Acne Dieta, latte e zucchero fanno male, nuovi studi

dietaacneLatte e zucchero fanno male per i brufoli. Coloro che presentano pustole, comedoni e punti neri dovrebbero seguire una dieta acne che non contempla i latticini e gli zuccheri. Sono gli ultimi studi che arrivano dal dipartimento di Medicina, sezione di dermatologia del Dartmouth Medical School di Manchester. Non è dunque vero che ciò che mangiamo non influisce sull’ acne.

Non c’è solo la ricerca inglese che conferma questa tesi, ma anche altri studi e “trials” effettuati negli ultimi due anni in giro per il mondo.I ricercatori hanno trovato una forte correlazione tra sviluppo di acne e persone che seguivano una dieta a forte presenza di zucchero e ad alto carico glicemico (parecchio consumo di pane, riso, cereali, pasta, zucchero, farine) . La buona notizia è che il cioccolato (quello fondente) non sembra causare l’acne.

Latticini e acne: i derivati del latte fanno aumentare il livello degli ormoni maschili (varie forme di testosterone o androgeni, 5α-pregnanedione, 5α-androstanedione, e altri precursori dell’ 5α-Diidrotestosterone) sono proprio loro secondo gli studiosi a far sviluppare l’acne.

Quello che sappiamo è che il latte è destinato a “far crescere le cose”, non a caso rappresenta la base per la dieta iniziale di tutti i cuccioli, compresi i bambini. Contiene ciò che noi chiamiamo “ormoni anabolizzanti” (gli stessi che usano alcuni culturisti per far crescere i loro muscoli. I ricercatori ipotizzano che l’associazione acne-latte può essere causata proprio dagli ormoni tra cui c’è anche l’insulina come fattore di crescita 1 (IGF-1).

In uno studio californiano condotto su circa 47.000 infermiere si è notato che coloro che hanno bevuto più latte da adolescenti presentavano tassi molto più alti di acne grave rispetto a coloro che ne avevano assunto poco o niente. Più forte addirittura la correlazione con coloro che bevevano latte scremato.

Sembra che non si tratta solo degli ormoni presenti nel latte che causano il problema, ma anche la capacità dello stesso di stimolare la produzione di insulina. In realtà potrebbe essere stato lo zucchero messo nel latte a peggiorare la situazione.

Qui il link ai risultati della ricerca californiana sulla correlazione acne e latte.
Qui il link ai risultati della ricerca inglese.

Che cos’è la malattia celiaca, intolleranza al glutine

celiacoSono poche, oggigiorno, le persone che non conoscono la malattia celiaca o che non hanno qualche amico, parente o conoscente affetto da questa non rarissima intolleranza alimentare. La malattia celiaca, o intolleranza al glutine, è una malattia di vecchia conoscenza ma con una metodologia diagnostica giovane, nel senso che prima si pensava colpisse soprattutto i giovani mentre oggi sappiamo che si manifesta spesso nei soggetti adulti e viene anche riscontrata nei settantenni.

È una malattia a forte componente genetica, nel senso che si trasmette ereditariamente, ed è legata all’effetto tossico di alcune componenti del glutine (gliadina, glutamina e prolina) sulla mucosa dell’intestino. Il glutine è la sostanza che rende l’impasto appiccicoso e permette la panificazione; esso si trova nel grano, nella segale e nell’orzo e in concentrazioni minori nell’avena, mentre le sopracitate frazioni tossiche non si ritrovano nel granturco, miglio o riso.

Queste proteine tossiche si legano a recettori presenti sulle cellule intestinali e provocano una reazione autoimmune da parte dell’organismo che porta all’atrofia dei villi intestinali ed al conseguente malassorbimento di molte sostanze nutritizie. Da un punto di vista sintomatologico la celiachia generalmente si presenta con lievi dolori addomimali post-prandiali, diarrea e perdita di peso. Spesso è presente un’anemia sideropenia (cioè da carenza di assorbimento di ferro), astenia, e talvolta, nelle giovani donne, anche assenza delle mestruazioni; sono frequenti anche afte ed ulcerazioni della lingua e della mucosa della cavità orale.

Come si diagnostica la Celiachia

Alla diagnosi si arriva facilmente, basta infatti eseguire la ricerca nel sangue degli anticorpi specifici (Anti-Gliadina, Anti-Endomisio e Anti-Transglutaminasi).

