Fibrillazione Atriale e Rischio Ictus Ischemico

fibrillazione atrialeIn Italia vengono registrati circa 50mila casi di fibrillazione atriale (FA) all’ anno. Si tratta della più diffusa aritmia cardiaca che ha tra le complicanze più gravi, circa il 20% dei casi, quelle dell’ ictus cerebrale. Di che cosa si tratta? La fibrillazione atriale è come detto il tipo più comune comune di aritmia, ovvero di un problema che ha a che fare con la velocità o il ritmo del battito cardiaco. Accade quando rapidi e disorganizzati segnali elettrici fanno fibrillare le due cavità superiori cuore, l’atrio. Durante una aritmia, il cuore può battere troppo veloce, troppo piano, o con un ritmo irregolare.

Le persone che soffrono di fibrillazione atriale possono essere asintomatiche. Tuttavia, anche quando la fibrillazione non si manifesta, ciò può aumentare il rischio di ictus. Alcune persone possono provare dolore al petto, palpitazioni, affanno o insufficienza cardiaca, soprattutto se il ritmo cardiaco è molto veloce.

La fibrillazione atriale può essere temporanea, con i sintomi che vanno e vengono e finiscono da soli. Oppure la condizione può essere ricorrente o permanente. In quest’ultimo caso si fa ricorso a farmaci, ad esempio dronedarone o amiodarone o propafenone, flecainide, sotalolo.

Fattori di rischio fibrillazione atriale:
l’incidenza aumenta ovviamente con l’erà ma fattori di rischio sono rappresentati dall’ obesità, ipertiroidismo, diabete, patologie cardiache, ipertensione.

Rischio ictus ischemico (cerebrale): in Usa si stima che tra il 15 ed il 20 delle cause è collegato alla fibrillazione atriale. L’ictus si riconosce perchè il paziente fa fatica a parlare, oppure ha vertigini, debolezza, perde la vista da un occhio oppure ci vede doppio. Per capire meglio se una persona è colpita da ictus esiste il test Fast, in quel caso il ricovero in ospedale deve avvenire entro 3 ore per salvare la vita al paziente, successivamente diventa rischioso.

Riabilitazione ictus: fondamentale sarà la ripetuta valutazione dello stato del paziente da parte del medico, il lavoro del fisioterapista e del personale di infermeria, i pilastri su cui si costruisce la riabilitazione. Sono fondamentali il trattamento precoce e la stimolazione costante e continua . Il paziente, i parenti, le persone che vivono vicine e gli amici devono capire che miglioramento è possibile, ma solo con il tempo, la pazienza e la perseveranza.
La terapia è sicuramente fisica, ma anche gli stimoli audio visivi sono importanti, così come l’apporto di visi amici ed amichevoli.

Cioccolata: un aiuto contro mal di testa, infarto ed invecchiamento delle cellule

Il cioccolato ha effetti salutari sulle cellule infiammate per via dell’emicrania. È questo il risultato di uno studio presentato al Congresso internazionale sull’emicrania a Philadelphia, contrario a tutte le teorie presentate finora. In un ulteriore studio, pubblicato sul Journal of Internal Medicine di questo mese si dimostra che mangiare cioccolato più volte a settimana diminuisce il rischio di avere un secondo infarto. Inoltre la cioccolata è ricca di antiossidanti contro l’invecchiamento delle cellule anche se mangiarne troppa ne annulerebbe l’effetto a causa dei grassi e delle calorie. Teorie contrastanti, anche se il direttore dell’Istituto di prevenzione del cancro della Yale University ,David Katz è sicuro dei suoi benefici:«Il motivo per cui la si ama così tanto è perché stimola i centri del piacere del cervello, grazie alle xantine, un gruppo di sostanze chimiche, contenute anche nella caffeina. È un cibo magico, la cioccolata fondente molto più di quella al latte».

Leggi antitabacco: meno infarti in Italia ma in Europa ancora ci sono grandi differenze

Le leggi antitabacco hanno reso possibili in tutta Europa diminuzioni significative delle emergenze per infarto. Nel dettaglio in Italia c’è stato un calo dell’11,2% degli infarti acuti negli ultimi 4 anni, in Francia del 15% in un anno, forti diminuzioni anche in Scozia e Irlanda. Sostiene Nata Menabde, vicedirettore Regionale per l’Europa: «Considerando tutti i Paesi europei, non solo quelli che fanno parte dell’Ue, emergono divari ancora maggiori e in crescendo negli ultimi 20 anni, con differenze che arrivano a un moltiplicatore di 10 per quanto riguarda la morte per eventi coronarici in persone di età inferiore ai 65 anni. Alcuni Paesi hanno messo in atto politiche di successo per ridurre questo impatto. L’Oms e la Commissione europea stanno collaborando con gli Stati membri per sostenere i sistemi sanitari affinché affrontino alla radice il problema delle malattie cardiovascolari e del controllo dei fattori di rischio modificabili, quali il fumo, l’obesità, l’alcol e l’inattività fisica».