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	<title>Salute News &#187; Alimentazione</title>
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	<description>notizie dal mondo della medicina, benessere, estetica</description>
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		<title>Che cos&#8217;è la malattia celiaca, intolleranza al glutine</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 13:35:34 +0000</pubDate>
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Sono poche, oggigiorno, le persone che non conoscono la malattia celiaca o che non hanno qualche amico, parente o conoscente affetto da questa non rarissima intolleranza alimentare. La malattia celiaca, o intolleranza al glutine, è una malattia di vecchia conoscenza ma con una metodologia diagnostica giovane, nel senso che prima si pensava colpisse soprattutto i [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-143" title="celiaco" src="http://www.salutenews.com/wp-content/uploads/2009/12/celiaco.jpg" alt="celiaco" width="210" height="210" />Sono poche, oggigiorno, le persone che non conoscono la <strong>malattia celiaca</strong> o che non hanno qualche amico, parente o conoscente affetto da questa non rarissima intolleranza alimentare. La malattia celiaca, o intolleranza al glutine, è una malattia di vecchia conoscenza ma con una metodologia diagnostica giovane, nel senso che prima si pensava colpisse soprattutto i giovani mentre oggi sappiamo che si manifesta spesso nei soggetti adulti e viene anche riscontrata nei settantenni.<br />
<strong>È una malattia a forte componente genetica</strong>, nel senso che si trasmette ereditariamente, ed è legata all’effetto tossico di alcune componenti del glutine (gliadina, glutamina e prolina) sulla mucosa dell’intestino. Il glutine è la sostanza che rende l’impasto appiccicoso e permette la panificazione; esso si trova nel grano, nella segale e nell’orzo e in concentrazioni minori nell’avena, mentre le sopracitate frazioni tossiche non si ritrovano nel granturco, miglio o riso.<br />
Queste proteine tossiche si legano a recettori presenti sulle cellule intestinali e provocano una reazione autoimmune da parte dell’organismo che porta all’atrofia dei villi intestinali ed al conseguente malassorbimento di molte sostanze nutritizie. Da un punto di vista sintomatologico la celiachia generalmente si presenta con lievi dolori addomimali post-prandiali, diarrea e perdita di peso. Spesso è presente un’anemia sideropenia (cioè da carenza di assorbimento di ferro), astenia, e talvolta, nelle giovani donne, anche assenza delle mestruazioni; sono frequenti anche afte ed ulcerazioni della lingua e della mucosa della cavità orale. Alla diagnosi si arriva facilmente, basta infatti eseguire la ricerca nel sangue degli anticorpi specifici (Anti-Gliadina, Anti-Endomisio e Anti-Transglutaminasi).<br />
Peraltro <strong><em>esistono in commercio e quindi si trovano in farmacia degli autotest per la celiachia </em></strong>(cioè test eseguibili da soli, a casa) per la ricerca di anticorpi anti-transglutaminasi (che sono i più specifici). In caso di positività, bisogna eseguire una gastroscopia con prelievi bioptici nel duodeno per documentare il grado di atrofia dei villi intestinali. Se la diagnosi della celiachia è relativamente semplice lo stesso non si può dire della terapia che rappresenta il vero punto dolente della malattia. Infatti la terapia della celiachia, al momento, è solo dietetica ed in teoria relativamente facile: il paziente deve semplicemente evitare tutti i prodotti con il glutine e cioè grano, segale, orzo, ed in parte l’avena (pur essendo meno tossica). La realtà invece è che la dieta senza glutine è difficile perché i moderni processi di preparazione industriale prevedono l’aggiunta di glutine come additivo in molti alimenti in commercio.</p>


