Gengive sanguinano spesso Gengivectomia e Gengivoplastica per Risolvere

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La salute dei denti è molto importante, occorre fare attenzione e mantenerli sani. Per fare ciò occorre prima di tutto una corretta igiene orale, quotidiana , con giusti movimenti e tempi adeguati. Ancora per la salute dentale occorre recarsi dal dentista per visite di controllo ed eventuali ” trattamenti ai denti ”  .

Le principali malattie dei denti

  • La carie, che è una malattia che distrugge il dente, che deve essere assolutamente curata quanto prima. Il dentista provvederà a eliminare tutta la parte infetta del dente e quindi a coprire i buchi provocati dalla carie con le otturazioni .
  • Ancora un altra malattia dentale molto comune è quella parodontale, che è una malattia che colpisce i tessuti che sostengono il dente. Generalmente la causa di questa malattia è la placca batterica.
  • Un altro problema molto comune , che riguarda la bocca in generale è sicuramente l’alitosi. Le cause di questo disturbo sono molteplici, come il tipo di alimentazione, fumo, problemi intestinali, carie, ecc. Se questo disturbo è molto frequente e duraturo si consiglia di rivolgersi ad uno specialista.
  • Ancora altri problemi dentali sono l’eccessiva sensibilità . La sensibilità dentale può essere molto fastidiosa è può essere causata da poca igiene orale, o da igiene orale fatta in modo scorretto, da spazzolini troppo aggressivi con setole troppo dure, dall’assottigliamento dello smalto, ecc. Anche in questo caso se il problema persiste a lungo è consigliabile rivolgersi dal dentista.
  • Molto comune è anche la pulpite, che è un’infiammazione della polpa di origine batterica che fa parte delle malattie paradontologiche. La maggior parte delle malattie dentali comunque è causata da poca igiene orale, o da igiene orale fatta in modo sbagliato, per questo è importantissimo non trascurare questo fattore. Il nostro consiglio quindi è che oltre a non trascurare il fattore igiene orale, recatevi dal dentista almeno una volta all’anno per una visita di controllo.

gengive sanguinanti

Inoltre recatevi dal dentista anche quando avvertite dolore per periodi abbastanza lunghi, quando le gengive sanguinano spesso, quando soffrite di alito cattivo o sapore sgradevole, quando i denti si muovono, gengive gonfie o arrossate.  Ricordiamo poi che i problemi alle gengive spesso derivano da problemi ai denti, in questo caso occorre recarsi dal dentista specializzato nel settore.

Il dentista specializzato nelle cure delle gengive

Per quanto riguarda le cure delle gengive ad occuparsene è un dentista specializzato nel settore. Questo si occupa delle malattie delle gengive e dei tessuti di supporto, effettua interventi terapeutici e chirurgici sul periodonto. Gli interventi chirurgici hanno lo scopo di rimuovere il tartaro, dalle tasche gengivali che si sono formate, hanno lo scopo di diminuire ed assottigliare le tasche gengivali.

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Se si sono formate delle tasche, ma l’osso di  supporto è ancora sano, il dentista specializzato eseguirà una gengivectomia, che consiste nell’asportazione del tessuto gengivale, dopo aver eliminato le tasche.

La gengivectomia è solo una tra le diverse possibilità terapeutiche, un’alternativa è la gengivoplastica, attraverso la quale si da una nuova forma alle gengive. Un altro intervento che serve per curare la periodontite avanzata è la chirurgia a lembo. Con questa tecnica le incisioni nella gengiva creano un lembo che può essere allontanato dalle radici dei denti in modo che il dentista potrà rimuovere il tessuto infettato e ridare forma alla gengiva.

Diciamo in generale che la prevenzione  è sempre la migliore cura per le malattie ( gengivali e non ), per questo è importante recarsi dal dentista per visite di controllo , infatti cosi potrà curare i vostri problemi di routine dei primi stadi della periodontite con  estrema facilità, con interventi e cure molto molto semplici.

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Cosa fare per le Braccia Cadenti e Flaccide I Rimedi

In estate è impossibile nascondere le braccia flaccide, segno del tempo che passa, ma anche di una perdita repentina di peso. In inverno possiamo salvarci, perchè coperte dagli abiti, ma durante la bella stagione proprio no. Se indossiamo abitini, top, canotte si vedono in maniera palese. Urge, dunque,
trovare un rimedio rapido almeno per il problema estetico numero uno, la perdita di tonicità.

