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Aumentare il seno con le cellule staminali

aumentosenostaminaliFino a poco tempo fa per aumentare il seno non c’era scampo, bisognava ricorrere alla mastoplastica. Operazione chirurgica, incisioni con bisturi ed impianto delle protesi, saline o di silicone. Dagli Stati Uniti, patria della chirurgia estetica, arriva la notizia sulla possibilità di aumentare il volume del seno tramite il proprio grasso che, prelevato da alcune parti del proprio corpo e opportunamente trattato con cellule staminali,  viene “traslocato” sul petto dove manca. Per la verità questa tecnica non è nuova, sono tanti anni che la scienza ci prova, sarebbe un sogno per moltissime donne, risolvere due problemi in un sol colpo, asciugare le gambe e aumentare il decoltè. Il problema è sempre stato solo uno: l’adipe prelevato e poi reimpiantato veniva riassorbito in poco tempo dal corpo. Quindi addio all’ aumento del volume del seno.

L’azienda che sembra aver risolto il problema del riassorbimento del grasso è la Cytori Therapeutics che ha brevettato il suo metodo chiamandolo Celution. I ricercatori della Cytori nei loro test hanno prelevato cellule staminali adulte dagli stessi pazienti, centrifugate e mischiate insieme al grasso prelevato con liposuzione. Questo adipe trattato è stato successivamente iniettato nel seno delle pazienti che avevano subito una mastectomia. Il risultato dopo alcuni mesi è sembrato incoraggiante con lo spessore del seno incrementato in maniera significativa.
Il metodo della Cytori è già disponibile in molti paesi del mondo, incluso il nostro. Test con successo si sono avuti in Inghilterra e Giappone. La cattiva notizia però è che il sistema Celution non è stato approvato dall’autorità sanitaria statunitense FDA, quindi in Usa non può essere commercializzato. Quella buona è che ci sono studi che mettono in mostra i buoni risultati della CAL (cell assisted lipotranfer). Altra cattiva notizia è che l’aumento del seno con le cellule staminali non può essere utilizzato da tutte le donne. C’è bisogno infatti di un buon donatore, ovvero il paziente deve avere una buona quantità di grasso prelevabile dal proprio corpo. Donne magre non possono utilizzare il metodo proposto dalla Cytori. In ogni caso i prezzi della mastoplastica con le cellule staminali dovrebbero aggirarsi sui 5mila euro o poco più.

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Che cos’è e a cosa serve il Pap Test Thin Prep

paptestLa diffusione del PAP TEST ha ridotto significativamente la mortalità per cancro cervicale; oggi esistono nuove tecnologie per renderlo più efficace e sicuro come il Thin Prep (Pap Test su strato sottile). II Thin Prep – Pap Test è l’unico metodo di citologia approvato dall’FDA statunitense come “significativamente più efficace rispetto al tradizionale pap striscio cervicale”. II test così concepito aumenta la sensibilità della diagnosi precoce; inoltre, dallo stesso campione, possono essere eseguiti ulteriori approfondimenti diagnostici, quali quelli per l’HPV, responsabile del 97% dei tumori del collo dell’utero. Che cos’è l’HPV? E’ un infezione virale molto comune con la quale la maggior parte delle donne viene a contatto in un certo momento della vita. Se le anomalie cellulari vengono rilevate precocemente il trattamento ha successo nel 100% dei casi. II test dell’HPV, proprio perchè è in grado di evidenziare il virus prima che si sia sviluppato un tumore, consente di identificare con grande anticipo i casi a rischio e garantisce una prevenzione ottimale.
II test è raccomandato in particolare alle donne tra i 25 e i 64 anni di età. A tutte le età invece, come ricordano le maggiori società scientifiche del settore, compresa la Società Italiana di Colposcopia (SICPCV), il test HPV è indicato per chiarire in particolare l’esito di un Pap-test DUBBIO. Alcuni sottotipi di HPV hanno maggiori probabilità di causare il cancro cervicale; questi sottotipi possono essere determinati dal Thin Prep campione. La combinazione di Thin Prep e Dna Pap garantisce il 99,9% di correre un rischio quasi nullo di avere o di sviluppare un tumore del collo dell’utero. A differenza del Pap Test tradizionale, dove solo una parte delle cellule prelevate viene strisciata su vetrino, con il Thin Prep Pap Test tutti i tipi di cellule della cervice sono presenti in quantità adeguate, aumentando la qualità del vetrino. Nel Thin Prep, una volta effettuato il prelievo, il medico competente sospende le cellule in un flacone contenente un liquido conservante anzichè strisciarle su vetrino. II flacone viene poi inviato in laboratorio, dove un apposito strumento allestisce il campione eliminando i materiali interferenti (cellule infiammatorie, batteri, sangue). Le cellule sono trasferite su un vetrino in monostrato (strato sottile). Idealmente il momento migliore per eseguire un Thin Prep è due settimane dopo la fine del flusso mestruale. Donne in post-menopausa possono eseguire il loro esame in qualsiasi momento nel corso del mese. Ricerche cliniche su migliaia di donne hanno dimostrato che il Thin Prep aumenta l’identificazione delle cellule precancerose.