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		<title>Le proprietà del Tè, fonte di salute e benessere</title>
		<link>http://www.salutenews.com/le-proprieta-del-te-fonte-di-salute-e-benessere/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 20:38:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con l’arrivo dell’inverno e del freddo, consumare una tazza di tè caldo dà piacere e sollievo. Pochi sanno che il suo consumo è anche fonte di salute e di longevità. Il tè verde deriva dai germogli delle foglie della pianta “Camelia sinensis”, la stessa del tè nero che tutti conosciamo. Anzi, per la precisione, esistono [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-127" title="proprietate" src="http://www.salutenews.com/wp-content/uploads/2009/11/proprietate1.jpg" alt="proprietate" width="300" height="300" />Con l’arrivo dell’inverno e del freddo, consumare una tazza di tè caldo dà piacere e sollievo. Pochi sanno che il suo consumo è anche fonte di salute e di longevità. Il tè verde deriva dai germogli delle foglie della pianta “<strong>Camelia sinensis</strong><em>”, </em>la stessa del tè nero che tutti conosciamo. Anzi, per la precisione, <strong>esistono tre tipi di tè: nero, oolong e verde</strong>, classificati solo ed esclusivamente in base al tipo di lavorazione (in particolare differisce la durata della fermentazione delle foglie). Nel tipo “verde” le foglie, appena raccolte, vengono “lavate” a vapore e subito seccate per impedirne la fermentazione. Grazie a questo processo i principi attivi rimangono inalterati e si perde un po’ di teina.<br />
Che questa bevanda fosse un toccasana, una specie di elisir di lunga vita, gli Orientali lo dicevano da secoli, tanto che in Oriente il tè (rigorosamente verde: quello nero, considerato di bassa qualità, lo riservano a noi Occidentali) è bevanda nazionale. Già nel 2700 a.C. si narra di un imperatore, bevitore di tè, che era solito mettere le foglie della pianta dentro una brocca di acqua calda dando così inizio a questa affascinante usanza.<br />
Tante sono state le ricerche su questa bevanda ed i primi studi risalgono a più di dieci anni fa. Decine sono le ricerche pubblicate su riviste scientifiche di rilievo, da Jama (Journal of American Medical Association) a Lancet.<br />
Uno degli ultimi interessanti sviluppi è stato lo scoprirne le stupefacenti proprietà anti-invecchiamento ed anti-cancro. Una piccola curiostà: la “pulce” nacque osservando la straordinaria longevità, in Oriente, delle donne che insegnano la cerimonia del tè e che quindi assumono molto più tè rispetto alla media. Inoltre, tra i ricercatori di tutto il mondo nacque quello che poi fu definito il “paradosso nipponico”: perché i Giapponesi, tra i più forti fumatori al mondo, si ammalano meno che altrove di tumore al polmone? Ciò è dovuto al potere dei componenti del tè verde, in particolare un tipo di costituenti fornisce i maggiori benefici per la salute: i polifenoli, in particolare delle catechine con potenti proprietà antiossidanti. Sembra, addirittura che un tipo di queste, le EGCG (epigallocate- chine-galato), abbia un potere antiossidante 20 volte più forte della vitamina E. Il segreto (fornitomi direttamente da un amico orientale) per prepararlo correttamente: mettere un paio di grammi di tè in fondo ad una tazza o teiera e riempirla con una parte di acqua fredda e una di acqua calda (l’acqua bollente deteriora le foglioline); lasciare in infusione per 2-4 minuti, filtrare ed aggiungere eventualmente miele o zucchero di canna, mai il latte perché la caseina in esso contenuta potrebbe neutralizzare i polifenoli. Quindi…. buona tazza a tutti!</p>


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		<title>Stravizi a tavola e il fumo possono accorciare la vita di 10 anni</title>
		<link>http://www.salutenews.com/stravizi-a-tavola-e-il-fumo-possono-accorciare-la-vita-di-10-anni/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 13:00:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le cattive abitudini a tavola e il fumo possono accorciare al vita di ben 10 anni. Ricercatori di Oxford hanno pubblicato sul &#8216;British Medical Journal&#8216; i risultati di uno studio condotto 40 anni fa su 19.000 persone tra i 40 e i 69 anni  di cui sono state annotate le abitudini alimentari e se erano [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le cattive abitudini a tavola e il fumo possono accorciare al vita di ben 10 anni. Ricercatori di Oxford hanno pubblicato sul &#8216;<em>British Medical Journal</em>&#8216; i risultati di uno studio condotto 40 anni fa su 19.000 persone tra i 40 e i 69 anni  di cui sono state annotate le abitudini alimentari e se erano fumatori o no. Dopo questo tempo sono stati ricontrollati i dati di chi era ancora in vita e sulla morte di 13.501 di queste persone, calcolando che chi soffriva du colesterolo alto, pressione alta e fumava è vissuto in media 10 anni meno di chi non lo faceva. La media si alza a 15 anni se a questi fattori si aggiunge obesità e diabete. Spiega Robert Clarke, coordinatore dello studio: «Abbiamo dimostrato che un uomo che a 50 anni fuma e non tiene a bada colesterolo e pressione ha un&#8217;aspettativa di vita di 74 anni, mentre chi saggiamente rinuncia alle &#8216;bionde&#8217; e ha sotto controllo gli altri due fattori di rischio può aspettarsi di vivere fino a 83 anni. I risultati di questo studio possono far comprendere alla gente che smettere di fumare, ridurre la pressione o far scendere l&#8217;ago della bilancia può tradursi in un&#8217;aspettativa di vita maggiore».</p>


