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	<title>Salute News &#187; Salute Anziani</title>
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	<description>notizie dal mondo della medicina, benessere, estetica</description>
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		<title>Urinare in continuazione, c&#8217;è bisogno dell&#8217;esame di Urodinamica</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 13:24:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vescica urinaria, meglio definibile come sistema vescico-sfinteriale, è preposta alla raccolta delle urine e alla loro espulsione in luoghi e tempi appropriati. Questa duplice funzione è controllata dal sistema ortosimpatico, che durante l’accumulo di urine garantisce la distensibilità della parete vescicale e la chiusura dell’apparato sfinterico, e dal sistema parasimpatico che svolge la funzione [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-247" title="urodinamica" src="http://www.salutenews.com/wp-content/uploads/2010/08/urodinamica.jpg" alt="urodinamica" width="250" height="211" />La vescica urinaria, meglio definibile come sistema vescico-sfinteriale, è preposta alla raccolta delle urine e alla loro espulsione in luoghi e tempi appropriati. Questa duplice funzione è controllata dal sistema ortosimpatico, che durante l’accumulo di urine garantisce la distensibilità della parete vescicale e la chiusura dell’apparato sfinterico, e dal sistema parasimpatico che svolge la funzione opposta, attivando la contrazione del detrusore (la porzione muscolare della vescica) e aprendo lo sfintere così da<br />
espellere all’esterno le urine.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla gestione di questi meccanismi sono deputati diversi centri nervosi, presenti nel cervello e nel midollo spinale, che agiscono in maniera strettamente coordinata e che reagiscono agli stimoli provenienti dalla vescica modulando diversi tipi di risposte.<span id="more-246"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le patologie che comportano la rottura di questi equilibri e la comparsa di alterazioni minzionali come l&#8217;incontinenza urinaria appresentano un vasto e importante capitolo del panorama urologico, andando dalla comune ipertrofia prostatica benigna (IPB) nell’uomo alla dislocazione degli organi pelvici nella donna, dalle malattie neurologiche alle alterazioni cosiddette idiopatiche, presentando corredi sintomatologici che possono risultare difficilmente interpretabili mediante il solo approccio clinico.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo e con lo scopo di fornire diagnosi sempre più accurate nell’inquadramento delle disfunzioni delle basse vie urinarie, a partire dagli anni ’80 si è assistito allo sviluppo e alla diffusione dell’urodinamica. Dal punto di vista metodologico, <strong>l’esame urodinamico viene effettuato mediante il posizionamento di un cateterino vescicale, dotato di due canali, e di una sonda rettale</strong>; un canale del cateterino vescicale viene collegato ad un infusore di soluzione fisiologica, mentre il secondo canale del cateterino e la sonda rettale vengono connessi a due trasduttori di pressione. Tutto il sistema, gestito da un PC dedicato, permette di riempire la vescica, controllando le modalità di infusione dei liquidi, di misurare le pressioni che si sviluppano sia in vescica che a livello endoaddominale e di registrare il flusso urinario durante la fase minzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, qualora il quadro clinico lo richieda, è possibile applicare a livello del perineo degli elettrodi a placca o ad ago grazie ai quali è possibile registrare l’attività muscolare del pavimento pelvico durante le varie fasi dell’esame, rilevando così eventuali alterazioni a carico delle strutture sfinteriche, molto comuni nei pazienti che soffrono di determinate patologie neurologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Generalmente la fase preliminare dell’esame urodinamico è costituita dall’uroflussi-metria libera, effettuata prima del posizionamento del cateterino vescicale e della sonda rettale, che consiste nell’urinare in un dispositivo in grado di calcolare la portata del flusso urinario nell’unità di tempo, restituendo, oltre ai parametri del flusso massimo e medio, del tempo di svuotamento e del volume espulso, anche un tracciato, denominato profilo flussimetrico, che consente allo Specialista di avere un quadro iniziale delle alterazioni che si accinge ad