I POSSIBILI RISULTATI DEL PAP-TEST Thin Prep SONO:
• nessuna lesione intraepiteliale neoplasica;
• lesione benigna o reattivo ripartiva delle
cellule;
• cellule squamose atipiche di significato
incerto (ASCUS). Cellule anomale che non
sono chiaramente pre-cancerose. Campioni
di Thin Prep – PapTest con ASCUS
sono poi analizzati per individuare la presenza
di sottotipi di HPV;
• alto rischio sottotipi HPV. Le donne con
ASCUS e alto rischio HPV richiedono una
più stretta valutazione.
• basso rischio sottotipi di HPV. Non si ha
in questo caso una progressione verso i
tumori del collo dell’utero;
• cellule ghiandolari atipiche di incerto
significato (AGCUS);
• basso grado lesione intraepiteliale
squamosa (LGSIL);
• HGSIL: lesioni intraepiteliali squamosa
di alto grado (lesioni precancerose);
• carcinoma.

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Il trattamento laser con la luce pulsata per l’acne

lucepulsataacneIl trattamento laser con la luce pulsata Ipl (acronino inglese di Intense Pulsed Light) non viene utilizzato solo per l’acne, ma anche per eliminare emangiomi, macchie scure sulla pelle, danni provocati dal sole, per rimuovere tatuaggi ,per la couperose, per la fotoepilazione-eliminazione dei peli, nonchè per la rimozione di piccole cicatrici.
Di cosa si tratta? E’ un laser particolare, non viene utilizzato come in chirurgia per rimuovere tessuti o per eseguire delle incisioni cutanee, che agisce con luce intermittente-pulsata, su diverse lunghezze d’onda (il range varia da 500 a 1200 nanometri), tutte personalizzabili dall’ operatore che interagisce con il macchinario. Il laser tradizionale lavora esclusivamente su una lunghezza d’onda predeterminata e fissa. Proprio la personalizzazione del laser, impostando anche il ritardo degli impulsi, permette al medico di lavorare meglio, andando profondamente nel derma, eradicando comedoni e pustole alla radice. Il trattamento con il laser a luce pulsata può essere utilizzato per tutti i tipi di acne, da quello più grave di tipo cistico al più lieve e per tutti i fototipi di pelle (da tipo 1 a tipo 6 riferiti a soggetti con carnagione nera). Generalmente dovrebbero essere sufficienti 4/5 sessioni da effettuare a distanza di 2/3 settimane una dall’ altra (negli adulti le distanze si possono aumentare a 4/6), come consigliato qui nel sito della Palomar, una delle aziende che produce i macchinari per il trattamento luce pulsata.
Gli adulti generalmente hanno bisogno di meno sedute rispetto agli adolescenti ma richiedono intervalli tra un trattamento e l’altro più lunghi, anche di 1-3 mesi. Possono pure esserci dei peggioramenti alla fine delle sedute con sviluppi di papule e cisti, a quel punto deve essere variata l’intensità della luce pulsata del laser.
Altre controindicazioni: leggere scottature e arrossature dopo i trattamenti, specialmente nei fototipi con pelle chiara.
Precauzioni: l’esposizione al sole deve essere evitata durante tutto il periodo della cura, anche successivamente secondo le indicazioni del medico.
I costi del laser con la luce pulsata vanno dai 100 ai 300 euro a seduta, dipende dall’ estensione della zona da trattare e dal tipo di trattamento.

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Prevenzione è il primo passo per la lotta al morbo di Parkinson

