è e a cosa serve il Pap Test Thin Prep

paptestLa diffusione del PAP TEST ha ridotto significativamente la mortalità per cancro cervicale; oggi esistono nuove tecnologie per renderlo più efficace e sicuro come il Thin Prep (Pap Test su strato sottile). II Thin Prep – Pap Test è l’unico metodo di citologia approvato dall’FDA statunitense come “significativamente più efficace rispetto al tradizionale pap striscio cervicale”. II test così concepito aumenta la sensibilità della diagnosi precoce; inoltre, dallo stesso campione, possono essere eseguiti ulteriori approfondimenti diagnostici, quali quelli per l’HPV, responsabile del 97% dei tumori del collo dell’utero. Che cos’è l’HPV? E’ un infezione virale molto comune con la quale la maggior parte delle donne viene a contatto in un certo momento della vita. Se le anomalie cellulari vengono rilevate precocemente il trattamento ha successo nel 100% dei casi. II test dell’HPV, proprio perchè è in grado di evidenziare il virus prima che si sia sviluppato un tumore, consente di identificare con grande anticipo i casi a rischio e garantisce una prevenzione ottimale.
II test è raccomandato in particolare alle donne tra i 25 e i 64 anni di età. A tutte le età invece, come ricordano le maggiori società scientifiche del settore, compresa la Società Italiana di Colposcopia (SICPCV), il test HPV è indicato per chiarire in particolare l’esito di un Pap-test DUBBIO. Alcuni sottotipi di HPV hanno maggiori probabilità di causare il cancro cervicale; questi sottotipi possono essere determinati dal Thin Prep campione. La combinazione di Thin Prep e Dna Pap garantisce il 99,9% di correre un rischio quasi nullo di avere o di sviluppare un tumore del collo dell’utero. A differenza del Pap Test tradizionale, dove solo una parte delle cellule prelevate viene strisciata su vetrino, con il Thin Prep Pap Test tutti i tipi di cellule della cervice sono presenti in quantità adeguate, aumentando la qualità del vetrino. Nel Thin Prep, una volta effettuato il prelievo, il medico competente sospende le cellule in un flacone contenente un liquido conservante anzichè strisciarle su vetrino. II flacone viene poi inviato in laboratorio, dove un apposito strumento allestisce il campione eliminando i materiali interferenti (cellule infiammatorie, batteri, sangue). Le cellule sono trasferite su un vetrino in monostrato (strato sottile). Idealmente il momento migliore per eseguire un Thin Prep è due settimane dopo la fine del flusso mestruale. Donne in post-menopausa possono eseguire il loro esame in qualsiasi momento nel corso del mese. Ricerche cliniche su migliaia di donne hanno dimostrato che il Thin Prep aumenta l’identificazione delle cellule precancerose.

I POSSIBILI RISULTATI DEL PAP-TEST Thin Prep SONO:
• nessuna lesione intraepiteliale neoplasica;
• lesione benigna o reattivo ripartiva delle
cellule;
• cellule squamose atipiche di significato
incerto (ASCUS). Cellule anomale che non
sono chiaramente pre-cancerose. Campioni
di Thin Prep – PapTest con ASCUS
sono poi analizzati per individuare la presenza
di sottotipi di HPV;
• alto rischio sottotipi HPV. Le donne con
ASCUS e alto rischio HPV richiedono una
più stretta valutazione.
• basso rischio sottotipi di HPV. Non si ha
in questo caso una progressione verso i
tumori del collo dell’utero;
• cellule ghiandolari atipiche di incerto
significato (AGCUS);
• basso grado lesione intraepiteliale
squamosa (LGSIL);
• HGSIL: lesioni intraepiteliali squamosa
di alto grado (lesioni precancerose);
• carcinoma.

Divieto di mastoplastica per le minorenni ed istituzione registro protesi

mastoplasticaE’ arrivato oggi in consiglio dei ministri il decreto legge che sarà discusso a breve che prevede il divieto di operazioni di aumento del seno sulle ragazze minorenni e la successiva istituzione di un registro delle protesi. “Un provvedimento – ha detto il sottosegretario al Welfare Francesca Martini  Martini – che servirà a tutelare le ragazze più giovani in molti casi inconsapevoli dei rischi, per le quali l’operazione di mastoplastica è spesso un semplice fattore di moda. Ma la misura servirà anche a richiamare all’ordine quei medici «poco scrupolosi» che effettuano oggi interventi di protesi al seno anche su ragazzine ancora troppo giovani per affrontare un simile trattamento“. L’intenzione degli specialisti del ministero è quella di istituire un registro degli interventi che saranno così registrati per poterli successivamente tracciare e conoscere il tipo di protesi utilizzata. Il registro permetterà, inoltre, di proseguire nelle attività di screening per la diagnosi precoce del tumore al seno nel rispetto della loro privacy.
In Italia ogni anno vengono effettuati circa 80 mila interventi di mastoplastica (additiva e riduttiva), di cui il 70% per motivi estetici, il resto di tipo ricostruttivo dopo un asportazione della mammella.
La ricostruzione del seno interessa soprattutto donne in età più avanzata, mentre gli interventi di tipo estetico, dice la Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica ), si concentrano essenzialmente tra le donne più giovani, dai 18 ai 45 anni. «Quanto agli interventi di mastoplastica fatti sulle ragazze minorenni – spiega il segretario generale della Sicore FrancescoD’Andrea – questi non andrebbero eseguiti, ma professionisti poco seri non li escludono. Sappiano che la richiesta da parte delle ragazze più giovani è molto consistente, ma il numero in assoluto degli interventi eseguiti non è alto, anche se non disponiamo di stime al riguardo“. I chirurghi in ogni caso si trovano d’accordo sul provvedimento del sottosegretario Martini e chiedono regole che mettano fine all’ incertezza.

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