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		<title>Una dieta ricca di grassi non fa sentire la sazietà</title>
		<link>http://www.salutenews.com/una-dieta-ricca-di-grassi-non-fa-sentire-la-sazieta/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 23:11:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I grassi di troppo in un pasto non fanno passare l&#8217;appetito, anzi, lo provocano, bloccando gli ormoni che trasmettono al cervello il senso di sazietà. È ciò che ha scoperto uno studio di Deborah Clegg, dell&#8217;Università del Texas a Dallas, pubblicato sul &#8220;Journal of Clinical Investigation&#8220;. Lo studio è stato condotto nei topi, che dopo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I grassi di troppo in un pasto non fanno passare l&#8217;appetito, anzi, lo provocano, bloccando gli ormoni che trasmettono al cervello il senso di sazietà. È ciò che ha scoperto uno studio di Deborah Clegg, dell&#8217;Università del Texas a Dallas, pubblicato sul &#8220;<em>Journal of Clinical Investigation</em>&#8220;. Lo studio è stato condotto nei topi, che dopo aver ingerito parecchi grassi hanno mostrato segni di squilibrio nel controllo della fame e nel senso di sazietà, continuando a mangiare per almeno tre giorni dopo l&#8217;abbuffata. L&#8217;acido palmitico, un tipo di grasso, è uno dei principali responsabili di questo meccanismo: «Normalmente il nostro corpo ci dice quando ne ha abbastanza, ma  questo non accade nel caso di cibi particolarmente buoni &#8211; spiega Deborah Clegg &#8211; Abbiamo mostrato che l&#8217;intera chimica del cervello può  cambiare in un brevissimo lasso di tempo. Insomma, quando si mangia un  cibo molto ricco di grassi il cervello va in tilt e si  diventa resistenti al messaggio che arriva da insulina e leptina». E addio moderazione a tavola.</p>


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		<title>Insicuri da bambini? C&#8217;è più rischio di essere obesi da adulti</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 09:52:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un bambino con poca autostima, insicuro o con preoccupazioni potrebbe diventare obeso in età adulta. È giunto a questa conclusione David Collier del King&#8217;s College di Londra in un articolo pubblicato sulla rivista BMC Medicine. Uno studio durato ben 30 anni ha tenuto d&#8217;occhio 6500 bambini sin dal 1970 che sono stati pesati prima e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un bambino con poca autostima, insicuro o con preoccupazioni potrebbe diventare obeso in età adulta. È giunto a questa conclusione David Collier del King&#8217;s College di Londra in un articolo pubblicato sulla rivista <em>BMC Medicine</em>. Uno studio durato ben 30 anni ha tenuto d&#8217;occhio 6500 bambini sin dal 1970 che sono stati pesati prima e dopo lo studio ed a cui sono state misurate l&#8217;autostima, il controllo della propria vita, l&#8217;ansia e le preoccupazioni immotivate nell&#8217;infanzia attraverso dei test. È risultato che chi da piccolo ha avuto questi problemi in quantità maggiore ha poi guadagnato più peso e spesso è risultato obeso. Uno studio che dimostra che l&#8217;obesità non si combatte solo a tavola ma anche sotto l&#8217;aspetto psicologico.</p>