I rimedi sono diversi e passano dalla chirurgia estetica ad esercizi fisici per rassodare le braccia. La soluzione più duratura? Gli esercizi specifici, da iniziare ora per vedere i risultati nel tempo. La più veloce? Quella offerta dalla medicina estetica che restituisce grandi risultati specie se i cedimenti  della pelle sono in fase iniziale.

Un rimedio soft, che non prevede l’intervento del bisturi chirurgico, è rappresentato dai fili biostimolanti in PDO (polidiossanone). Si tratta di un materiale che si riassorbe in maniera naturale ed è impiegato per i fili di sutura, usato spesso in ortopedia. I più efficaci sono quelli “bi” o “tridimensionali”, ossia corredati di piccoli “dentini”, che una volta posizionati con aghi sottilissimi (indolori), si “ancorano” sottopelle.

Si ottiene un effetto tensore che, al tempo stesso, stimola la produzione di collagene ed elastina. I
risultati si vedono dopo circa una settimana e durano fino a 8-10 mesi. Quando non è una situazione che risolve in maniera definitiva il problema, ma può tamponare il problema. Si può uscire ed esporsi al sole già dopo il primo giorno dall’ intervento.

ESERCIZI braccia flaccide

Dobbiamo protgeggere gli eventuali piccoli ematomi che si sono formati con una crema solare con Spf 50+. Il costo è di circa 700-800 euro per entrrambe le braccia.

Quando il cedimento è molto deciso, ai fili biostimolanti si possono  associare altri trattamenti. Per esempio la radiofrequenza monopolare, che rassoda la pelle per 4-5 mesi grazie a un flusso di calore che stimola i fibroblasti a produrre il collagene e ad “accorciare” le fibre della pelle. Così la parte appare subito più tonica. Anche in questo caso puoi andare al sole dopo pochi giorni dall’ultima seduta;
costa circa 150 € a trattamento.

Un’altra tecnica efficace è la biorigenerazione con plasma ricco in piastrine (PRP) e fattori di crescita isolati dal tuo sangue (basta un prelievo), trattati e re-iniettati per ringiovanire i tessuti. Con un’unica seduta ottieni un’evidente tonificazione che dura 6-7 mesi circa. Un trattamento che però richiede un po’ di pazienza: prima di esporti al sole devi aspettare almeno due settimane.
Costo: intorno ai 500 €.

Esercizi per tonificare le braccia

possiamo anche organizzarci da sole con un po’ di costanza e pazienza eseguendo degli esercizi mirati quotidianamente.

Pancia a terra, parti con le mani più larghe delle spalle, la sinistra sulla mini fitball. Contrai addominali e
glutei per allineare la schiena e, piedi puntati, sollevati da terra spingendo con le braccia. Guarda in basso, per non comprimere il collo. Quindi piega e distendi le braccia: 4 volte per braccio,
invertendo la palla, per 2 serie. Poi aumenta a 5 + 5 per 3.

braccia flaccide

A 40 anni massima attenzione ai tricipiti. Sono i muscoli del braccio che tendono a rilasciarsi con
più facilità creando l’effetto tendina. Perciò dovete contrastare la diminuzione della massa magra,
cioè delle fibre muscolari, fenomeno fisiologico verso i 45-50 anni. L’esercizio migliore?
Le distensioni per i tricipiti con la palla oppure le flessioni.

Sdraiata sulla schiena, impugna la palla con entrambe le mani, braccia distese verso l’alto,
perpendicolari alle spalle, ginocchia piegate e sollevate (a). Piega i gomiti portando la palla alla fronte per poi distendere di nuovo le braccia (b). Attenzione: si muove solo l’avambraccio. Ripeti 15 volte per 4 serie.

Oppure sedetevi, schiena appoggiata allo schienale, utilizzando un piccolo peso da 2 kG distendete il braccio dietro di voi per far lavorare i tricipiti.