indagare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La fase successiva è rappresentata dalla cistomanometria</strong>, procedura che viene eseguita, previo posizionamento dei cateterini, infondendo soluzione fisiologica direttamente in vescica, simulando così il riempimento vescicale. Durante il riempimento vengono misurati i valori pressori a livello vescicale ed endoaddominale in modo da individuare eventuali “comportamenti anomali” come le alterazioni della compliance detrusoriale (ossia della capacità della vescica di lasciarsi distendere con l’aumentare del volume infuso) e la presenza di contrazioni involontarie, disfunzione che nei casi più gravi può portare alla perdita involontaria di urine (incontinenza urinaria da urgenza).</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine della cistomanometria, che si conclude di solito quando il paziente riferisce uno stimolo impellente e non più procrastinabile, si passa alla fase conclusiva, cioè all’analisi del rapporto pressione/flusso che si ottiene invitando il paziente ad urinare e registrando i valori del flusso urinario e le variazioni delle pressioni endovescicali.<br />
Le misurazioni ottenute vengono processate da un software e riportate su un grafico mediante il quale lo Specialista è in grado di stabilire la presenza di una patologia ostruttiva, quantificarne l’entità e valutare la potenza contrattile del detrusore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma quali sono i pazienti che dovrebbero sottoporsi all’esame urodinamico? </strong>Prima di rispondere, è doveroso premettere che tale metodica viene definita “invasiva”, e quindi rappresenta un esame diagnostico di livello avanzato. <strong>Data la complessità si evince come non sia necessario sottoporre a tale procedura chiunque presenti un minimo disturbo a livello minzionale</strong><em>, ma deve essere operata una selezione in base a determinati criteri clinico-anamnestici, motivo per il quale è opportuno che sia lo Specialista a porre l’indicazione per effettuare l’esame urodinamico. <strong>Una delle più comuni applicazioni dell’urodinamica è senz’altro rappresentata dall’ipertrofia prostatica benigna</strong>.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>T</em>ale patologia, dovuta all’aumento volumetrico della ghiandola prostatica secondario alla presenza di noduli di adenomiomatosi, colpisce un vasto numero di soggetti, soprattutto dopo il cinquantesimo anno di età, manifestandosi spesso con la riduzione della portata del flusso urinario, con l’aumento della frequenza minzionale, sia diurna che notturna (spesso il primo sintomo è costituito proprio dalla necessità di doversi alzare nel cuore della notte per andare a urinare), con la sensazione di non aver svuotato completamente la vescica al termine della minzione e, nei casi più gravi, con la perdita di urine conseguente allo stimolo impellente. E’ solamente grazie all’esame urodinamico che lo Specialista è in grado di stabilire se il paziente deve essere sottoposto ad intervento chirurgico, a terapia farmacologica o solamente a monitoraggio periodico.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro importantissimo campo di applicazione dell’urodinamica è rappresentato dalle patologie funzionali determinate dal prolasso degli organi pelvici nella donna. Tali modificazioni, dovute al rilasciamento delle strutture di supporto dell’utero, della vescica e del retto, sono molto comuni soprattutto dopo la quarta-quinta decade di vita e tra i più importanti fattori di rischio si riconoscono il numero delle gravidanze, soprattutto se i parti sono avvenuti per via vaginale, l’aumento ponderale, l’attività fisica, le modificazioni dell’alvo (soprattutto in senso stitico), gli interventi di chirurgia pelvica. La sintomatologia è variabile e molto spesso possono coesistere con diversi livelli di gravità disturbi quali l’incontinenza da sforzo, l’incontinenza da urgenza, la difficoltà nella minzione e l’incapacità di svuotare completamente la vescica.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alle comuni alterazioni appena descritte, i disordini della funzionalità delle basse vie urinarie possono essere causati una quantità di patologie, a volte manifeste, altre volte occulte, che coinvolgono il sistema nervoso: i traumi spinali, le encefalopatie multiinfartuali, i parkinsonismi, la sclerosi multipla, le malattie demielinizzanti, le patologie cerebrovascolari, solo per citarne alcune, sono tutte condizioni che possono avere ripercussioni sulla funzionalità detruso-sfinterica, dando luogo a una molteplicità di disordini spesso invalidanti e pericolosi.<br />
