Cosa fare per le Braccia Cadenti e Flaccide I Rimedi

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In estate è impossibile nascondere le braccia flaccide, segno del tempo che passa, ma anche di una perdita repentina di peso. In inverno possiamo salvarci, perchè coperte dagli abiti, ma durante la bella stagione proprio no. Se indossiamo abitini, top, canotte si vedono in maniera palese. Urge, dunque,
trovare un rimedio rapido almeno per il problema estetico numero uno, la perdita di tonicità.

I rimedi sono diversi e passano dalla chirurgia estetica ad esercizi fisici per rassodare le braccia. La soluzione più duratura? Gli esercizi specifici, da iniziare ora per vedere i risultati nel tempo. La più veloce? Quella offerta dalla medicina estetica che restituisce grandi risultati specie se i cedimenti  della pelle sono in fase iniziale.

Un rimedio soft, che non prevede l’intervento del bisturi chirurgico, è rappresentato dai fili biostimolanti in PDO (polidiossanone). Si tratta di un materiale che si riassorbe in maniera naturale ed è impiegato per i fili di sutura, usato spesso in ortopedia. I più efficaci sono quelli “bi” o “tridimensionali”, ossia corredati di piccoli “dentini”, che una volta posizionati con aghi sottilissimi (indolori), si “ancorano” sottopelle.

Si ottiene un effetto tensore che, al tempo stesso, stimola la produzione di collagene ed elastina. I
risultati si vedono dopo circa una settimana e durano fino a 8-10 mesi. Quando non è una situazione che risolve in maniera definitiva il problema, ma può tamponare il problema. Si può uscire ed esporsi al sole già dopo il primo giorno dall’ intervento.

ESERCIZI braccia flaccide

Dobbiamo protgeggere gli eventuali piccoli ematomi che si sono formati con una crema solare con Spf 50+. Il costo è di circa 700-800 euro per entrrambe le braccia.

Quando il cedimento è molto deciso, ai fili biostimolanti si possono  associare altri trattamenti. Per esempio la radiofrequenza monopolare, che rassoda la pelle per 4-5 mesi grazie a un flusso di calore che stimola i fibroblasti a produrre il collagene e ad “accorciare” le fibre della pelle. Così la parte appare subito più tonica. Anche in questo caso puoi andare al sole dopo pochi giorni dall’ultima seduta;
costa circa 150 € a trattamento.

Un’altra tecnica efficace è la biorigenerazione con plasma ricco in piastrine (PRP) e fattori di crescita isolati dal tuo sangue (basta un prelievo), trattati e re-iniettati per ringiovanire i tessuti. Con un’unica seduta ottieni un’evidente tonificazione che dura 6-7 mesi circa. Un trattamento che però richiede un po’ di pazienza: prima di esporti al sole devi aspettare almeno due settimane.
Costo: intorno ai 500 €.

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Esercizi per tonificare le braccia

possiamo anche organizzarci da sole con un po’ di costanza e pazienza eseguendo degli esercizi mirati quotidianamente.

Pancia a terra, parti con le mani più larghe delle spalle, la sinistra sulla mini fitball. Contrai addominali e
glutei per allineare la schiena e, piedi puntati, sollevati da terra spingendo con le braccia. Guarda in basso, per non comprimere il collo. Quindi piega e distendi le braccia: 4 volte per braccio,
invertendo la palla, per 2 serie. Poi aumenta a 5 + 5 per 3.

braccia flaccide

A 40 anni massima attenzione ai tricipiti. Sono i muscoli del braccio che tendono a rilasciarsi con
più facilità creando l’effetto tendina. Perciò dovete contrastare la diminuzione della massa magra,
cioè delle fibre muscolari, fenomeno fisiologico verso i 45-50 anni. L’esercizio migliore?
Le distensioni per i tricipiti con la palla oppure le flessioni.