Peraltro esistono in commercio e quindi si trovano in farmacia degli autotest per la celiachia (cioè test eseguibili da soli, a casa) per la ricerca di anticorpi anti-transglutaminasi (che sono i più specifici). In caso di positività, bisogna eseguire una gastroscopia con prelievi bioptici nel duodeno per documentare il grado di atrofia dei villi intestinali.

Stando all’ultima Relazione del Ministero della salute sulla celiachia sono circa 400 mila i malati che
ancora non sanno di esserlo. I sintomi che devono spingere a fare ulteriori accertamenti sono anemia,
ricorrenti dolori addominali alternati a stipsi, presenza di afte, perdita dei capelli e lesioni allo smalto dei denti. Nelle donne, colpite il doppio degli uomini dalla celiachia, possono riscontrarsi problemi
di fertilità, alterazioni del ciclo, amenorrea (cioè assenza delle mestruazioni). Anche il menarca
ritardato (dopo i 15 anni ) può essere una spia di questa intolleranza permanente al glutine. Infine, tra
i possibili campanelli d’allarme, vanno inclusi stanchezza e difficoltà di concentrazione

Terapia

Se la diagnosi della celiachia è relativamente semplice lo stesso non si può dire della terapia che rappresenta il vero punto dolente della malattia. Infatti la terapia della celiachia, al momento, è solo dietetica ed in teoria relativamente facile: il paziente deve semplicemente evitare tutti i prodotti con il glutine e cioè grano, segale, orzo, ed in parte l’avena (pur essendo meno tossica). La realtà invece è che la dieta senza glutine è difficile perché i moderni processi di preparazione industriale prevedono l’aggiunta di glutine come additivo in molti alimenti in commercio.

Le proprietà del Tè, fonte di salute e benessere

proprietateCon l’arrivo dell’inverno e del freddo, consumare una tazza di tè caldo dà piacere e sollievo. Pochi sanno che il suo consumo è anche fonte di salute e di longevità. Il tè verde deriva dai germogli delle foglie della pianta “Camelia sinensis”, la stessa del tè nero che tutti conosciamo. Anzi, per la precisione, esistono tre tipi di tè: nero, oolong e verde, classificati solo ed esclusivamente in base al tipo di lavorazione (in particolare differisce la durata della fermentazione delle foglie). Nel tipo “verde” le foglie, appena raccolte, vengono “lavate” a vapore e subito seccate per impedirne la fermentazione. Grazie a questo processo i principi attivi rimangono inalterati e si perde un po’ di teina.
Che questa bevanda fosse un toccasana, una specie di elisir di lunga vita, gli Orientali lo dicevano da secoli, tanto che in Oriente il tè (rigorosamente verde: quello nero, considerato di bassa qualità, lo riservano a noi Occidentali) è bevanda nazionale. Già nel 2700 a.C. si narra di un imperatore, bevitore di tè, che era solito mettere le foglie della pianta dentro una brocca di acqua calda dando così inizio a questa affascinante usanza.
Tante sono state le ricerche su questa bevanda ed i primi studi risalgono a più di dieci anni fa. Decine sono le ricerche pubblicate su riviste scientifiche di rilievo, da Jama (Journal of American Medical Association) a Lancet.
Uno degli ultimi interessanti sviluppi è stato lo scoprirne le stupefacenti proprietà anti-invecchiamento ed anti-cancro. Una piccola curiostà: la “pulce” nacque osservando la straordinaria longevità, in Oriente, delle donne che insegnano la cerimonia del tè e che quindi assumono molto più tè rispetto alla media. Inoltre, tra i ricercatori di tutto il mondo nacque quello che poi fu definito il “paradosso nipponico”: perché i Giapponesi, tra i più forti fumatori al mondo, si ammalano meno che altrove di tumore al polmone? Ciò è dovuto al potere dei componenti del tè verde, in particolare un tipo di costituenti fornisce i maggiori benefici per la salute: i polifenoli, in particolare delle catechine con potenti proprietà antiossidanti. Sembra, addirittura che un tipo di queste, le EGCG (epigallocate- chine-galato), abbia un potere antiossidante 20 volte più forte della vitamina E. Il segreto (fornitomi direttamente da un amico orientale) per prepararlo correttamente: mettere un paio di grammi di tè in fondo ad una tazza o teiera e riempirla con una parte di acqua fredda e una di acqua calda (l’acqua bollente deteriora le foglioline); lasciare in infusione per 2-4 minuti, filtrare ed aggiungere eventualmente miele o zucchero di canna, mai il latte perché la caseina in esso contenuta potrebbe neutralizzare i polifenoli. Quindi…. buona tazza a tutti!