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		<title>Cioccolata: un aiuto contro mal di testa, infarto ed invecchiamento delle cellule</title>
		<link>http://www.salutenews.com/cioccolata-un-aiuto-contro-mal-di-testa-infarto-ed-invecchiamento-delle-cellule/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 15:56:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il cioccolato ha effetti salutari sulle cellule infiammate per via dell&#8217;emicrania. È questo il risultato di uno studio presentato al Congresso internazionale sull&#8217;emicrania a Philadelphia, contrario a tutte le teorie presentate finora. In un ulteriore studio, pubblicato sul Journal of Internal Medicine di questo mese si dimostra che mangiare cioccolato più volte a settimana diminuisce [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il cioccolato ha effetti salutari sulle cellule infiammate per via dell&#8217;emicrania. È questo il risultato di uno studio presentato al Congresso internazionale sull&#8217;emicrania a Philadelphia, contrario a tutte le teorie presentate finora. In un ulteriore studio, pubblicato sul Journal of Internal Medicine di questo mese si dimostra che mangiare cioccolato più volte a settimana diminuisce il rischio di avere un secondo infarto. Inoltre la cioccolata è ricca di antiossidanti contro l&#8217;invecchiamento delle cellule anche se mangiarne troppa ne annulerebbe l&#8217;effetto a causa dei grassi e delle calorie. Teorie contrastanti, anche se il direttore dell&#8217;Istituto di prevenzione del cancro della Yale University ,David Katz è sicuro dei suoi benefici:«Il motivo per cui la si ama così tanto è perché stimola i centri del piacere del cervello, grazie alle xantine, un gruppo di sostanze chimiche, contenute anche nella caffeina. È un cibo magico, la cioccolata fondente molto più di quella al latte».</p>


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		<title>È l&#8217;amigdala la responsabile delle &#8220;abbuffate&#8221; a tavola</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 22:41:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Matthew Will ed il suo team del College of Arts and Science dell&#8217;università del Missouri ha decodificato cosa spinge gli uomini a mangiare per &#8220;gola&#8221;, cioè a mangiare anche quando non si ha fame. Il colpevole delle abbuffate è l&#8217;amigdala basolaterale. «L&#8217;amigdala rilascia gli oppioidi, delle sostanze chimiche euforizzanti che portano all&#8217; iper-consumo di cibo», [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Matthew Will ed il suo team del College of Arts and Science dell&#8217;università del Missouri ha decodificato cosa spinge gli uomini a mangiare per &#8220;gola&#8221;, cioè a mangiare anche quando non si ha fame. Il colpevole delle abbuffate è l&#8217;amigdala basolaterale. «L&#8217;amigdala rilascia gli oppioidi, delle sostanze chimiche euforizzanti che portano all&#8217; iper-consumo di cibo», si legge nel suo articolo sulla rivista &#8220;Behavioral Neuroscience&#8221;. «Quando hanno davanti una invitante coppa di gelato, gli uomini sono programmati per assaporarla fino in fondo anche se sono sazi. Ma disattivando l&#8217;amigdala basolaterale l&#8217;impulso ad abbuffarsi dettato dal palato si blocca». Nell&#8217;esperimento infatti, alcuni topi a digiuno da 24 ore rifiutavano il cibo anche se continuavano a cercarlo.</p>


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		<title>Le scelte alimentari delle famiglie sono influenzate dal lavoro dei genitori</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 13:58:21 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[La qualità e la varietà dei pasti della famiglia media italiana sono fortemente influenzati dalle condizione di lavoro dei genitori impiegati a tempo pieno. È il risultato a cui sono giunti i ricercatori della Cornell University (Usa) diretti da Carol Devine, pubblicato sul &#8220;Journal of Nutrition Education and Behaviour&#8220;. Su un campione di 25 genitori [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La qualità e la varietà dei pasti della famiglia media italiana sono fortemente influenzati dalle condizione di lavoro dei genitori impiegati a tempo pieno. È il risultato a cui sono giunti i ricercatori della Cornell University (Usa) diretti da Carol Devine, pubblicato sul &#8220;<em>Journal of Nutrition Education and Behaviour</em>&#8220;. Su un campione di 25 genitori si è constato che le condizioni lavorative influenzano le abitudini alimentari. Le mamme saltano la propria colazione pur di conciliare turni e pasti in famiglia, mentre i papà saltano i pasti, ricorrono al <em>Take away</em> o ai piatti già pronti oppure mangiano direttamente alla scrivania del lavoro, anche se molti dicono che è difficile trovare piatti salutari a prezzi contenuti nelle vicinanze del posto di lavoro. Al contrario chi ha condizioni lavorative migliori si può permettere mangiare a casa, magari riunito con la famiglia e piatti migliori anche al lavoro.</p>


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