Allergia da polline, un problema in aumento, cosa fare?

allergiapollineSono cresciute quasi del 100% le allergie da polline negli ultimi 20 anni nel mondo; esse, oltre a rappresentare un concreto problema sanitario e socio-economico, a causa dei costi diretti (legati alla prevenzione e alla terapia), ed indiretti (giornate di assenza da scuola o dal lavoro), hanno un forte impatto sulla qualità della vita. Con l’arrivo della primavera, molte persone accusano rinite, caratterizzata da starnuti, ostruzione nasale, prurito, produzione di muco acquoso; congiuntivite, che si manifesta con prurito oculare, lacrimazione, sensazione di “sabbia” negli occhi; asma, che può presentarsi con tosse stizzosa, affanno, respiro col “fischietto”. Tali patologie, che insorgono in particolari periodi dell’anno, vengono anche dette “pollinosi”, e si distinguono per il loro carattere stagionale, dalle allergie agli allergeni perenni,tra i quali i più frequenti sono acari della polvere, muffe o epiteli di animali, pur essendo possibile la contemporanea presenza dei due tipi di sensibilizzazione nella stessa persona.

Non tutte le famiglie e le specie di piante hanno la stessa importanza dal punto di vista allergologico; le piante anemofile, ossia quelle che affidano al vento il trasferimento dei granuli pollinici, sono le principali responsabili di manifestazioni allergiche, in quanto liberano grandi quantità di polline: ad esempio è stato calcolato che un platano produce mediamente 15- 20 miliardi di granuli pollinici in un anno.

I pollini che in Italia hanno maggiore importanza allergologica provengono da piante erbacee come le Graminacee, le Urticacee (Parietaria, Ortica), le Composite (Ambrosia, Artemisia) e da alcuni tipi di alberi come le Betulacee (Betulla, Ontano), le Corilacee (Nocciolo, Carpino), le Oleacee (Olivo, Frassino, Ligustro), le Cupressacee (Cipresso comune, Cipresso dell’Arizona), le Fagacee (Faggio, Quercia, Castagno). La fioritura delle varie piante ha una successione stagionale, per cui la composizione dei pollini nell’aria varia nei diversi mesi dell’anno. Genericamente si può dire che gli alberi sono i primi a fiorire: nel periodo invernale, compreso tra gennaio e marzo, si possono rilevare elevate quantità di polline di Cipresso, (il cui ruolo come allergene in Italia è progressivamente in aumento), di Nocciolo, Betulla ed Ontano; il periodo primaverile, compreso tra aprile e giugno, è invece tipicamente dominato dal polline delle Graminacee e dell’Olivo, che sono tra gli allergeni pollinici più frequentemente responsabili di allergia; infine il picco pollinico delle Composite è compreso tra agosto e settembre. Un caso particolare è rappresentato dalla pollinazione della Parietaria che, pur avendo un doppio picco in primavera ed in  autunno, si protrae in realtà nell’Italia centromeridionale per tutto il corso dell’anno, a causa del clima particolarmente mite.

Un ruolo importante è rivestito anche dalle condizioni metereologiche: il caldo e l’aria secca favoriscono l’emissione del polline, la cui concentrazione è maggiore nelle giornate ventose; viceversa il freddo e l’umidità ne ritardano l’emissione e la pioggia ne riduce la concentrazione favorendone la deposizione al suolo; questo implica che la stagione pollinica delle diverse specie vegetali può subire delle modificazioni da un anno all’altro. In Italia esiste una rete di monitoraggio dei pollini allergenici, creata dall’Associazione Italiana di Aerobiologia (AIA), che produce settimanalmente dei bollettini e delle proiezioni per la settimana successiva, relativi alle diverse aree climatiche.

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