Sdraiata sulla schiena, impugna la palla con entrambe le mani, braccia distese verso l’alto,
perpendicolari alle spalle, ginocchia piegate e sollevate (a). Piega i gomiti portando la palla alla fronte per poi distendere di nuovo le braccia (b). Attenzione: si muove solo l’avambraccio. Ripeti 15 volte per 4 serie.

Oppure sedetevi, schiena appoggiata allo schienale, utilizzando un piccolo peso da 2 kG distendete il braccio dietro di voi per far lavorare i tricipiti.

Attrezzi e Libri consigliati

 

Test pre natali non invasivi al posto di amniocentesi e la villocentesi

Si chiamano test pre natali non invasivi (Non Invasive Prenatal Testing – NIPT) quelli effettuati sul sangue della futura mamma che non comportano rischi per il feto. Ce ne sono tanti e diversi tra loro e possono essere eseguiti nei centri diagnostici in tutta Italia. Negli ultimi anni sono stati perfezionati tanto che nella grande maggioranza dei casi, possono sostituire i classici esami invasivi, come l’amniocentesi e la villocentesi.

Come funzionano e che malattie possono rilevare

alla base c’è la scoperta fatta circa 20 anni fa. Alcuni ricercatori cinesi avevano rilevato nel sangue della mamma partoriente tracce di Dna fetale. Con un semplice prelievo si può quindi avere conto di malattie cromosoniche che possono colpire il piccolo che è in grembo.

Analizzando proprio il Dna fetale a partire dalla decima settimana di gravidanza, si identificano le “trisomie”. ovvero quelle che rappresentano il 50% di tutte le malattie cromosomiche. C’è la trisomia 21 (che si associa alla sindrome di Down), la 18 (legata alla sindrome di Edwards) la 13 (sindrome di Patau), che sono le più diffuse, ma anche alla 22, alla 16 e alla 9. L’esame inoltre è in grado di trovare anomalie rare, ma non rarissime, dei cromosomi sessuali, come la sindrome di Turner, che riguarda  il sesso femminile, quella di Jacobs, dell’X fragile o di Klinefelter, che colpiscono il sesso maschile.

test prenatale non invasivo

Inoltre, il test prenatale può rilevare le cosidette “microdelezioni”, piccoli errori di trascrizione dei geni, implicati nell’insorgenza di diverse malattie e che sono oggetto di continue scoperte. Si è visto, ad esempio, che il diabete ereditario, una malattia genetica, è associato a un pool di delezioni cromosomiche.

Sono sicuri e danno risultati affidabili i test pre natali?

Il Ministero della salute ha approvato lo screening su 5 test del Dna fetale. La percentuale di falsi negativi è pari allo 0,8%, mentre i falsi positivi rappresentano lo 0,05% di tutti i campioni
analizzati . Se a questo esame viene poi abbinato un altro test non invasivo, come la translucenza nucale (l’ecografia tra la 11a e la 13a settimana di gestazione, mirata a misurare lo spessore della nuca del bambino) la probabilità che la diagnosi di un bimbo sano sia esatta sfiora quasi il 100%.

I test Invasivi

in Italia il SSN offre gratuitamente amniocentesi o villocentesi alle donne che hanno compiuto 35 ani di età . Si tratta di screening più invasivi perchè viene prelevato tramite ago inserito nella pancia della mamma, tessuto placentare da esaminare. Il rischio di aborto della villocentesi è del 2-3% mentre per l’amniocentesi è dello 0,5%.

L’amniocentesi può essere effettuata alla  X-XII settimana di amenorrea, l’amniocentesi alla. XV-XVI settimana di amenorrea

I prezzi

purtroppo bisogna ricorrere privatamente, il SSN non rimborsa questi tipi di test pre natali. Il costo va dai 350 ai 900 euro, in alcuni casi può essere effettuati in casa da soli tramite kit.