esamiparkinsonNell’ultimo decennio la lotta al morbo di Parkinson ha fatto grandissimi passi in avanti e oggi si può tranquillamente affermare che la malattia è tenuta sotto controllo molto meglio rispetto al passato. Essendo disponibili terapie varie ed efficaci, la diagnosi precoce del morbo di Parkinson riveste un importanza fondamentale per preservare la qualità della vita di chi ne è affetto. E’ ben noto che la malattia di Parkinson è una patologia del sistema nervoso centrale conseguente alla morte di alcune cellule nervose, situate in una zona profonda del cervello denominata sostanza nera, per cause non ancora note. Queste cellule producono un neurotrasmettitore, chiamato dopamina, responsabile dell’attivazione di un circuito che controlla il movimento. Con la riduzione di almeno il 50 per cento di tali cellule, viene a mancare un’adeguata stimolazione dei recettori, cioè delle stazioni di arrivo del circuito.
La patologia si manifesta più frequentemente tra i 40 ed i 60 anni ma interessa anche i giovani: in Italia infatti sono circa 20 mila le persone al di sotto dei 40 anni colpite da questo disturbo neurologico. Con il termine Parkinsonismo si indica invece sia la malattia di Parkinson sia tutte le sindromi che per molti aspetti le assomigliano, ma in realtà non lo sono.
La malattia di Parkinson è caratterizzata da tre sintomi classici: rigidità, tremore e bradicinesia (lentezza nei movimenti), ai quali si associano altri sintomi primari tra i quali disturbi dell’equilibrio, impaccio nell’andatura, modificazioni posturali.
Per la diagnosi di malattia di Parkinson la visita neurologica rappresenta il primo “passo” ed anche il più importante. Essa si svolge in due fasi: nella prima, anamnesi, vengono raccolte le notizie riguardanti la storia del paziente, le eventuali patologie presenti nei familiari, le abitudini di vita, il tipo di lavoro svolto ed i sintomi avvertiti dal paziente; nella seconda fase il Neurologo visita il paziente ricercando alcuni segni caratteristici della malattia. Nel corso della visita è possibile porre il sospetto diagnostico di Malattia di Parkinson.
Importante per la diagnosi è la valutazione della risposta alla terapia. A tal proposito, nella pratica clinica, vengono effettuati test farmacologici utilizzando farmaci specifici come l’apomorfina oppure la levodopa; nel corso di tali test si esegue una valutazione della agilità nell’esecuzione di alcuni compiti motori prima e dopo la somministrazione del farmaco. Se il miglioramento osservato è significativo, il test viene considerato positivo. Nel percorso diagnostico della patologia sono importanti alcuni esami radiologici, quali TAC o RM encefalo, che consentono di escludere altre patologie del cervello responsabili degli stessi disturbi. In alcuni casi selezionati, nei quali sussistono dubbi sulla diagnosi, sono disponibili gli esami funzionali (danno informazioni sul funzionamento dell’encefalo): gli studi PET e SPECT consentono di valutare il grado e la distribuzione della morte cellulare. La SPECT con DAT Scan, viene eseguita in alcuni casi selezionati, per agevolare la diagnosi di malattia di Parkinson e differenziarla dai parkinsonismi cosiddetti “secondari” cioè con una causa identificabile (es. farmaci).
In futuro, probabilmente, un semplice prelievo di sangue potrà agevolare la diagnosi; sono in corso di studio infatti alcuni markers biologici il cui dosaggio permetterà di accertare la diagnosi e di monitorare nel tempo la malattia di Parkinson.

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Smettere di fumare aumenta la possibilità di avere il diabete

smetteredifumareSmettere di fumare può aumentare il rischio di sviluppare il diabete, lo rivela una ricerca effettuata da un’equipe dell’Università Johns Hopkins.I fumatori non dovrebbero utilizzare la notizia come una scusa per mantenere il vizio, hanno comunque dichiarato gli autori dello studio pubblicato ieri sulla rivista Annals of Internal Medicine.
I medici dovrebbero aiutare chi abbandona le sigarette a gestire il loro peso e a considerare l’utilizzo di una terapia sostitutiva alla nicotina, che smussa in ogni caso quella tendenza ad aumentare di peso dopo la cessazione del fumare“, dicono i ricercatori guidati dal dottor Hsin-Chieh.
Il messaggio è chiaro: smettete di fumare ma attenzione al peso.

Yeh ed i suoi colleghi hanno studiato i dati provenienti da quasi 11.000 persone di età compresa tra 45 e 64 nel corso di un periodo di nove anni. Coloro che hanno smesso di fumare dai 3 ai 5 anni prima che la ricerca iniziasse hanno avuto l’80% in più di probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2. Il pericolo di sviluppare il diabete è però diminuito col tempo. Persone che hanno smesso di fumare da sei a nove anni prima dello studio avevano una probabilità del 54 per cento più alta di sviluppare il diabete.
Tra gli uomini, quelli che avevano più di 60 anni e che fumavano più di 20 sigarette al giorno quando hanno smesso sono ingrassati di  4 chili, presentando 3/4 volte un rischio maggiore di sviluppare il diabete rispetto a quelli che non avevano mai fumato. Per le donne il rischio più elevato di sviluppare il diabete  dopo aver smesso di fumare è stato di 2,7 volte più alto rispetto alle non fumatrici.
Lo studio è stato finanziato dal US National Heart, Lung and Blood Institute e la US National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases.

ricerca originale in inglese

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