Attrezzi e Libri consigliati

 

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Terapia incentrata sulla compassione Cos’è e come Può Aiutare

Si chiama TFC, acronimo di Terapia Focalizzata sulla Compassione, in inglese Compassion Focused
Therapy (CFT), ed è una forma di supporto psicologico sviluppata da uno psicologo inglese che nasce dalla CBT (terapia cognitivo-comportamentale). Non si tratta di qualcosa legato alla “new age”, ma di una vera e propria terapia supportata da tantissimi studi. Per approfondimenti c’è il libro del professor Paul Gilbert che ha sviluppato la disciplina: La terapia focalizzata sulla compassione. Caratteristiche distintive.

E’ infatti stato scoperto che coltivare compassione è associato a cambiamenti nel funzionamento del cervello, miglioramenti nel sistema immunitario, riduzioni delle emozioni negative e incremento di quelle positive, oltre a una maggiore motivazione nell’impegnarsi in ciò che la maggior parte della gente trova difficile.

Lo ricorda anche il Dalai Lama: “se vuoi che gli altri siano felici, fai pratica di compassione, se vuoi essere felice tu stesso, fai pratica di compassione”. Vedi libro

dalai lama terapia della compassione

Che cos’è la Scienza della Compassione

è costruita sull’ampia scienza mentale, ed è quindi influenzata dalla comprensione dei nostri modi di soffrire e guidata dalla psicologia dell’età evolutiva, dalla neuroscienza e neuropsicologia e dalla psicologia sociale, dello sviluppo e dell’evoluzione.

Fondamentale è il modo in cui alcune emozioni sono legate a sensazioni di calore, cura e contentezza, spesso cruciali nel processo di regolazione dello stress e della sofferenza.

Grazie a ricerca e terapia si è scoperto che questi tipi di emozioni associate, stimolate dalla compassione per gli altri e per noi stessi, possono svilupparsi in contesti sicuri, di crescita e di relazioni affettuose. Ciò va bene per coloro che vivono questo tipo di relazioni, ma coloro che non ne hanno possono riscontrare problemi a godersi le cure e il supporto degli altri, oppure a essere gentili e premurosi verso loro stessi nei momenti di bisogno. Queste persone hanno dunque difficoltà a gestire lo stress e i dolori della vita.

La Terapia incentrata sulla compassione aiuta le persone a diventare i migliori amici di sé stessi; seguire la CFT equivale ad avere una terapia di coppia con l’Io più profondo. Incoraggia ad avere relazioni diverse con i propri pensieri e permette di comprendere meglio come funziona il cervello.

A chi può essere utile

può aiutare persone che soffrono di bassa autostima, che sono altamente critiche con se stesse e che non hanno trovato giovamento con la psicoterapia.Ha successo anche con persone che soffrono di patologie varie quali depressione, disordini alimentari, stress post traumatico e ansia.

La CFT va oltre il pensiero e arriva alle emozioni.  Invece di gestire i sentimenti più complessi con la logica, la CFT incoraggia a confrontarsi con le proprie difficoltà con empatia e comprensione, insegnando a tollerare lo stress. Allo stesso tempo, mostra come la gentilezza e la cura sono segni di coraggio e non di debolezza, invogliando ad aiutare sé stesse ma anche gli altri.

Come funziona la terapia

Alcuni psicologi insegnano tecniche di respiro per aiutare i pazienti a rilassarsi a livello mentale e fisico, per essere poi in grado di osservare e riconoscere le proprie emozioni. Un esercizio che viene usato è quello di incoraggiarli a immaginare un maestro compassionevole che può aiutarli a essere più comprensivi verso sé stessi e a navigare tra le sfide delle loro vite.

Ad esempio si può pensare di pensare a tutti quegli insegnanti o istruttori che sono stati gentili e motivanti e quelli che non sono stati né premurosi né di aiuto, affinché decidano a quale vogliono assomigliare per sé stessi. È importante immaginare qualcuno che sia di supporto, positivo e da sprone,
perché quella sarà l’immagine che richiameranno quando avranno bisogno di cura e stimoli.