 

Zika Virus i Rischi per chi va in Centro e Sud America tutto quello che dovete sapere

C’è ampia preoccupazione per il rischio che si sviluppi una nuova pandemia mondiale dopo Ebola, Sars e Febbre Suina. Si chiama Zika ed è un virus che si trasmette con la puntura di zanzare, trasfusioni e rapporti sessuali. Non è mortale, si manifesta con febbre, un po’ come avviene con la malaria, ed una volta infettati si è immuni per tutta la vita.

Il virus è potenzialmente pericoloso per le donne incinta, un incremento di casi di microcefalia e di sindrome di Guillain-Barré c’è stato nei bambini nati nelle zone maggiormente colpite (Brasile). La correlazione attualmente non è stata dimostrata, ma le donne incinta che intendono partire per il sud America devono prestare attenzione.

Per maggiori informazioni visitate il sito del Ministero della Salute Spagnolo. La Spagna è molto legata al sud America. Oppure gli aggiornamenti dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità.

paesi contagio zika

Come si trasmette il Virus

lo Zika viene trasmesso principalmente con la puntura della zanzara, le stesse che portano altri virus come la Chikungunya e la Dengue. Si tratta della zanzara tigre femmina (genere aedes presente anche in Italia). Una donna incinta può trasmettere il virus, se lo ha preso, al futuro nascituro.

Possiamo prenderlo anche tramite una trasmissione sanguigna e nel 2013 è stato isolato il virus anche nello sperma, quindi c’è anche il veicolo sessuale. Le autorità brasiliane hanno iniziato quindi ad effettuare test diagnostici sul sangue utilizzato per le trasfusioni.

Dove si prende il Virus

attualmente le aree piú colpite si trovano in sud America. Al primo posto c’è il Brasile, a seguire la Colombia e poi in altri 13 paesi del continente sudamericano. Un caso è stato segnalato in Europa, una donna incinta spagnola rientrata proprio da un viaggio in sud America ed altri casi sono stati segnalati in Nord AMERICA.

Come si manifesta

Si manifesta con febbre, dolori articolari, mal di testa, eruzioni cutanee e non c’è bisogno di ricoveri in ospedale.

Perchè è pericoloso il Virus Zika

non c’è un pericolo di morte. Può però rappresentare un pericolo per le donne incinta. In Brasile lo scorso anno si è passati da 300 a 4000 casi di microcefalia, una patologia molto grave che colpisce i feti. Si tratta di una malformazione che rende la testa del nascitura piú piccola con conseguenze importanti nello sviluppo del cervello. Non si sa se questo aumento dei casi sia legato alla presenza del virus o ad altri fattori come rosolia, toxoplasmosi, ed altri problematiche genetiche della mamma del futuro bimbo.

Cosa si può fare per prevenire l’infezione da Zika?

Al momento non esiste un vaccino per prevenire il virus. Il modo migliore è prevenire il contagio tramite puntura di zanzare. Quindi proteggetevi, ecco come fare:

  • Indossare camicie a maniche lunghe e pantaloni lunghi di colore chiaro, specialmente la sera;
  • soggiorno in luoghi con aria condizionata o se abbiamo le finestre aperte usiamo zanzariere.
  • utilizziamo un repellente per gli insetti , non vanno utilizzati sui neonati con meno di 2 mesi di vita.
  • Trattare i vestiti e gli attrezzi con permetrina o comprare vestiti già trattati con questa sostanza.
  • Dormire sotto una zanzariera.

Qual è il trattamento per lo Zika?

Non esiste un vaccino o una specifica la medicina per questo virus.