Esistono poi altre situazioni che necessitano di un’attenta valutazione tramite le prove urodinamiche: è il caso della cistite interstiziale, del dolore pelvico cronico e dell’enuresi, patologie che spesso riconoscono tra le varie cause anche delle alterazioni di carattere funzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere: la preparazione all’urodinamica prevede l’assunzione di una terapia antibiotica a scopo profilattico della durata di pochi giorni a partire dal giorno dell’esame, ed è necessario effettuare l’analisi delle urine con relativa urinocoltura alcuni giorni prima, in quanto la presenza di infezioni delle vie urinarie può compromettere i risultati. <strong>La procedura, in base alle patologie che si vanno a studiare, ha una durata che varia tra i 30 e i 60 minuti</strong>, non comporta sostanzialmente alcun rischio per il paziente e viene eseguita in regime ambulatoriale.</p>


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		<title>Ronzio all&#8217;orecchio si risolve con la musica</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 21:16:09 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-171" title="tinnito" src="http://www.salutenews.com/wp-content/uploads/2009/12/tinnito.jpg" alt="tinnito" width="208" height="156" />Il tinnito è quel fastidioso ronzio all&#8217;orecchio che colpisce soprattutto le persone anziane; oggi ,secondo una ricerca, si può curare con l&#8217;aiuto della musicoterapia, ovvero ascoltando suoni dolci e musica rilassante. Lo ha dimostrato Christo Pantev dell&#8217;Università di Munster in Germania che ha pubblicato il suo studio su Pnas, rivista dell&#8217;Accademia Americana delle Scienze. Il tinnito si può manifestare brevemente, pochi minuti nel corso di una settimana, oppure tutti i giorni ed è recepito come rumore talvolta pulsante, fischio, tintinnio, fruscio; è dovuto a una stimolazione anomala dei recettori sensoriali uditivi e può comparire assieme a disturbi del condotto uditivo (cerume, otite), oppure con malattie dell&#8217;orecchio interno, del nervo acustico, dei centri nervosi dell&#8217;udito, oppure essere una conseguenza di ipotensione o pressione bassa.    Gli esperti hanno creato delle musiche ad hoc seguendo i gusti personali di un gruppo di individui che soffre di questo fastidio: le hanno composte togliendo dai brani di partenza, con un riarrangiamento al computer, le note del fischio all&#8217;orecchio di ciascun partecipante, ovvero le frequenze acustiche del suono di ciascuno.    In pratica ciascuno ha avuto la propria terapia personalizzata a base di un brano privato dei suoni associati alla frequenza del suo ronzio all&#8217; orecchio.    Dopo un anno di ascolto di questi brani personalizzati i soggetti coinvolti hanno avvertito una riduzione del ronzio alle orecchie, cosa che invece non si è verificata nei pazienti del gruppo di controllo trattati con la musica non riarrangiata, usata come placebo.</p>


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		<title>Utilità dei braccialetti magnetici e di rame per i dolori da artrite</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 16:23:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono utili i braccialetti di rame e magnetici che si indossano per alleviare i dolori da artrite? Per alcuni studiosi inglesi no. Il primo studio ufficiale su questo tipo di cura ha dato esito negativo, il trattamento con i bracciali non funziona. La terapia magnetica e con il rame è utilizzata per combattere una serie [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-93 alignleft" title="braccialettiartrite" src="http://www.salutenews.com/wp-content/uploads/2009/10/braccialettiartrite.jpg" alt="braccialettiartrite" width="238" height="123" />Sono utili i braccialetti di rame e magnetici che si indossano per alleviare i dolori da artrite? Per alcuni studiosi inglesi no. Il primo studio ufficiale su questo tipo di cura ha dato esito negativo, il trattamento con i bracciali non funziona. La terapia magnetica e con il rame è utilizzata per combattere una serie di dolori articolari dovuti all&#8217;artrosi e per disturbi muscolo scheletrici; molti pazienti preferiscono di solito usare i braccialetti piuttosto che gli antidolorifici perchè non ci sono effetti collaterali e la terapia garantisce di alleviare i dolori riequilibrando il campo magnetico del corpo o rabboccando i livelli di rame.<br />