Durante le sessioni i pazienti sono aiutati a comprendere perché sono arrivati a quel punto guardando al loro passato senza però giudicare. Tra una sessione e l’altra, i pazienti sono incoraggiati a riflettere su ciò di cui hanno parlato, per poi trovare le strategie che permetteranno loro di gestire qualsiasi
difficoltà in futuro

Per approfondimenti:

Sito dell’ Università americana di Stanford che ha un intero dipartimento dedicato allo studio di questa materia: http://ccare.stanford.edu/#2

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Ginocchio Gonfio cosa Fare Rimedi e Cure

Quando il ginocchio si presenta gonfio significa che, dentro o fuori l’articolazione si è verificato un versamento, ossia un accumulo di liquido in eccesso. Questa condizione si può presentare in diverse modalità: può insorgere rapidamente o progressivamente, può creare problemi di movimento e dolore oppure essere del tutto innocua.

Quali sono le cause che provocano il gonfiore al ginocchio?

L’eziologia di questa condizione è multifattoriale, di seguito vi elencherò le cause più frequenti con le rispettive caratteristiche.

  • Traumatica. Dopo qualsiasi trauma l’articolazione sviluppa un’eccessiva quantità di liquido, che rientra nei meccanismi di riparazione del tessuto leso. A questo evento corrisponde sempre la presenza di dolore e una riduzione della mobilità del ginocchio. A seconda dell’entità del trauma e del tipo di struttura danneggiata, il gonfiore può essere di colore rossastro o trasparente, e può iniziare a formarsi già dalle prime ore dall’accaduto o dopo qualche giorno.

ginocchio gonfio

1) Nel primo caso la tumefazione è generata da un’emartrosi, ovvero da sangue accumulato all’interno dell’articolazione, che provoca un ginocchio dal gonfiore intenso, di colore rossastro e caldo al tatto. È il caso delle fratture (frattura delle spine tibia, frattura della rotula, frattura del piatto tibiale, ecc..), delle lesioni dei legamenti (come la lesione del legamento crociato anteriore ), lesione completa del menisco, o di forti contusioni.

2) Nel secondo caso il versamento si sviluppa dopo qualche giorno, solitamente la funzione dell’articolazione non è eccessivamente limitata e anche il dolore è di intensità lieve. Si tratta di un aumento del liquido sinoviale (lo si capisce anche dal fatto che la parte gonfia non è di colore rossastro), che generalmente è causata da un trauma leggero, come una contusione, una distorsione oppure una microlesione della parte interna del menisco che avendo uno scarso apporto di sangue quando si danneggia non sanguina molto.

  • Patologie reumatiche : come l’artrosi l’artrite reumatoide o la gotta (ne soffrono 300.000 persone in Italia, fonte ministero della  Salute). Sono patologie caratterizzate dalla presenza di una condizione infiammatoria e vi ricordo che il gonfiore è uno dei cinque segni caratteristici dell’infiammazione. Nel caso dell’artrosi, il gonfiore può essere maggiore nel lato più danneggiato (ad esempio nel caso di un ginocchio valgo artrosico avremo una maggiore tumulazione laterale).
  • Interventi chirurgici: come l’impianto di una protesi, la ricostruzione dei legamenti crociati, o l’asportazione di un menisco lesionato.
  • Cisti di Baker: in questo caso il gonfiore riguarda la parte posteriore del ginocchio, e può raggiungere le dimensioni di una palla da tennis!
  • Stile di vita sedentario. Succede soprattutto in tarda età, e in concomitanza con altre patologie. In questi casi il gonfiore ha un’insorgenza lentissima, riguarda entrambi le ginocchia e molto spesso risultano gonfie anche le gambe e le caviglie.
  • Infiammazione del corpo di Hoffa o Hoffite: è un’infiammazione di un cuscinetto adiposo che si trova nella parte anteriore del ginocchio sotto la rotula. In questo caso si ha un gonfiore proprio in prossimità della rotula.
  • Infezioni: sono molte le patologie che possono produrre tumefazione al ginocchio come la sifilide, la tubercolosi, la brucellosi ecc.. tutte condizioni che ormai non sono molto diffuse in Italia.
  • La malattia di Lyme.
  • Artrite settica.artrite ginocchio

Come si cura?