Trattare i sintomi:

  • Fare il pieno di energie.
  • Bere liquidi per evitare la disidratazione.
  • Prendere medicine a base di paracetamolo per ridurre la febbre e il dolore.
  • Non assumere aspirina o altri farmaci anti-infiammatori non steroidei.
  • Se si sta assumendo altre medicine rivolgetevi al medico

La fitoterapia per combattere la Menopausa al posto della terapia ormonale

Alla maggior parte delle donne che si recano dal loro medico per i classici sintomi da menopausa viene offerta una terapia ormonale sostitutiva HRT a base di ormoni. Vi è una tendenza crescente nella raccomandazione di questa terapia per tutte le donne over 45 come protezione (profilassi) contro
lo sviluppo dell’osteoporosi e per combattere il colesterolo alto, sia che ci sia una predisposizione oppure no.

menopausa rimedi naturali

I fattori di rischio sono rappresentati da:

  • Storia familiare di persone che soffrivano dello stesso disturbo
  • Fattori alimentari: dieta ad alto contenuto di grassi e povera di fibre
  • Lo stile di vita, come il fumo o l’immobilità.

La terapia ormonale sostitutiva consiste nella somministrazione di estrogeni derivati da urina di cavallo, e progestinici, quali:

  • estradiolo
  • estrone
  • estriolo.

Estrogeni coniugati è il termine dato a un combinazione naturale di estrogeni. Ci sono quelli sintetici come:

  • etinilestradiolo
  • mestranolo
  • Dietilstilbestrolo.

Progesterone include:

  • progesterone
  • didrogesterone
  • idrossiprogesterone
  • medrossiprogesterone
  • norgestrel e derivati.

I progesteroni sono normalmente prescritti insieme agli estrogeni
da adottare nella seconda metà del ciclo mensile, perchè questi ultimi da soli possono predisporre allo sviluppo di alcuni tumori.

Usare trattamenti fitoterapici per la menopausa

la fitoterapia a base di erbe è la principale alternativa ad un trattamento farmaceutico. Quando gli erboristi realizzano una giusta composizione naturale per le donne in pre menopausa prendono in
conto di tutti i fattori che contribuiscono alla sua salute e
cercane di migliorare tutti i sistemi che sono colpiti dai
cambiamenti ormonali. Questo si chiama approccio olistico che rappresenta la differenza principale tra trattamento convenzionale quello a base di erbe.

La finalità del trattamento a base di erbe è:

  • Migliorare la digestione
  • mantenere un equilibrio ormonale
  • ridurre lo stress nervoso
  • Migliorare la circolazione
  • dare un supporto generale salutistico

Le erbe contengono piccole quantità di sostanze chimiche rispetto ai
prodotti farmaceutici moderni. La maggior parte delle erbe contiene un gran numero di principi attivi che lavorano insieme per creare uno o più effetti.

C’è un grande gruppo di erbe che forniscono sostanze chimiche che hanno un effetto ormonale nel corpo: i fitoestrogeni, ma anche erbe che hanno azioni sul progesterone, testosterone e sulle ghiandole surrenali .

Alcune bloccano le azioni degli ormoni e questo può spiegare la nota azione anticancro che hanno alcune piante.

Altre possono fare l’opposto, rendere piú recettivo un ormone . Alcune danno un feedback all’ ipofisi e all’ipotalamo e alterano la produzione di ormoni.

Alcune erbe, come la Wild Yam (dioscorea messicana), sono stati utilizzate per l’
estrazione di farmaci ormonali utilizzati nella medicina convenzionale

C’è purtroppo poca ricerca sul modo in cui le erbe agiscono. Possiamo dividerle in gruppi a seconda dell’azione:

  • estrogenica
  • sul progesterone
  • sulla ghiandola surrenale

Per esempio la salvia riduce la frequenza e la gravità delle vampate di calore, possiamo quindi assegnarla al gruppo di erbe che lavora sugli “estrogeni”. In realtà il quadro è più complicato, perché molte donne che soffrono di “vampate” mostrano livelli medi di estrogeni, mentre quelle che presentano bassi estrogeni non presentano vampate. O dobbiamo supporre che i recettori degli
ormoni diminuiscono, o il meccanismo di feedback viene a mancare, oppure qualche altro fattore è al lavoro.

Vitamine per Viso per il Ringiovanimento

vitamine visoUno dei più potenti alleati nella lotta all’ invecchiamento cutaneo è rappresentato sicuramente dalle vitamine. Sono indispensabili per la salute e la pelle è la prima a giovarsene, per questo molte case di cosmesi le inseriscono nelle loro creme e sieri.