Stravizi a tavola e il fumo possono accorciare la vita di 10 anni

Le cattive abitudini a tavola e il fumo possono accorciare al vita di ben 10 anni. Ricercatori di Oxford hanno pubblicato sul ‘British Medical Journal‘ i risultati di uno studio condotto 40 anni fa su 19.000 persone tra i 40 e i 69 anni  di cui sono state annotate le abitudini alimentari e se erano fumatori o no. Dopo questo tempo sono stati ricontrollati i dati di chi era ancora in vita e sulla morte di 13.501 di queste persone, calcolando che chi soffriva du colesterolo alto, pressione alta e fumava è vissuto in media 10 anni meno di chi non lo faceva. La media si alza a 15 anni se a questi fattori si aggiunge obesità e diabete. Spiega Robert Clarke, coordinatore dello studio: «Abbiamo dimostrato che un uomo che a 50 anni fuma e non tiene a bada colesterolo e pressione ha un’aspettativa di vita di 74 anni, mentre chi saggiamente rinuncia alle ‘bionde’ e ha sotto controllo gli altri due fattori di rischio può aspettarsi di vivere fino a 83 anni. I risultati di questo studio possono far comprendere alla gente che smettere di fumare, ridurre la pressione o far scendere l’ago della bilancia può tradursi in un’aspettativa di vita maggiore».

Una dieta ricca di grassi non fa sentire la sazietà

I grassi di troppo in un pasto non fanno passare l’appetito, anzi, lo provocano, bloccando gli ormoni che trasmettono al cervello il senso di sazietà. È ciò che ha scoperto uno studio di Deborah Clegg, dell’Università del Texas a Dallas, pubblicato sul “Journal of Clinical Investigation“. Lo studio è stato condotto nei topi, che dopo aver ingerito parecchi grassi hanno mostrato segni di squilibrio nel controllo della fame e nel senso di sazietà, continuando a mangiare per almeno tre giorni dopo l’abbuffata. L’acido palmitico, un tipo di grasso, è uno dei principali responsabili di questo meccanismo: «Normalmente il nostro corpo ci dice quando ne ha abbastanza, ma questo non accade nel caso di cibi particolarmente buoni – spiega Deborah Clegg – Abbiamo mostrato che l’intera chimica del cervello può cambiare in un brevissimo lasso di tempo. Insomma, quando si mangia un cibo molto ricco di grassi il cervello va in tilt e si diventa resistenti al messaggio che arriva da insulina e leptina». E addio moderazione a tavola.

Insicuri da bambini? C’è più rischio di essere obesi da adulti

Un bambino con poca autostima, insicuro o con preoccupazioni potrebbe diventare obeso in età adulta. È giunto a questa conclusione David Collier del King’s College di Londra in un articolo pubblicato sulla rivista BMC Medicine. Uno studio durato ben 30 anni ha tenuto d’occhio 6500 bambini sin dal 1970 che sono stati pesati prima e dopo lo studio ed a cui sono state misurate l’autostima, il controllo della propria vita, l’ansia e le preoccupazioni immotivate nell’infanzia attraverso dei test. È risultato che chi da piccolo ha avuto questi problemi in quantità maggiore ha poi guadagnato più peso e spesso è risultato obeso. Uno studio che dimostra che l’obesità non si combatte solo a tavola ma anche sotto l’aspetto psicologico.

Cioccolata: un aiuto contro mal di testa, infarto ed invecchiamento delle cellule

Il cioccolato ha effetti salutari sulle cellule infiammate per via dell’emicrania. È questo il risultato di uno studio presentato al Congresso internazionale sull’emicrania a Philadelphia, contrario a tutte le teorie presentate finora. In un ulteriore studio, pubblicato sul Journal of Internal Medicine di questo mese si dimostra che mangiare cioccolato più volte a settimana diminuisce il rischio di avere un secondo infarto. Inoltre la cioccolata è ricca di antiossidanti contro l’invecchiamento delle cellule anche se mangiarne troppa ne annulerebbe l’effetto a causa dei grassi e delle calorie. Teorie contrastanti, anche se il direttore dell’Istituto di prevenzione del cancro della Yale University ,David Katz è sicuro dei suoi benefici:«Il motivo per cui la si ama così tanto è perché stimola i centri del piacere del cervello, grazie alle xantine, un gruppo di sostanze chimiche, contenute anche nella caffeina. È un cibo magico, la cioccolata fondente molto più di quella al latte».

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