Come diciamo sempre ai nostri pazienti, esistono delle linee guida ma la cura è specifica per ogni paziente, e viene elaborata tenendo conto di numerosi fattori come: il tipo di trauma o di patologia, l’età del paziente, la sua storia clinica ecc…

Nel caso di gonfiore al ginocchio a seguito di un infortunio, il protocollo d’intervento consigliato dalla Medicina dello Sport segue l’acronimo inglese RICE, che significa:

  • REST (Riposo);
  • ICE ( ghiaccio) applicazione di ghiaccio nella sede del dolore, nelle prime ore è consigliabile applicarlo per un tempo massimo di 30 minuti per ogni ora. Ricordatevi di interpretare un panno tra la cute e il ghiaccio, onde evitare ustioni.
  • COMPRESSION (Compressione) bendaggio compressivo dell’articolazione;
  • ELEVATION (elevazione) tenere l’atto elevato per favorire il drenaggio.

Fisioterapia adeguata per il ginocchio gonfio

Esistono degli strumenti di terapia fisica che sono molto efficaci per ridurre edemi ed ematomi, ad esempio in questo Centro di Fisioterapia a Roma ci sono i migliori, ognuno specifico per ogni tipo di problematica. Ve li elenco di seguito:

  • Hilterapia o Laser ad alta potenza
  • Tecarterapia
  • Pompa Diamagnetica CTU.

Questi mezzi fisici sono sempre integrati da trattamenti manuali, esistono infatti delle tecniche drenanti di massaggio ( come il linfodrennaggio ) che stimolano il sistema linfatico nel drenaggio dell’edema.

Se avete un ginocchio gonfio, contattateci al più presto, sarete in ottime mani!

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Couperose e rossori Cosa FARE i Rimedi naturali

La couperose è un termine francese che indica il rossore che compare su guance, zigomi è naso, e che forma un disegno chiamato ad “ali di farfalla” . La zona in cui compare provoca formicolio, prurito, calore ma soprattutto un inestetismo poco piacevole da mostrare. Un problema che colpisce moltissime persone , la reazione cutanea compare o tende ad accentuarsi in alcune situazioni . Ad esempio dopo i pasti, dopo il consumo di alcolici, a causa di forti sbalzi di temperatura, specie quando si passa dal caldo al freddo o per stress emotivi.

Le cause della Couperose

il rossore è provocato dallo sfiancamento di vasi sanguigni, più precisamente dalle piccole vene capillari delle guance e del naso, e dall’infiammazione dei tessuti circostanti. Con il passare del tempo , infatti, le piccole vene coinvolte nel rossore perdono la loro elasticità e tendono a rimanere dilatate , creando infiammazione è mancanza di nutrizione alla cute.

couperose rimedi

La barriera protettiva si altera, diventando più vulnerabili al sole , specie dei suoi raggi più caldi, gli infrarossi, che dilatano i vasi sanguigni, del vento e del freddo e dei batteri.
Ecco perché chi soffre di questa patologia non deve esporsi al sole nelle ore calde o comunque mettere una crema protettiva solare durante il giorno. Per non impoverire il film Idro lipidico sono sconsigliati i piercing e i detergenti aggressivi per la pulizia del viso.

Le cause comunque non sono ancora del tutto note, si pensa siano coinvolta una tendenza alla fragilità dei vasi venosi e ad uno stato infiammatorio del tessuto legato al sistema immunitario, oppure agli acari della pelle.

Quando compare

Può presentarsi in qualsiasi età, ma si presenta più di frequente intorno ai trent’anni. Riguarda soprattutto coloro che hanno un fototipo della pelle di tipo uno, 2,3 ovvero pelle chiara, capelli biondi o castani o rossi e occhi azzurri. Oppure in generale che ha la pelle molto sensibile. Se le zone restano arrossate modo continuo la pelle si altera allora si parla di rosacea.

I cosmetici adatti per la couperose

Dobbiamo utilizzare prodotti che hanno formulazioni di assoluta sicurezza, analoghe a quelle per pelli sensibili e reattive. Che abbiano principi attivi che agiscono sui capillari con ingredienti che aiutano a ristrutturare la barriera cutanea della sua funzionalità.

Possiamo utilizzare prodotti che nascondano rossore ma non solo nella fase del trucco. I cosmetici di trattamento sono in genere nelle linee complete, di cui fanno parte latte o gel per la detersione delicata, creme viso leggeri o emulsioni da giorno, creme da notte ristrutturanti, sieri speciali.

Cosa fare per combattere la Couperose

L’intervento con laser a luce plusata aiuta sicuramente a rendere meno evidente il rossore.
La pelle di chi soffre di questa paleontologia bisogno di sostanze specifiche.