Le vitamine utilizzate per il viso sono utili per il ricambio cellulare: ad esempio il retinolo (vitamina A), e nella protezione dagli UV, come il betacarotene (precursore della vitamina A), che aiuta a uniformare e intensificare l’abbronzatura. C’è poi l’acido alfalipoico, l’acido retinoico (Tretinoina), vitamina C e del gruppo B.

Altri elementi utili a migliorare l’elasticità cutanea sono l’acido ialuronico ed il collagene.

Le vitamine sono anche tollerate bene dalla cute perchè “riconosciute” dall’ organismo in quanto introdotte regolarmente con gli alimenti. Ma che percentuale di sostanza attiva passa alla pelle tramite i cosmetici? Non è troppo bassa per riuscire ad avere dei risultati tangibili ad esempio per il ringiovanimento del viso?

Secondo alcuni dermatologi le vitamine presenti in sieri e creme sono sufficienti per giustificarne l’uso. Più è alta la concentrazione di vitamine nel prodotto, più la loro azione è importante: di solito, nelle creme si attesta tra lo 0,5 e l’1%, fino al 3%, una quantità più che sufficiente in una formula ricca di altri ingredienti.

Infatti se andate a controllare nell’ Inci del prodotto (la targhetta che indica la quantità di sostanze presenti) non si troveranno le vitamine ai primissimi posti dell’Inci. Se invece avete bisogno di una dose extra di vitamine, si può ricorrere ai cosiddetti monoattivi, nei quali la percentuale di sostanza attiva può essere molto più alta. Si applicano come base alle creme abituali per potenziarne l’effetto, ed essendo quasi privi di sostanze superflue vengono assorbiti subito, con un’azione-urto sulla pelle.

Dove andare a recuperare le Vitamine

Innanzitutto negli alimenti. La Vitamina C è reperibile negli agrumi, Arance, Mandarini, Limoni, Kiwi, fragole ma anche nelle verdure come la lattuga, i broccoli, e le patate novelle. Questo integratore ha 360 capsule che coprono 1 anno intero.

La Vitamina A è presente nell’ olio di fegato di merluzzo, latte intero e uova. La frutta secca possiede parecchia Vitamina E, ad esempio noci, nocciole, ma anche olio di oliva. Possiamo usare anche degli integratori alimentari, questo Multivitaminico ad esempio è ricco anche di Minerali

Le Vitamine migliori per ridurre le Rughe:

VITAMINA A (RETINOLO): regola la cheratizzazione, stimola la produzione delle fibre di sostegno del derma e contrasta la degradazione del collagene da parte degli enzimi, una delle cause dell’invecchiamento della pelle. Aumenta il ricambio delle cellule, uniforma e illumina l’incarnato e attenua le macchie scure. è adatta anche per le pelli secche e invecchiate, è sebo-normalizzante e a effetto “antilucido”.

La percentuale nei cosmetici oscilla tra l’1 ed il 2%. Si usa la sera, perché durante la notte c’è il picco del metabolismo cellulare (e il retinolo è specifico per stimolarlo), e perché è fotosensibilizzante. E’ ottima se si usa insieme alla vitamina E, che ne favorisce l’ assorbimento.

VITAMINA C: chiamata anche acido ascorbico, è tra i più potenti antiage. Illumina, protegge, lenisce gli eritemi e stimola la produzione del collagene. Aumenta le difese immunitarie e migliora la resistenza della pelle verso virus, funghi e batteri. La percentuale nei cosmetici: solitamente 1-2%, ma può arrivare al 5%.

Utile soprattutto dopo i 35-40 anni, quando rallenta maggiormente la produzione di collagene.
Perfetta d’inverno, perché contrasta l’opacità della pelle da smog e stress. 1 grammo al giorno la dose consigliata se presa oralmente.