I ricercatori delle università di York, Hull, Durham, insieme con il Servizio sanitario inglese hanno riscontrato che non c&#8217;era alcuna differenza nei sintomi se i pazienti indossavano cinghie magnetiche o de-magnetizzate. E&#8217; stato chiesto a 45 malati di artrite ultra 50enni di indossare quattro bracciali da polso per un periodo di 16 settimane, di quelli che si trovavano in commercio. Sono stati usati vari modelli, i braccialetti di rame, le cinghiette magnetizzate normalmente e debolmente e quelle demagnetizzate. Il loro livello di dolore percepito è stato valutato tramite un indice riconosciuto a livello internazionale ed il risultato pubblicato sul giornale inglese &#8220;C<strong><em>omplementary Therapies in Medicine</em></strong>&#8220;. Nessuna differenza in termini di effetto sul dolore è stata notata nei pazienti che indossavano i 4 dispositivi. Secondo Stewart Richmond della York University i benefici possono essere attribuiti ad un effetto psicologico placebo provato dai pazienti. Il dottor Richmond ha aggiunto che sebbene alcuni malati di artrite presentano bassi livelli di rame, questo è un effetto della patologia, piuttosto che una causa.<br />
Anche se il solo effetto psicologico riuscisse ad alleviare i fortissimi dolori dovuti all&#8217; artrosi sarebbe un buon risultato e preferire i braccialetti anti artrite che si trovano in commercio con prezzi che vanno dai 30 ed i 50 euro non sarebbe comunque da disprezzare.</p>


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		<title>Scarsa memoria e difficoltà a maneggiare soldi potrebbero essere un principio di Alzheimer</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 22:23:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se oltre ad avere scarsa memoria non riuscite a fare operazioni finanziare semplici come compilare un assegno o maneggiare denaro c&#8217;è possibilità che sviluppiate l&#8217;Alzheimer. Almeno secondo uno studio dell&#8217;University of Alabama al Birmingham Alzheimer&#8217;s Disease Center (Usa), pubblicato su &#8216;Neurology&#8216;. Su 87 pazienti con problemi a maneggiare denaro, 25 hanno sviluppato Alzheimer in un [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se oltre ad avere scarsa memoria non riuscite a fare operazioni finanziare semplici come compilare un assegno o maneggiare denaro c&#8217;è possibilità che sviluppiate l&#8217;Alzheimer. Almeno secondo uno studio dell&#8217;<em>University of Alabama </em>al <em>Birmingham Alzheimer&#8217;s Disease Center</em> (Usa), pubblicato su &#8216;<em>Neurology</em>&#8216;. Su 87 pazienti con problemi a maneggiare denaro, 25 hanno sviluppato Alzheimer in un anno. Nel gruppo di controllo di 76 pazienti senza il problema dei soldi la malattia non è stata sviluppata da nessuno. Per testare la difficoltà nel fare semplici operazioni con il denaro è stato creato appositamente il <em>Financial Capacity Instrument</em>, un test che consiste nel utilizzare monete e banconote, assegni, capire i documenti bancari e pagare conti.</p>


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		<title>Chiacchierare dei tempi andati con gli amici migliora la memoria nei più anziani</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 09:39:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bastano sei chiacchierate di mezz&#8217;ora, con gli amici, per migliorare del 12% i ragionamenti cognitivi nei più anziani e del 8% in chi soffre di demenza senile. È il risultato dei ricercatori della Exeter University (Gb), presentati in occasione del British Science Festival, nell&#8217;Università del Surrey. Tutto ciò è dovuto al fatto che ricordare momenti [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Bastano sei chiacchierate di mezz&#8217;ora, con gli amici, per migliorare del 12% i ragionamenti cognitivi nei più anziani e del 8% in chi soffre di demenza senile. È il risultato dei ricercatori della Exeter University (Gb), presentati in occasione del <em>British Science Festival</em>, nell&#8217;Università del Surrey. Tutto ciò è dovuto al fatto che ricordare momenti piacevoli o importanti attiva parti del cervello che normalmente sono inattive, stimolando i ricordi. È importante anche farlo con gli più amici, anziché soli o in due, perché ci si confronta e si ricorda di più, in maniera naturale e con risultati simili a quelli delle pasticche per la memoria.</p>


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