Idratanti: si utilizzano acido ialuronico, pantenolo o pro vitamina B5, che anche antinfiammatorio ristrutturante, magari associato ad allantoina o glicerina.

Gli antiossidanti: sono le vitamine C e D è la cosiddetta P che realtà è un complesso di flavonoidi con una potente attività antiossidante.

Gli antinfiammatori: sono principi attivi che inibiscono la produzione dei mediatori biochimici che fanno dilatare i capillari in caso di stress come i polisaccaridi delle alghe marine.

Gli estratti naturali: possiamo utilizzare il ginko biloba all’azione antiossidante, l’ echinacea e la centella asiatica.

Rimedi naturali

Il mirtillo nero ricco di Antocianosi di che aiutano a rinforzare le cellule delle pareti delle vene dei capillari.

Il Rusco o Pungitopo ricco di Ruscogenina vasocostrittore di capillari che ne riduce la dilatazione così come la liquirizia è il meliloto. La rutina, un flavonoide presente nella cosiddetta vitamina P.
L’ippocastano e semi di vite rossa ricchissimi di flavonoidi che difendono i capillari e ne contrastano la loro fragilità.

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I cibi che aiutano a combattere le Rughe

Siamo quello che mangiamo e non c’è parte migliore del proprio viso per dimostrare il nostro passato. Il volte restituisce tutto, se abbiamo avuto una vita faticosa, se siamo stressati, se abbiamo lavorato tanto e soprattutto se abbiamo mangiato male, il volto rivelerà rughe e segni del tempo. E’ importante quindi assumere cibi giusti, sani che aiutano anche a mantenere una pelle sana e che possa portare ad un ringiovanimento del viso in maniera naturale.

La dieta per la Pelle

non è un segreto per nessuno ed ormai è cosa risaputa. I cibi naturali, poco lavorati sono i migliori. Una dieta ricca di vitamine e di altre sostanze antiossidanti sono alleate della pelle perché agevolano la produzione del collagene, la proteina responsabile dell’ elasticità cutanea. Inoltre rallenta gli effetti nocivi dei radicali liberi conseguenza soprattutto di stress, inquinamento e raggi solari.

Già dopo i 25 anni cala la produzione del coenzima Q10, la pelle rallenta il suo ricambio cellulare, avviando il processo di invecchiamento, cui si aggiunge il fotoaging con l’esposizione cronica ai fattori esterni nocivi.

Ogni giorno dobbiamo quindi assumere alimenti ricchi di vitamina C. Oltre a essere un potente antiossidante, in grado di limitare i danni dei radicali liberi, ha un ruolo fondamentale in molte funzioni dell’organismo, compresa la sintesi e la produzione del collagene e dell’elastina.

cibi per la pelle

Ma quanta ne serve quotidianamente? La dose di riferimento è 80 milligrammi al giorno, può essere assunta anche attraverso questo integratore che si trova in offerta altrimenti sono sufficienti 100 grammi di verdure, soprattutto peperoni, spinaci, broccoletti, pomodori che ne contengono in grandi quantità (a patto, però, di consumarle crude, o cotte a bassa temperatura, meglio al vapore, perché la vitamina C è molto sensibile al calore che la disperde in buona parte) o di frutta acidula come kiwi, arance, ananas, fragole e ciliegie. Quindi se vi fate una spremuta di arance, bevetale subito altrimenti la vitamina si disperde nell’ aria. Basta quindi bere una spremuta o mangiare un frutto la mattina e a metà pomeriggio e prevedere un piatto di verdure a completamento dei pasti principali.

Anche la Vitamina A è importante. Migliora la consistenza rendendo la pelle più elastica e contribuisce a mantenere salde le giunzioni dermo-epidermiche, donandole un aspetto più tonico .La quantità giornaliera raccomandata è 800 microgrammi al giorno e si raggiunge mangiando due uova oppure una porzione di pesce o ancora preparando sughi per la pasta e macedonie rispettivamente con verdura e frutta di colore giallo-arancione, ricche di carotenoidi, precursori della vitamina A come il betacarotene, di luteina e di licopene. Di quest’ultimo è ricco il pomodoro, in particolare quando viene cotto a bassa temperatura e per un lungo periodo di tempo.