VITAMINA E: potente antiaging. E’ perfetta se la cute è disidratata, perché oltre a contrastare i radicali liberi trattiene l’acqua a livello epidermico. La percentuale nei cosmetici: a partire dall’1%. Si usa in tutte le situazioni “estreme” che accentuano la disidratazione: d’inverno, quando fa molto freddo, ma anche in primavera e d’estate, prima di esporti al sole.

VITAMINA F: Non è una vera e propria vitamina, ma una miscela di acidi grassi presenti negli oli vegetali (argan,extravergine d’oliva, di borragine…), essenziali per le membrane cellulari e la funzione barriera della pelle.
La percentuale nei cosmetic: passa da meno dell’1% a percentuali più alte per le texture in olio.
E’ “riparatrice”, utile soprattutto dopo stress climatici ed esposizioni solari e d’inverno, per l’azione emolliente e idratante. Adatta soprattutto per le pelli più mature (dopo i 40 anni) e per quelle con macchie e assottigliamento precoci.

Acido alfalipoico (o vitamina N): è un tonico e potente antiossidante attivo contro numerose specie di radicali liberi. L’acido alfalipoico è sintetizzato dall’organismo, ma non sempra in quantità sufficiente ai fabbisogni, soprattutto in condizione di forte stress ossidativo. Presente nella percentualle dell 1-3% nelle creme e sieri , è particolarmente utile per purificare e rivitalizzare la pelle grassa e asfittica o per lenire quella infiammata e arrossata.

VITAMINE GRUPPO B:  svolgono diversi ruoli nell’organismo, ma sono accomunate da una dote che emerge sulle altre: sono tutte “dinamogene”, cioè aumentano le energie e aiutano a combattere stress e fatica. Inoltre sono indispensabili per il ciclo di vita dei capelli. questo complesso di vitamina b ha 180 compresse
In cosmetica se ne ultiizzano quattro:

  • Niacinamide (B3): la trovi in percentuali variabili dall’1% al 2%, nelle creme antietà, ma anche in quelle per la rosacea o l’acne.
  • Acido pantotenico (B5): si trova in percentuali fino al 5% nei prodotti per i capelli (contrasta anche l’incanutimento), mentre nei solari puoi trovare l’alcol corrispondente (pantenolo) in percentuali tra 1% e 2%, perché attenua gli eritemi.
  • Biotina (B8): in percentuali tra 1-2% è spesso inserita nelle formule per pelli impure e grasse e in lozioni contro la caduta dei capelli provocata da eccesso di produzione di sebo.

Malattia da reflusso gastroesofageo Esami e Rimedi

reflusso gastricoLe donne presentano maggiori problemi rispetto agli uomini circa i problemi digestivi , tra questi ad esempio la sindrome del colon irritabile e la malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) . Gli ormoni femminili predispongono anche ad altri potenziali problemi di digestione . È molto probabile che in corrispondenza del ciclo mestruale, prima o dopo, vi sentirete stanche, con l’addome gonfio e di umore irritabile. Questi cambiamenti , così come quelli che si verificano durante la gravidanza e la menopausa , sono il risultato della continua evoluzione degli ormoni femminili, l’ estrogeno ed il progesterone . Le variazioni di questi ormoni possono influenzare anche la digestione . Quindi , se avete problemi in tal senso, per i quali non avete ancora trovato spiegazioni , oggi cercheremo di capirne il perchè.

Ogni mese il corpo di una donna si prepara per una possibile gravidanza . Un ovulo viene rilasciato da una delle ovaie , ed il rivestimento dell’utero inizia ad addensarsi . Nel caso in cui l’ovulo è fecondato si rimane incinta. Questo processo è orchestrato da un complesso di bilanciamento di estrogeni e progesterone . Se l’ovulo non viene fecondato il corpo subisce quindi un processo diverso di cambiamenti ormonali.

Malattia da reflusso gastroesofageo e bruciore di stomaco
Uno delle più significative conseguenze digestive del ciclo mestruale ciclo è un aumento del rilassamento dello sfintere gastroesofageo . La fascia circolare del muscolo chiamato sfintere gastroesofageo controlla la ” porta ” tra il vostro stomaco e l’esofago ( il tubo che collega la bocca e stomaco) . Quando questo muscolo si rilassa in modo inappropriato , ad esempio dopo un pasto , potrebbe esserci un reflusso, ovvero del cibo che risale su. Ciò causa bruciore di stomaco .

Malattia da reflusso gastroesofageo cosa fare

Innanzitutto bisogna farsi delle domande. Quando si presenta questo sintomo? Dopo un pasto ? Quanto tempo dopo ? C’è una correlazione con eventuali alimenti o bevande ? E relativo ad alcuni comportamenti come il sollevamento di carichi pesanti o il chinarsi ? Queste informazioni saranno utili quando ci si incontra con il vostro medico .

  • Se di recente avete guadagnato peso , anche meno di dieci chili, adottare misure per perderli . I chili in più contribuiscono ad aumentare la pressione sullo stomaco facendo crescere la probabilità di reflusso . 
  • Parlate con il vostro medico circa eventuali farmaci che state assumendo: diverse medicine possono infatti causare o aumentare il reflusso gastrico. 
  • Evitare di mangiare o bere per 3-4 ore prima di coricarsi. Stare sdraiati prima che il vostro stomaco si è svuotato può causare reflusso, perché il vostro stomaco può ancora contenere cibi parzialmente digeriti
  • Non fumare , specie dopo mangiato.
  • Evitare di indossare indumenti stretti che mettono pressione allo stomaco .
  • Come detto non sollevare carichi pesanti che mettono sotto pressione lo sfintere esofageo
  • Durante la notte, quando dormite, è utile tenere leggermente alzati testa, torace e  stomaco. La forza di gravità impedisce al cibo di tornare su. E’ sufficiente utilizzare un cuscino alto 3-4 cm.
  • La posizione in cui si dorme può anche fare la differenza . Sdraiato sul lato sinistro mantenete il vostro stomaco in una posizione che diminuisce la probabilità di reflusso.
  • Cambiate alimentazione evitando alcool e cibi come yogurt , latte , gelato, e frullati . Si potrebbe anche provare purè di patate , creme , e dolci di gelatina , che sono esempi di alimenti che possono essere meglio tollerati . Evitare formaggi stagionati e alimenti piccanti.

Gli esami per il Reflusso Gastrico

Il medico può decidere di fare qualche esame diagnostico. Ci sono quattro test che vengono generalmente utilizzati :

  • Inibitore della pompa protonica . Un inibitore della pompa protonica è un tipo di farmaco che intercetta il passaggio finale della produzione di acido dallo stomaco bloccando il percorso attraverso il quale speciali cellule del stomaco ( cellule parietali ) producono acido . Tale procedura comporta 2-4 settimane di somministrazione di un farmaco a base di omeprazolo . Se porta al netto miglioramento serve sia come test diagnostico che per un trattamento appropriato .
  • Endoscopia e biopsia dell’esofago . Questa procedura è consigliato se sono presenti ancora i sintomi dopo il trattamento di prima. Si inserisce un tubo che passa attraverso la bocca per esaminare l’esofago , stomaco , e il piccolo intestino superiore, ciò fornisce uno sguardo diretto dell’apparato .
  • Raggi X nella parte superiore gastrointestinale. Questi strumenti diagnostici sono stati in gran parte sostituiti dall’ endoscopia quando è disponibile . In talune circostanze, tuttavia , i raggi X possono fornire ulteriori utili informazioni al tuo medico .
  • Studio del pH esofageo, phmetria di 24 ore . Se i sintomi del MRGE persistono nonostante il trattamento , questa procedura può determinare se si sta verificando reflusso acido. Il test consiste nel posizionare, attraverso il naso, un elettrodo che rileva il pH circa 5 cm sopra lo sfintere esofageo inferiore ( localizzato prima attraverso la manometria): il pH endoesofageo viene quindi registrato continuamente per 24 ore su un apparecchietto computerizzato portatile.