Bene anche il lavoro della vitamina E che aiuta a rallentare l’invecchiamento delle cellule, contrastando
i radicali liberi e mantenendo la pelle più elastica. Per la giusta scorta quotidiana sono sufficienti due o tre cucchiai al giorno di olio extravergine di oliva o qualche spuntino con frutta secca a guscio: una piccola manciata di arachidi, quattro o cinque mandorle e due o tre noci.

Ottime alleate della pelle sono poi tutte le vitamine del gruppo B che la mantengono idratata, combattono gli effetti dannosi di radicali liberi sulle cellule, favorendone il ricambio e rallentandone l’invecchiamento.

Abbandonare gli stili di vita sbagliati

via le sigarette, l’alcool, l’esposizione eccessiva al sole. Fare movimento o sport tutti i giorni, possibilmente all’ aria aperta. Poca carne, specialmente rossa, lasciate gli zuccheri che danno vita al fenomento della glicazione.

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Autoabbronzanti, spray o creme meglio del sole e delle lampade

autoabbronzantiNon c’è dubbio che l’abbronzatura ci fa sentire bene, in salute, con un colorito ambrato o dorato appariamo in forma e con una pelle sana e lucente. Con l’arrivo della bella stagione è tutta una corsa ai primi bagni di sole o alle lampade solari, demonizzate però da tutti i dermatologi. Una valida alternativa è rappresentata dagli autoabbronzanti, prodotti estetici in spray o crema che “colorano” la pelle dando l’idea di un’abbronzatura naturale. Ci sono di tante marche, Collistar, Kiko e si possono acquistare anche online su Amazon

C’ è chi li usa per una serata speciale oppure ci sono coloro, come Renzo Arbore, che non fanno mistero di non poter rinunciare all’ uso quotidiano dell’ autoabbronzante. Il sole fa male, invecchia la pelle in maniera precoce, provoca scottature, nelle ore di punta non si può prendere, le lampade d’altronde fanno ancora peggio ecco quindi che la crema autoabbronzante può risultare essere la soluzione ideale per avere sempre un colorito sano.

Come funzionano le creme autoabbronzanti:
si tratta di prodotti estetici contenenti il Dihydroxyacetone (DHA) , derivato dallo zucchero di canna ed utilizzato da più di 40 anni per colorare la parte superficiale del derma (strato corneo).Questo principio attivo produce un effetto simile o uguale al colore dell’ abbronzatura, solitamente crea danni perchè non agisce in profondità. C’ da ricordare che gli autoabbronzanti non proteggono dai raggi Uv, non devono essere quindi utilizzati per un’esposizione solare.

Le concentrazioni di DHA nelle creme autoabbronzanti possono variare dal 2,5 al 10% (mediamente è del 3-5%). Ovviamente più e alta maggiore sarà l’effetto “bronze”.

Qual’è l’autoabbonzante migliore?
Sul mercato quasi tutte le migliori marche di cosmesi propongono in catalogo la loro crema autoabbronzante: Collistar, Johnson’s, la linea Maybelline di L’Oreal, Sisley, Lierac, Nivea, Garnier, Avon, Bottega Verde ecc. dire quale sia la migliore non è facile.Se siete alla ricerca di un buon abbronzante in questi giorni, vi consigliamo di acquistarne uno della Collistar all’interno di una profumeria Ethos: così facendo parteciperete al concorso “Con i Solari Collistar Voli a Formentera”. In palio non soltanto il volo, naturalmente, ma anche un soggiorno di una settimana, per due persone, in un confortevole hotel di Formentera.

Il risultato finale ottenuto dai preparati autoabbronzanti varia da individuo ad individuo e dalla tecnica di applicazione.
Ci vuole molta pazienza ed un po’ di pratica per capire la quantità giusta di crema da applicare. La lozione va stesa bene ed in maniera uniforme e spesso va fatta asciugare anche 30 minuti prima di ottenere l’effetto desiderato. Solitamente va applicato più prodotto nelle parti secche perchè la pelle ne assorbe di più (ad esempio i gomiti) e meno nelle zone sottili, come il contorno occhi.

Gli effetti dell’autoabbronzante durano solitamente da 8 a 12 ore, se non si effettuano risciacqui, docce o bagni possono mantenersi anche per diversi giorni.

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