Il procedimento della Fecondazione in Vitro

La fecondazione In Vitro, comunemente indicata come FIVET , acronimo di Fertilizzazione In Vitro con Embryo Transfer, è un processo di fecondazione che combina manualmente un ovulo femminile con lo sperma maschile in laboratorio. Quando la fecondazione ha avuto successo l’embrione viene posizionato fisicamente nell’ utero della donna.

Tutto il procedimento della fecondazione in vitro:

ci sono cinque passaggi fondamentali nel processo :

  • monitorare e stimolare lo sviluppo di ovuli all’interno delle ovaie;
  • raccogliere gli ovuli;
  • raccogliere lo sperma del donatore;
  • unire ovocito e sperma in laboratorio e fornire un ambiente adeguato per la fertilizzazione e la crescita dell’embrione.

Trasferimento degli embrioni nell’utero:

vengono prescritti dei farmaci per stimolare ed aumentare la possibilità di raccogliere più ovociti durante uno dei cicli della donna. Lo sviluppo degli ovociti viene monitorato tramite ecografia per esaminare le ovaie, mentre le analisi di sangue e urina saranno necessarie per controllare i livelli ormonali.

Gli ovociti vengono recuperati attraverso un piccolo intervento chirurgico che utilizza gli ultrasuoni di imaging per guidare un ago attraverso la cavità pelvica. Sedazione e anestesia locale sono previste per ridurre ed eliminare il potenziale disagio. Gli ovociti vengono rimossi dalle ovaie utilizzando un ago cavo tramite una procedura chiamata aspirazione follicolare .

Lo sperma del donatore viene preparato per la combinazione con gli ovociti.

In un processo chiamato “fecondazione“, sperma e ovociti sono sistemati in incubatrici situate in laboratorio. In alcuni casi in cui vi è una minore probabilità di fecondazione, viene praticata un’iniezione intracitoplasmatica di sperma  (ICSI). Attraverso questa procedura, un singolo spermatozoo viene iniettato direttamente nell’ovocita, nel tentativo di ottenere la fecondazione. Gli ovociti vengono monitorati per confermare che la fecondazione sia avvenuta. Una volta che questo accade, gli ovociti fecondati sono considerati embrioni.

Gli embrioni vengono solitamente trasferiti nell’utero della donna da uno a sei giorni dopo, ma nella maggior parte dei casi ciò si verifica tra due o tre giorni dopo il prelievo degli ovociti.  Il processo di trasferimento coinvolge uno speculum che viene inserito nella vagina per esporre la cervice. Un predeterminato numero di embrioni viene sospeso in un liquido e delicatamente posizionato attraverso il catetere nell’utero. Questo processo è spesso guidato da ultrasuoni. La procedura è in genere indolore, ma alcune donne potrebbero percepire un lieve fastidio.

Un esame del sangue e un’ ecografia saranno utilizzati per determinare la riuscita dell’impianto dell’embrione e la successiva gravidanza.

Quante probabilità si hanno di rimanere incinta:

il successo di una fecondazione in vitro dipende da una serie di fattori, che vanno dall’ età della paziente, del donatore e dal trattamento che si utilizza. Il tasso di nati vivi per ogni ciclo di fecondazione in vitro iniziato è di circa:

  • Dal 30 al 35% per le donne che hanno meno di 35 anni
  • 25% per le donne con età compresa tra 35 e 37 anni
  • dal 15 al 20% per le donne di età da 38 a 40 anni
  • Dal 6 al 10% per le donne che hanno più di 40 anni.

I costi: dai 3 ai 5 mila euro privatamente. Molti italiani ricorrono alle cliniche estere, ad esempio in Spagna, Svizzera, Danimarca, Repubblica Ceca, perchè le leggi sono meno restrittive ed i costi più bassi.

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